venerdì 26 settembre 2014

Notturno svelato.

Era veramente da una vita che mi stavo chiedendo chi fosse l'autore di quella che era, illo tempore, la sigla di chiusura dei programmi televisivi dei bei tempi andati, almeno per noi vecchi matusa, per fortuna ci ha pensato un concerto dell'attuale orchestra Rai diretta da Pietro Mianiti, con la partecipazione, nella 2^ parte, del pianista Danilo Rea, avvenuto il 3 settembre all'Auditorium "Toscanini", in occasione del 60° anniversario dall'inizio ufficiale delle trasmissioni televisive italiane, tutto dedicato alle sigle televisive "storiche" di Mamma Rai, trasmesso in differita televisiva il 25 su Rai 5 (nota stonata: ma perchè farne coincidere la messa in onda, proprio con la quasi contemporanea diretta su Radiotre, del primo dei concerti della nuova stagione dell'orchestra? Mistero!), a risolvere questo ed altri piccoli misteri che ci attanagliavano il cervello, fin dalla più tenera età. Si trattava, per l'appunto, di un brevissimo notturno, composto appositamente per la bisogna, da un certo Roberto Lupi, fiorentino (chissà perchè mia madre si ostinava a confonderlo con quello di Martucci, del tutto diverso e ben più esteso). E che dire del celeberrimo "intervallo", caratterizzato dall'immagine fissa di un gregge di pecore (chissà mai perchè tale scelta? Velata allusione ad una certa propensione nostrana?), con in sottofondo la toccata (originale per clavicembalo, arrangiata a suo tempo per sola arpa e successivamente riarrangiata nell'attuale veste, appositamente per questo concerto) per arpa (solista Margherita Bassani) ed archi in la magg. di Pietro Domenico Paradisi (io però ricordo al posto delle pecore, talvolta, anche una serie di immagini panoramiche di varie città italiane, con una musica più lenta, credo fosse una sonata sempre originariamente per clavicembalo di Haendel, trascritta appositamente anch'essa per arpa, ma qui il mistero permane), sulla cui effettiva paternità mi sono trovato talvolta a disquisire in precedenza? Tutto sommato è stato un concerto insolito ed intrigante, diretto efficacemente da Mianiti (nonostante qualche confusione, a tratti, a livello di appiombo ritmico, da parte dell'orchestra), anche se con una prima parte, quella dedicata ai brani di musica classica utilizzati dalla tv (comprendente il finale dal 4° atto del "Guglielmo Tell" di Rossini - usato come sigla dell'inizio delle trasmissioni -, l' aria sulla 4^ corda, dalla suite n.3, di Bach - sigla di "Quark" -, estratti dal poema sinfonico, ovvero la parte finale da "Les Préludes" di Lizt - sigla di "Almanacco" - , la suddetta toccata di Paradisi, la "danse russe" da "Petrouchka" di Stravinski - sigla dell'omonima trasmissione, guaardacaso condotta proprio da quel Michele Dall'Ongaro, autore della presentazione del concerto -) , forse un po' troppo breve, omettendo almeno una "citazione" del "Sacre" stravinskiano (precisamente la "danza degli adolescenti", tratta dalla prima parte del balletto: "L'adorazione della terra"), utilizzato come sigla di "Orizzonti della scienza e della tecnica", e del primo movimento del 2° concerto per pianoforte ed orchestra di Rachmaninov, impiegato per "La storia siamo noi". Per contro, nella seconda parte, dedicata alle sigle e intersigle appositamente realizzate per la tv, il più delle volte non ne veniva menzionato l'autore originario, a parte Nino Rota per "Il giornalino di Giamburrasca" e Fiorenzo Carpi per "Pinocchio", oltre a un vago accenno per Ennio Morricone e Gervasio (a parte il fatto che, fra gli autori di sigle di quel periodo, figuravano anche Carlo Alberto Pizzini, Egisto Macchi e Giorgio Gaslini, se non erro). Peccato, si è persa un'occasione, mi sarebbe tanto piaciuto di sapere quali erano gli autori di "Carosello", "Rischiatutto", "Canzonissima", "Settevoci", "Studio Uno", "Tv7", "Mixer", "Tribuna Politica", "Chi l'ha visto?", "Indietro tutta!" (da quel che ho capito, pare che la parte vocale del "Cacao Meravigliao" fosse originariamente interpretata da Leda Cortellesi), "Scaramouche" (Domenico Modugno), "Ufo robot", "Spazio 1999", "Sandokan", "Il segno del comando", "Telegiornale", "Le previsioni del tempo" (Claude-Achille Debussy), "Almanacco del giorno dopo", "90° minuto", citando alla rinfusa, anche se in realtà questa seconda parte era organizzata in 4 sezioni distinte, collegate fra di loro dalle improvvisazioni jazzistiche (in una di queste, mi è parso di avvertire anche una brevissima citazione del 3° movimento del concerto per pianoforte di Gershwin) complessivamente niente affatto malvagie di Danilo Rea (la suddivisione esatta era la seguente, in 4 miscellanee tematiche alternate alle libere improvvisazioni di Rea: - Il varietà: Studio uno / Canzonissima / Sette voci / Indietro tutta!; - Le trasmissioni storiche: Tv Sette / Rischiatutto / Chi l'ha visto? / Almanacco del giorno dopo / Mixer / Tribuna politica / 90° minuto; - I grandi sceneggiati e non solo: Sandokan / Il segno del comando / Pinocchio / Il giornalino di Gianburrasca / Scaramouche / Ufo robot / Spazio 1999; - Le intersigle: Telegiornale / Carosello / Che tempo fa / La tv dei ragazzi / Eurovisione / Fine delle trasmissioni) , a parte alcuni "svolazzi" di troppo, il quale alla fine ne ha concessa un'ulteriore come bis (basata sulla celebre canzone di Mina, "Parole, parole, parole", sigla della trasmissione televisiva del 1972, "Teatro Dieci", ma anche con una citazione finale della -censuratissima all'epoca - canzone di Fabrizio De André, "Bocca di rosa"), a cui ha fatto seguito l'ulteriore bis di orchestra e direttore che hanno ripetuto, a furor di pubblico, "Ufo robot / Spazio 1999". Sopportabili le presentazioni del logorroico Michele Dall'Ongaro ed un bravo all'arrangiatore responsabile delle trascrizioni ed elaborazioni, presente in sala con la moglie, Andrea Ravizza, che ha messo insieme il materiale musicale di questa 2^ parte del concerto, piuttosto vario ed eterogeneo, conferendogli una certa credibilità e dignità esecutiva. Mi limito a rammentare, per quelli di scarsa memoria o che non avessero visto o assistito al concerto che, la sigla di inizio trasmissioni televisive, era costituita da un'arrangiamento per sola orchestra (forse ad opera del direttore d'orchestra Mario Rossi?) del finale dal "Guillaume Tell" di Rossini, che la sigla di "Almanacco" era tratta da "Les Préludes" di Lizt, che quella dell' "Eurovisione" è tutt'ora il "Te Deum" di Marc-Antoine Charpentier, quella di "Quark" è la celeberrima "aria sulla 4° corda" dalla suite n.3 di Bach, quella di "Petrushka" è ovviamente tratta dall'omonimo balletto stravinskiano. Allargando la faccenda anche alle trasmissioni radiofoniche, nessuno si ricorda più della sigla di "Tutto il calcio, minuto per minuto" su Radiouno, costituita da un brevissimo frammento del poema sinfonico "Rugby", di Honegger? Ragazzi, che nostalgia! Mi sovvengo ora degli sceneggiati televisivi "Cristoforo Colombo" e "Michelangelo", con le musiche di Ritz Ortolani, del fatto che quelle composte per il celebre documentario di Sergio Zavoli su un convento di suore di clausura, realizzato verso la fine degli anni '50, erano nientepopodimenoché di Ildebrando Pizzetti.... / P.S.: penso che non sarebbe un'idea affatto malvagia, se ci si decidesse ad immettere in commercio in video, sotto forma di bd o dvd, questo bel concerto dedicato alle sigle storiche della televisione, stante l'evidente gradimento sia del pubblico in sala che, successivamente, anche del pubblico radiotelevisivo, testimoniato anche dagli sms giunti a Radiotresuite, la sera di San Silvestro, dopo la differita radiofonica. Ascoltando l'intervista telefonica fatta precedentemente alla messa in onda, da parte del conduttore al direttore d'orchestra, Pietro Mianiti, da una frase di quest'ultimo, ne ho dedotto che, anno più anno meno, deve avere all'incirca la stessa età anagrafica dello scrivente, quasi cinquantatreenne, ma guarda un po'...  

domenica 14 settembre 2014

Un pateracchio ibrido o (S)concerto del 2 agosto in Piazza Maggiore.

D'accordo che quest'anno ricorresse il ventennale del "Concorso Internazionale di Composizione 2 Agosto", che si volesse rimarcarlo facendo qualcosa di diverso dal solito, aggiungendo alla consueta diretta su Radiotre e relativa differita televisiva su Rai Tre, anche la diretta televisiva su Rai 5 (con replica la domenica pomeriggio e ripresa in alta definizione), solo che il risultato finale mi è parso uno strambo ibrido fra "Concerto del 2 Agosto", "Il Cinema Ritrovato" e "Cinema sotto le stelle" (guardacaso prolungantesi, proprio quest'anno, per la prima volta, fino al 14 agosto, anzichè terminare come al solito, il 30 luglio), snaturando così il carattere originario della manifestazione, già peraltro snaturatasi parecchio per conto suo, in precedenza. A sottolineatura di ciò, basti pensare che il direttore d'orchestra esibentesi quella sera, assieme all'orchestra del Comunale, stavolta trattavasi proprio di quel Timothy Brock, aduso alle colonne sonore dei film del passato, tanto più che, sfogliando l'opuscolo del programma della serata di sabato 2 agosto, si evince chiaramente che il tutto avveniva sotto l'egida della Cineteca di Bologna. E già, perchè come sottolineato dalle note introduttive del programma vergate da Fabrizio Festa, direttore artistico della manifestazione, il tema proposto ai concorrenti di quest'anno, era incentrato sulla relazione fra le immagini in movimento e la musica, pensate che originalità! A parte il fatto che 'sinfonizzare', come brano introduttivo, fuori concorso, una canzone di Claudio Lolli (tipico sottoprodotto del più becero cantautorato pseeudo-impegnato sinistrorso, ma quanto mi stanno sulle balle questi cavoli di cantautori, "impegnati" soprattutto a rimpinguarsi il portafoglio, alla facciaccia di noi poveri disgraziati!), "Piazza, bella piazza", con l'arrangiamento e l'orchestrazione di tal Michele Corcella (fra gli ex vincitori del suddetto concorso, credo), a commento di immagini estratte da un breve documentario del '74 sulla tragedia dell'Italicus, mi sembra una fantozziana "cagata pazzesca", tantopiù che all'ascolto, si capiva che l'orchestra sinfonica, in un tale scombinato contesto, ci stava letteralmente come i cavoli a merenda, inoltre ravvisai già nelle prove del concerto, svoltesi la sera prima in piazza, un retrogusto nauseantemente sanremese (e difatti ti leggo nell'opuscolo che, la voce solista, un certo Mario Rosini del quale non sapevo alcunchè, o beata ignoranza, nel 2004 si sarebbe classificata al 2° posto proprio al famigerato Festival di San Remo, poveri noi!). Anzi, la sera prima del concerto, proprio durante le prove, senza volerlo, commisi una gaffe, della quale peraltro non mi dolgo minimamente, poichè parlando col mio cosiddetto  "vicino di poltrona", dissi chiaro e tondo che, secondo me ai membri (!) dell'Associazione Familiari delle Vittime del 2 agosto, non importava un fico secco delle musiche che vengono eseguite, stante la loro totale incompetenza in materia, ma che presenziavano alla cerimonia unicamente per motivi politici d'immagine, salvo rendermi conto, a posteriori, che avevo parlato proprio con uno di loro, comunque sia non me ne pento affatto! Se penso anzi al clima generale da becera scampagnata che ha attanagliato sovente questa manifestazione in passato, rammento alcune dirette allucinanti su Radiotre, quando abitavo a Cesena, con sottofondo di bambini strillacchianti e strombazzamenti e berciamenti vari; in particolare, nel '97 mi sembra, ai tempi della giunta Guazzaloca, sentir proferire, ai microfoni di Radiotre, dall'allora vice-sindaco Salizzoni, la frase: "Stiamo 'festeggiando' (anche in questo caso, senza volerlo, con questa 'gaffe' stava dicendo la verità) la ricorrenza della strage del 2 agosto, cioè volevo dire 'celebrando'...", veramente una chicca sublime che esemplifica l'autentica essenza della manifestazione, poichè, diciamocela veramente tutta, delle vittime non gliene frega un accidente a nessuno, ma tanto è tutto nella norma! Ma veniamo alla musica, complessivamente gradevole ma nulla più, nei limiti intrinseci di una onesta colonna sonora, dei 3 brani vincitori del concorso, peraltro non c'è molto da dire al riguardo, vista la modestia dell'assunto. Effettivamente, il 'migliore' della serata, se così si può dire, è risultato il brano, 1° classificato, del compositore polacco Beniamin Baczevski (classe 1991), che accompagnava un bislacco cortometraggio orrorifico muto "colorato" francese del 1907, "Le spectre rouge", di 9 minuti, una sciocchezzuola gradevole ma niente di più, brano che dimostrava, rispetto agli altri 2, almeno una maggior 'grinta' compositiva, pur con certi scimmiottamenti alla "James Bond/John Barry", gli altri, di piacevolezza ancora più ordinaria e slavata, erano del francese Matthieu Lechovski, 3° classificato (classe 1978), tipica musica della serie "carino ma dimenticabile", per il cortometraggio comico italiano del 1913, in bianco e nero, "Duello allo Schrappnell", di 10 minuti, altra non più che gradevole sciocchezzuola cinefila/cinofila d'antàn, ed infine il brano, dal titolo "Atticus", dello statunitense Kyle Hnedak, 2° classificato (classe 1993), per il cortometraggio di animazione "astratta" (sic!) computerizzata "Basmati" (nulla a che vedere con l'omonimo riso, purtroppo, anzi, a differenza di quest'ultimo, decisamente indigesto!), della durata di 5 minuti ("La brevità, gran pregio!", come dice uno dei personaggi de "La bohéme"), credo anch'esso realizzato appositamente per l'occasione (e non certo prodotto nel 1907, come erroneamente indicato nel programma, dalle cui note, tronfie ed enfatiche, si evince facilmente che trattasi comunque di una 'boiata pazzesca'!), musica che, dopo un inizio discretamente intrigante, non mantiene quanto promesso nel prosieguo, banalizzandosi e impoverendosi alquanto. Arriviamo così al brano conclusivo della serata, anch'esso fuori concorso, anzi, un "progetto" (e che palle, non ne posso veramente più dell'abuso che si fa di tale parola, sorta di foglia di fico per giustificare tutte le più riprovevoli castronerie!!!!), come ci si premura di specificare nell'opuscoletto del programma, definiamola pietosamente una sorta di composizione collettiva, ad opera dell'ennesimo, sedicente gruppuscolo di "pseudo-ricerca elettronica", denominato MaterElettrica, "impreziosita", si fa per dire, nuovamente, dall'apporto del prezzemolino sanremese Rosini, ovviamente in prima (ed ultima, statene certi!) assoluta, a supporto delle immagini di un altro brutto cortometraggio di animazione "astratta" (arisic!) computerizzata (sarò io che non ne capisco un'acca?), dal titolo "Flames", pure questo in prima/ultima assoluta, che, visto il consesso di "ingegni" chiamato a realizzarlo, volendo usare un pietosissimo eufemismo, si può solo dire che la montagna ha partorito un topolino, smunto, smagrito e miserello, per giunta, sia riguardo al filmato che alla musica! Quanto all'orchestra ed al direttore, una volta detto che la resa esecutiva dell'intero concerto era adeguata alla bisogna, si è detto veramente di tutto e di più! / Nel pomeriggio di domenica 3, dopo aver visto la replica televisiva del concerto su Rai 5, mi sono sciroppato anche il susseguente documentario sul ventennale della manifestazione, in realtà un semplice montaggio di spezzoni di concerti degli anni precedenti, che mi confermavano il livello alquanto altalenante della manifestazione, con frequenti e preoccupanti cadute verso il basso, senza che da tutto ciò ne sia mai partorito uno straccio di capolavoro assoluto, al massimo si è talvolta giunti a qualcosa di gradevolmente decoroso, ma nulla più, costante essendo la cronica mancanza di qualsivoglia originalità stilistica da parte di tutti i compositori partecipanti, ma forse, visto l'assunto di partenza, sarebbe impossibile pretendere altrimenti! Di sicuro, l'unica cosa che accomuna tutti i brani eseguiti nell'arco di un ventennio, è che la loro 'prima assoluta' è stata anche l'ultima, non potendo essere altrimenti, il che la dice tutta sulla effettiva validità di tale manifestazione! Soldi, pubblici e non, come sempre buttati e tutto sempre stramaledettamente nella norma, ma in fondo, ce lo meritiamo anche, branco di beoti incompetenti che altro non siamo! E vai col becerume! Così è l'Italia e così vanno le cose anche in quel di Bologna!         

sabato 6 settembre 2014

Sentieri selvatici e antipastini vari.

Non si può considerare un vero e proprio cineconcerto, quello avutosi la sera di mercoledì 16 luglio in Piazza Maggiore, a Bologna, nell'ambito della rassegna "Sotto le stelle del Cinema", poichè la parte prettamente "musicale" si riduceva a una sorta di antipasto, di una ventina di minuti scarsa, ad un lungo documentario/intervista su un vecchio campione automobilistico della Formula Uno, sul quale sorvolo. L' "antipasto", per l'appunto, era costituito dal cortometraggio "Le ballet mécanique" di Fernand Léger (Francia/1924), per il quale il compositore americano George Antheil scrisse la musica, peraltro già vistosi qualche anno fa nella stessa sede, con la differenza che allora la partitura venne eseguita nella revisione orchestrale del 1952, dall'orchestra del Comunale diretta da Timothy Brock, mentre nella presente occasione si è fatto ricorso alla versione originale per organico ridotto con l'apporto del complesso "Sentieri Selvaggi" diretto da Carlo Boccadoro. Anzi, a voler essere pignoli, con un organico per la verità anche più ridotto dell'originale, come confermato dalla cartolina "accompagnatoria" distribuita, come usuale, ben prima dell'inizio dello spettacolo, poichè la partitura originale prevederebbe 16 pianoforti a rullo, un gruppo di percussioni, 2 pianoforti "normali", 1 sirena, eliche d'aereo e campanelli elettrici, mentre l'effettivo organico impiegato in questa occasione si riduceva a 4 pianoforti, percussioni (2 xilofoni, 1 glockenspiel, 5 timpani, 2 campane elettriche, 1 gong, 1 piatto, 1 tamburo militare, 1 triangolo, 1 wood block, 1 tenor drum e 1 gran cassa) ed il suono di 2 motori d'aereo, riprodotto da un sistema di altoparlanti. Pur preferendo la revisione orchestrale del '52, l'esecuzione dei musicisti coinvolti, mi è sembrata abbastanza buona ed efficace, nonostante le discutibili libertà disinvoltamente presesi in ambito di organico strumentale impiegato. Divertente l'aneddoto raccontato dallo stesso Boccadoro, in sede di presentazione, che rammentava la realizzazione della prima assoluta di questo singolare "connubio", per così dire, fra musica e immagini (con il cortometraggio che termina con alcuni minuti di anticipo rispetto al commento musicale, sovente comunque in contrasto col ritmo delle immagini), svoltasi in un'atmosfera particolarmente turbolenta, aggravata dal fatto che il sistema meccanico di sincronizzazione che governava le 16 pianole, si rivelò assai poco affidabile, causando l'inconveniente, dopo circa 5 minuti dall'inizio del film, che ognuna delle pianole procedeva per i cavoli propri, aumentando la sensazione di cacofonia già insita nella partitura, con conseguenze immaginabili, creando oltretutto, anche un equivoco fra il pubblico presente in sala, poichè si ritenne che l'effetto fosse voluto per accentuare l'aspetto "avanguardistico" della faccenda, per cui i "sostenitori" applaudivano ancor più freneticamente, mentre i "dissenzienti", al contrario, fischiavano e urlavano sempre più fragorosamente (ah, che bei tempi!)...Ad ogni buon conto, un discreto filmetto che, se non fosse per l'importanza del commento musicale, perderebbe gran parte del suo interesse, rimanendo relegato, a voler essere generosi, nell'ambito di una bislacca curiosità, anche parecchio datata e invecchiata! / Ho trovato parecchio scontate e banali, le improvvisazioni al pianoforte di Gabriel Thibaudeau, durante la proiezione di vecchi cortometraggi muti chapliniani, a mò di preludio ad altre serate del cinema in piazza... Stesso discorso per il suo dimenticabile apporto pianistico, nella serata di domenica 29 giugno, al mediometraggio muto pacifista, di 44', parzialmente "colorato", "Maudite soit la guerre" (Belgio/1913) di tal Alfred Machlin, anch'esso decisamente irrilevante in sè, con prosieguo della serata all'insegna della più blanda mediocrità, poichè la "live computer soundtrack" con musica (????) di "Edison Studio", a commento del cortometraggio muto, in b/n, di 21', "En dirigeable sur les champs de bataille. Deuxième partie. De Nieuwpoort à Mont Kemmel" (Francia/1918), una sequela di riprese aeree di teatri di battaglia, fatte a bordo di un dirigibile, come il titolo lascia facilmente intuire, si riduceva in realtà ad un banalissimo e pallosissimo apporto "rumoristico", fortunatamente troncato anzitempo da un'improvviso acquazzone, a parte il fatto che l'ovvia tetraggine caratterizzante le immagini che scorrevano sullo schermo, era quanto di meno indicato per coloro che soffrono di cronica depressione, come il sottoscritto e ho detto tutto!  / Per la serie "tutto il mondo è paese", ovvero "la presa della pastiglia", ripensando alla diretta radiofonica di Radiotre da Parigi, per il concerto sinfonico celebrante l'anniversario del 14 luglio, con l'Orchestre Nationale de France, diretta decisamente da "cani" dal milanese Daniele Gatti, con un tipico zibaldone di programma (ma già la conversazione telefonica fatta allo stesso Gatti dal conduttore di Radiotre in precedenza induceva a temere il peggio, poichè il nostro parlava della necessità di conciliare, nella scelta dei brani da eseguire, le esigenze sia del pubblico presente in piazza, svolgendosi il concerto all'aperto, sulla famosa Place de La Bastille, sia del pubblico televisivo, non necessariamente abituati alla musica colta e quindi da non intimorire, costringendoli a prestare attenzione a musiche troppo lunghe e complesse e via blaterando, poveri noi!) all'insegna del più becero nazional-popolare provincialismo da far invidia al nostro sedicente 'bel paese', sì da far sembrare persino le nostre peggiori e più deleterie sagre strapaesane, dei ritrovi di raffinatissimi esteti, al confronto, con esecuzioni (o plotone di esecuzione?) musicali, sferraglianti e fracassone, un'orchestra dalla 'tenuta' balnear-vacanziera-turistica che più non si può, talvolta a sostegno anche di gorgheggiatori a gogò, buoni giusto per quei narcisisti masturbatori che raggiungono l'orgasmo soltanto con simili bellurie vocali dal vacuo esibizionismo fine a sè stesso (conosco perfino una femmina di labrador che vocalizza in maniera assai più seria e posata di costoro) e con un conduttore francese (in contemporanea diretta televisiva in loco) petulante, invadente, sovente sovrapponentesi alla musica, da far sembrare, al confronto, quegli idioti all'ennesima potenza di Radiotre, degli impeccabili professionisti (già dopo poco più di mezz'ora dall'inizio del concerto, cominciavo a notare degli incipienti quanto preoccupanti sgretolamenti, nei miei alquanto precari, malconci, usurati e vetusti attributi), peccato veramente che, in questa occasione, non si siano improvvisamente materializzati dall'aldilà Robespierre e soci, incavolati neri, con annesse ghigliottine, poichè ce ne sarebbe stato veramente d'avanzo e con sacrosantissima ragione, a tagliar teste, non essendoci che l'imbarazzo della scelta, a cominciare, in primis, dal direttore d'orchestra milanese e dal presentatore televisivo francese! Al peggio non c'è mai limite, sul serio! Quel nefasto giorno la mia depressione ha toccato livelli assurdamente parossistici! 

mercoledì 3 settembre 2014

Diligente artigianato?

Nell'ambito della rassegna "Verso il Cinema Ritrovato. Charlot 100", nella serata di mercoledì 25 giugno, in Piazza Maggiore a Bologna si è avuto un cineconcerto avente come oggetto una quaterna di 'classici' cortometraggi muti del periodo iniziale di Chaplin ("Kid auto races at Venice" (Gara di auto per bambini - 1914), "A night in the show" (Charlot a teatro - 1915), "The immigrant" (L'emigrante - 1917) e "Shoulder arms" (Charlot soldato - 1918). Salvo l'ultimo, le cui musiche d'accompagnamento risulterebbero composte dallo stesso Chaplin (penso senz'altro con qualche 'aiutino' da parte di qualche altro compositore 'professionista', poichè mi risulta, in realtà, che le sue nozioni musicali fossero alquanto limitate. Per esempio mi risulta che, per le musiche di "Modern times"-Tempi moderni, 1931- si sia fatto "aiutare" nientepopodimenoche da Alfred Newman, ricordo anche che Arnold Schoenberg, a suo tempo, giudicò negativamente le musiche di questa pellicola, trovandole "troppo fragorose"), per gli altri 3, il commento musicale, è stato composto da Timothy Brock che, anche in quell'occasione, dirigeva l'orchestra del Comunale, in buona forma. A proposito del Brock compositore di musiche da film, non conoscendone l'operato anche in ambito sinfonico, l'ho sempre trovato inferiore al Brock direttore, perlomeno in ambito cinematografico (poichè nel repertorio sinfonico più consueto mostra, secondo me, a tratti, qualche limite, mi ricordo a proposito di un'esecuzione radiofonica piatta e squadrata dell'accompagnamento orchestrale del concerto per pianoforte di Grieg, ascoltata anni orsono). Come compositore trattasi, per me, di un diligente artigiano, le cui musiche sono piene zeppe, anche troppo, di rimandi stilistici a questo o quel compositore, tanto per dimostrare che ha appreso bene la lezione, ma alle quali manca ancora, pur nel disinvolto eclettismo di fondo che le caratterizza, quei tratti stilistici distintivi che le rendano personali, ovvero riconoscibili ed attribuibili all'ascolto, al medesimo, senza ombra di dubbio, ad orecchie chiuse (non è certo un Morricone, insomma, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente), a volte vola anzi decisamente basso, come nel caso del film "Miss Europa" di Augusto Genina del 1928, con Louise Brooks, unico motivo di autentico interesse, stante il magnetismo irradiantesi dalla sua presenza scenica, di una pellicola di livello modesto e datatissimo, proiettato qualche anno fa, sempre in Piazza Maggiore, nell'ambito della rassegna "Il Cinema Ritrovato"; in quel caso, per quel che concerne le musiche di Brock, i rimandi stilistici erano tali e tanti da risultare decisamente irritanti ed in più le musiche erano complessivamente piatte, banali, prevedibili ossia 'telefonate'. Le cose migliori, il Brock sembra darle proprio in ambito chapliniano, come si è avuto conferma anche in questa occasione, l'ispirazione sembra prendere un poco di più il volo, pur non arrivando, anche in questo caso, alla codifica di uno stile compositivo particolarmente originale, anche se, perlomeno, si rimane a livelli più che dignitosi, pur con qualche rimando stilistico di troppo (Copland, Ives), anzi nel caso delle musiche per "The immigrant" (già ascoltate peraltro in un precedente cineconcerto di un paio d'anni fa), si avvertono anche delle decise suggestioni rotiane, ma guarda un pò! Quel giorno stesso, durante le prove orchestrali svoltesi poche ore prima, sempre in piazza, ho avuto l'ardire, col mio inglese stentato, di cercare di manifestargli queste mie opinioni al riguardo, ottenendo solo di lasciarlo sgradevolmente perplesso, poco male, ma almeno ci ho provato! Nel complesso comunque si è trattato di una serata gradevole, con una buona esecuzione orchestrale, per cui non lamentiamoci troppo! Mi stavo però dimenticando delle musiche 'originali' (?) di Chaplin per "Shoulder arms" di buona levatura, pur non raggiungendo certamente il livello di altri suoi titoli più celebrati... 

martedì 2 settembre 2014

Una vedova poco allegra.

Non mi ha del tutto persuaso la versione cinematografica di "The Merry Widow" ("La Vedova Allegra", b/n, durata circa 2 ore e 10', alla velocità di 22 f/s), realizzata da Eric von Stroheim negli Stati Uniti nel periodo 1924-25, liberamente basata sul libretto di Victor Leon e Leo Stein, utilizzato nella celeberrima operetta di Franz Lehàr, oggetto di un cineconcerto svoltosi nell'ambito della rassegna "Il Cinema Ritrovato", la sera di martedì 1° luglio, in Piazza Maggiore. A parte le innumerevoli libertà che il regista, anche co-sceneggiatore in questo caso, si è preso rispetto alla trama originaria e sulle quali non mi dilungo, sarà anche stato, come riportato nel pieghevole distribuito prima dell'inizio della proiezione, "miglior film realizzato a Hollywood nel 1926" secondo le critiche dell'epoca, ma l'ho complessivamente trovato alquanto disomogeneo nel suo trapasso decisamente brusco, dall'iniziale registro farsesco e sarcastico, al susseguente registro drammatico improvvisamente adottato a trama inoltrata e peggio ancora mi è sembrata quell'ulteriore virata verso un finale ancora più inverosimilmente, a questo punto, retoricamente, tronfiamente ottimistico, che mi sa tanto di appicicaticcio e forzato, da non trovarlo affatto consono alle corde più intime di Stroheim (sarà forse dovuto alla consueta retorica, tipicamente americana, dell' "happy ending", del lieto fine a tutti i costi, per pedestri motivi di botteghino,probabilmente imposta, anche in questo caso, dai produttori della MGM al regista austriaco? Mi piacerebbe tanto saperlo!), sempre con buona pace di eventuali cinefili/cinofili sfegatati! Anche questo, insomma, mi è parso sì un buon film, ma alquanto disomogeneo nel suo essere pervaso da evidenti fratture stilistiche e quindi complessivamente datato, da non annoverarsi certo fra i capolavori assoluti, almeno secondo il mio modestissimo parere da incompetente totale! Ma anche in questo caso, il commento musicale realizzato dalla compositrice Maud Nelissen, discontinuo e talvolta anodino, non direi che abbia contribuito in misura determinante a risollevare le sorti della serata! Ma leggiamo quanto dichiarato dalla medesima all'interno del pieghevole d'accompagnamento: "Quando ho accompagnato per la prima volta 'La Vedova Allegra', anni fa, sono stata colpita dall'adattamento estremamente creativo ed inventivo (io direi anche troppo, sic!) dell'operetta compiuto dal geniale regista.... Mi sono subito accorta che il mio 'semplice' accompagnamento per canto e pianoforte non era all'altezza di un film tanto brillante e intenso (beh, se è per questo, direi che lo stesso valga anche per l'attuale accompagnamento orchestrale, non certo memorabile!). Ho iniziato così a ragionare (ohibò!) su una partitura adatta al film e nello stesso tempo, ho avuto l'enorme fortuna di ottenere dagli eredi di Lehàr, il permesso di usare e rielaborare (ovviamente, va da sè!), ove necessario (?), la musica originale del film (il che significa originariamente rielaborata dallo stesso Lehàr sulla base della sua omonima operetta e perciò che bisogno c'era di commissionare ad altro compositore una partitura realizzata ex-novo, per giunta, in questo caso, non indimenticabile? Misteri della scienza e della tecnica!). Questa partitura si basa oggi, in parte sull'operetta di Lehàr ed in parte sulla musica da me composta. Mi ha dato la possibilità d'integrare, nell'accompagnamento, le sfumature cupe e satiriche di von Stroheim. La scelta dei punti in cui posizionare i motivi di Lehàr, è stata una sfida interessante ed impegnativa (la modestia dev'esserle un concetto totalmente sconosciuto, temo!). Considero molto importante che questo film straordinario, possa essere proiettato il più possibile (e ti credo, poichè, in virtù del diritto d'autore, più cineconcerti significano più quattrini per l'esimia soggetta!), .... (segue spudorata ruffianeria di prammatica, tutto nella norma!)". Bene, allora diciamo subito che la musica di questa Maud Nelissen (Carneade, chi era costui? Ammetto la mia più totale ignoranza!), non brilla certo per caratteristiche di particolare distintività, a tratti è anche discretamente efficace, ma altrove vi è una decisa discrepanza fra ritmo delle immagini e andamento musicale, ci sono pause troppo frequenti e prolungate, il discorso musicale procede a strappi, anche in maniera persino più disomogenea del film, si rivelano evidenti e frequenti vuoti d'ispirazione all'ascolto, soprattutto in certe sezioni di raccordo, veramente sciatte e tirate via, le citazioni lehàriane sono pedestri e banali, l'inserzione della fisarmonica nell'organico orchestrale pareva più un espediente per dare una parvenza d'originalità ad una partitura che non ne aveva punta, inoltre non più che decentemente corretta mi è parsa l'esecuzione dell'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, sotto la direzione di tal Stefanos Tsialis (altro Carneade? Ma quanto sono ignorante!), ma d'altro canto, il materiale musicale di partenza, era quello che era, ovvero modestuccio, miserrimo alquanto! Ad majora!