martedì 11 febbraio 2014

Il mio assurdo sciopero assurdista personalizzato.

A dicembre, con l'arrivo di un piccolo rimborso Irpef che attendevo da anni e riguardo al quale avevo perso ogni speranza, ho avuto una piccola ed estrema boccata d'ossigeno che mi ha consentito di pagare il conguaglio Imu, la pulizia annuale della caldaia, l'idraulico, la bolletta del gas e poco altro, ma adesso mi ritrovo di nuovo in fase cosiddetta 'ecologica', cioè al verde e viste le ultime angherie subite, non potendo più sperare in alcuna risorsa, nel tentativo patetico di ribellarmi a questo destino ingrato, ho intrapreso un mio personale sciopero della fame, difatti è da giorni che volutamente, non mangio e non bevo (onestamente, a parte i morsi della fame che, naturalmente, di tanto in tanto si fanno sentire, mi sento molto meglio di salute, il che contrasta col mio fine ultimo, porca miseria!). Mi sento in sciopero come cittadino italiano onesto e rispettoso, contro coloro che considero miei nemici, a cominciare dal Comune di Bologna, dal Centro di Salute Mentale di via dello Scalo, dalla Caritas, dalla Provincia, dalla Regione, dallo Stato Italiano (oltre che ovviamente dall'Agenzia delle Entrate e da Equitalia) e dal Vaticulo (non trattasi di un refuso, merita di essere definito tale in quanto, anacronisticamente, chiesa-stato che ingerisce pesantemente all'interno di un altro stato, usufruente di un'assurda esenzione fiscale da parte di quest'ultimo, con la flebile scusante di essere un 'ente benefico', soprattutto nei riguardi del clero medesimo, va da sè), folle no? Ma preferisco la mia pazzia alla cosiddetta normalità! Come primo passo non mangerò fino a che non mi vedrò trattato come mi compete (la qual cosa, ovviamente, è una pura utopia), al fine di accelerare la mia dipartita, poichè solo da morto posso avere quantomeno l'illusione di non essere funzionale a questo sistema perverso, come ho già affermato in precedenza. Ma sono in sciopero anche come bolognese, nauseato e schifato ad oltranza dall'inettitudine dei miei concittadini, questa cittaducola è più ammorbante, asfissiante, opprimente, di un carcere di massima sicurezza! E' veramente un luogo sordido e squallido, in misura incommensurabile, peccato che, proprio per i motivi già detti in precedenza, non intraveda alternativa, nel mio caso, a questo orrore, altrimenti avrei già tolto da un bel pezzo il disturbo, mica sono masochista! Lo stare in mezzo a voi, rappresenta per me, la peggiore delle condanne a morte, branco di filistei! Lo so, sono un ingenuo, un demente, ma non me ne importa, almeno voglio vedere se riesco a deciderla io la modalità della mia morte, in barba ai miei nemici. E possibilmente a fare in modo che il mio cadavere non sia rintracciabile, non si sa mai! Certo è che, se quei pagliacci buffoni del Centro di Salute Mentale, leggessero questo mio sfogo, magari mi premurerebbero di un bel Trattamento Sanitario Obbligatorio, o per caso, pretendo troppo? Forse il digiuno prolungato, comincia a giocarmi qualche brutto scherzo! Ma non ho altra scelta che proseguire su questa assurdità, tanto è come se mi avessero già ucciso più e più volte, andrò avanti in perfetta solitudine, nell'indifferenza generale. Nel frattempo, sogna Bologna, continua pure a dormire sonni beati, orrido incrocio di una Disneyland con un Circo Barnum, assurdo ottovolante sgangherato e impazzito! Tutto nella norma! Avessi almeno rimediato una denuncia o un arresto, per tutto quello che ho scritto ultimamente, ne sarei stato felice, invece un bel niente! Sono proprio così insignificante? Mi sa tanto di sì! Ma devo fare proprio tutto da solo? Che palle! Assurdissimo! Essere in sciopero contro l'aberrante contesto ambientale e sociale che mi circonda! Pura follia! Delirio assoluto! Nevvero, no?

Altri assurdismi...

Assurdo è anche il fatto che io continui a scrivere in questo blog di faccende musicali che non interessano alcuno, al massimo qualche trombone (tipo quelli di Radiotre) si fa bello attingendo a quel che scrivo, alla facciaccia mia. Gli unici 'outsider' degni di nota per lo spocchiosissimo ambiente culturale nostrano, sono esclusivamente del genere 'altolocati', sottospecie 'laureati', categoria 'raccomandati', come il musicologo Carlo Marinelli Rosciglioni, morto recentemente, che di professione faceva l'alto funzionario della Banca Nazionale del Lavoro, ma guarda un po', oppure quell'altro musicologo 'per diletto', un certo Venditti (nulla a che vedere col cantautore), appoggiato a quella sordida marmaglia di Comunione e Liberazione, che di professione fa il giudice. Ma anche Rodolfo Celletti, il noto esperto di vocalità, era in realtà un alto funzionario (sic!) di un grosso gruppo industriale, mentre Carlo Alberto Bruni-Tedeschi, compositore anch'egli 'per diletto', ma allievo di Petrassi e di Stravinski, era un industriale (sua moglie, la pianista Marisa Borini), padre anche di 2 figlie, Carla e Valeria, assai note nelle cronache mondane. Ma in un simile 'pregevolissimo' consesso, cosa si può mai aspettare il sottoscritto, insignificante disoccupato, non ci si scomoda nemmeno a insultarlo, non ne vale proprio la pena, d'accordo che dovrei fregarmene, che quadro pietoso, comunque! /  Su quel fogliaccio di carta igienica scadente, ma foraggiato con soldi pubblici, che è "L'Unità", qualche tempo fa un senatore del Pd (Parassiti dementi), di cui purtroppo non rammento il nome, aveva l'ardire di affermare che, anche senza il finanziamento pubblico ai partiti, gli italiani risparmierebbero soltanto 1 euro e 50 centesimi. Ma a cranio? Perchè se è così, viene fuori una bella cifra! E poi in che arco temporale? Un mese, un'anno? A parte il fatto che, per il male che ci fanno costantemente e per il quale non li si odierà mai abbastanza, non meriterebbero nemmeno un centesimo di un centesimo, il barbagianni in questione proseguiva asserendo che quelli come lui e il suo partito, costituiscono un baluardo allo strapotere dei grossi gruppi finanziari. Ma và! E allora, come si spiega il fatto che questi ultimi facciano allegramente i porci comodi loro da tempo immemorabile? Almeno, a questo punto, risparmiamoci di pagare questi inutili e insulsi intermediari, assai poco fantasiosi anche in materia di panzane! / Sempre su "L'Unità", tempo addietro uno dei suoi scribacchini, faceva la scoperta dell'acqua calda, cioè che gli italiani sono tutti contro tutti. Ma se per primi, proprio i padroni del giornale in cui vomita le sue sconcezze, prosperano in base al notissimo principio del 'dividi et impera', ma andate a morire ammazzati! / Sconciamente assurdo è l'evento mediatico montato attorno al noto quadro 'La ragazza con l'orecchino' di Vermeer, con tanto di paccottiglia a tema trasudante anche nelle librerie, con l'opera d'arte non potete interagire in mezzo alla calca, con guide bercianti e telecamere tra le balle, se siete dei veri appassionati e non dei volgari esibizionisti, ma per carità! /  Assurdo, nel mio caso, è l'essere penalizzati anche nell'inoltro delle bollette al mio indirizzo, è essere discriminati e maltrattati dalla Caritas essendo un Evangelista, è essere costretti, in casa propria, a piatire per delle briciole al cospetto di dannati forestieri ostili e arroganti, è sentirsi violentemente espropriati della propria dignità, della propria identità, del proprio territorio, senza poterci fare alcunchè, nell'indifferenza e menefreghismo generalizzato, di dover pagare le tasse al tuo peggior nemico, agevolandolo così nell'annientarti! / Le librerie nostrane trasudano di autentica spazzatura, ieri mi sono casualmente imbattuto in un'orrido tomo, da Ibs in via Rizzoli, inneggiante alla pratica dell'introversione, ad opera della tipica bestsellerista rampante a 'stelle e striscie' ipervitaminizzata, prontamente pubblicato da qualche demente editoriale anche dalle nostre parti, stupidamente offensivo nella sua tronfia affermatività. Secondo l'autrice di questo 'titolo spazzatura', una certa Susan Cain, gli introversi sono tutti dei grandi pensatori o addirittura geni assoluti potenziali, elogia l'uso dell'sms come modello di 'comunicazione asincrona' (ma che squallore!), mentre gli estroversi sono tutti dei vacui chiacchieroni inconcludenti, troppo occupati come sono a parlare anzichè pensare, come invece fanno gli introversi che fanno benissimo a passare dall'altra parte della strada per non doversi perdere in chiacchiere inutili col prossimo, solo per dirvi alcune perle! Certo è che, se avesse veramente ragione, allora voi bolognesi dovreste essere veramente degli ingegni portentosi, anzichè quei 'genitali' che vi rivelate, poichè quanto a introversione e musoneria non scherzate affatto, ciò detto da uno stupido 'estroverso' come il sottoscritto, che da giovane, al contrario, veniva redarguito per la sua eccessiva introversione, tanto da essere soprannominato dai compagni di scuola delle medie inferiori, "l'eremita". Qualcuno della mia generazione si ricorda ancora quella vecchia canzone del cantautore francese Antoine che così faceva: "Se sei brutto ti tirano le pietre, se sei bello ti tirano le pietre, ovunque vai, chiunque tu sia, piovono sempre pietre..." ? A volte dietro le sciocchezzuole apparenti, si celano delle verità assolute. A parte il fatto che proprio l'America ha conosciuto il più fulgido esempio di estroverso divulgatore musicale, quel genio assoluto di Leonard Bernstein, qui in Italia anche il compianto Giuseppe Sinopoli, la cui smisurata cultura trascendeva l'ambito meramente musicale, era persona affabile, disponibile e alla mano, come appresi da 2 comunissimi mortali che l'avevano avvicinato, ma era tutt'altro che un'inconcludente zuzzurellone. Ma di sicuro, per la dotta cretina statunitense che ha vergato simili colossali boiate, la musica è senz'altro roba da insulsi perditempo, cosa indegna di suscitare l'interesse dei potenzialmente geniali introversi, che non possono certo sprecare il loro preziosissimo tempo in simili quisquilie! Ma se si andasse a cacciare un grossissimo hot dog dove dico io e la piantasse di funestare il genere umano con i suoi sconclusionati deliri da ciarlatana, oscenamente arricchendocisi, per giunta! E poi ci si lamenta che anche di libri se ne vendono sempre di meno, ma chiudiamole per sempre queste grosse catene (del cesso) librarie, con le loro (il)logiche da letamaio e mi riferisco anche a quelle del gruppo "Mondadori"!!!! / Ve ne siete accorti che, di punto in bianco, con l'inamovibilità del 'decrepito' Giorgio Napolitano" che alla poltrona ci si è incollato con tutto il suo poderoso deretano, atteggiandosi con somma faccia tosta, al ruolo di grande salvatore della patria (???), siamo passati dall'essere una repubblica delle banane e terra dei cachi, a una geronto-monarchia (in)costituzionale? Altro che paraocchi ci abbiamo, branco di pecoroni che altro non siamo! / Intanto Bologna... sogna, ma arriverà mai il momento di una bella sveglia? Continuate pure a farmi vergognare di essere bolognese e a farmi schifare di essere italiano, maledico in eterno quei 2 cretini dei miei genitori che, per il loro egocentrismo ed egoismo, mi hanno scaraventato in questo brutto mondo, infischiandosene del mio futuro. Aveva ragione lo scrittore André Gide, quando affermava: "Famiglie, vi odio!", così come il filosofo Lamartaine quando, nell'800, ci definì "popolo di morti"! Accidenti all'unità d'Italia, nazione che non avrebbe mai dovuto formarsi! Bruttissimo paese, pornograficamente svenduto agli stranieri! / Riguardo al monnezzaro di "La Repubblica", Federico Rampini, questi si gloriava del fatto che all'Alma Water (closed) di Bologna, risultino attualmente iscritti più di 800 studenti cinesi. Ma se almeno se ne ritornasse a casa propria questo nefasto 'popolo di Pechino', una volta terminati i suoi dannatissimi studi, anzichè, come temo, piantare definitivamente le proprie radici qui, sotto al mio naso, da ostile esercito nemico d'occupazione, maledetti musi gialli del cavolo! Nulla da meravigliarsi, visto che l'Alma Water (closed) è governata da un branco di stupidissimi massoni imbarbariti, a cominciare dal "magnifico rettore (della catena del cesso)"! Ma quando mai terminerà questa assurda invasione di forestieri, stranieri, extracomunitari, meridionali laidi e immorali, arroganti, invadenti, strafottenti, prepotenti e irrispettosi? Domanda retorica! A Bologna, c'è sempre posto per tutti, tranne che per i bolognesi nativi come me, ovviamente, tutto nella norma! / Ha ragione chi afferma che razzisti non si nasce, come vorrebbero gli ipocriti 'buonisti', ma sono le circostanze a renderti tale, come nel mio caso. Una volta, ero una persona aperta e rispettosa, senza preclusioni, in cambio sono stato ostracizzato da cani e porci, ripetutamente e gratuitamente vilipeso, adesso mi sento come il personaggio interpretato da Michael Douglas, nel celebre film di Joel Schumacher, "Un giorno di ordinaria follia". Come fai a non essere un razzista antisemita, in un contesto così aberrante? Solo i falsi e gli ipocriti se ne possono adontare, tanto loro ci sguazzano in questo sistema perverso, trovandocisi con la pancia pienissima fino a scoppiarne! / Altre assurdità tipiche dei bolognesi maschi ben pensanti, buttare palate di soldi in scommesse al gioco e in massaggiatrici compiacenti (chè tanto che l'unica cosa che gli possono succhiare resta proprio quello, non avendo mai disposto di un autentico cervello), anche quando vanno a fare i sordidi vitelloni all'estero. In effetti, se siete persone serie, evitateli come la peste in guisa di compagni di viaggio! Ma anche le bolognesi, vacue spendaccione, quanto a grettezza d'animo, non scherzano mica!  

domenica 9 febbraio 2014

Assurdismi assortiti.

Trovo assurda e irritante la censura esercitata da Radiotre, nei confronti dell'invio di sms al loro indirizzo, visto che non solo non vengono pubblicati sul loro sito, quelli anonimi e/o contenenti turpiloquio (e fin qui mi troverei d'accordo), ma anche quelli firmati con tanto di nome e cognome (!) od anche col solo cognome (!!), accettandosi soltanto quelli firmati col solo nome di battesimo (!!!), seguito dalla città di provenienza, in ossequio alla cosiddetta legge sulla privacy (che poi sarebbe la 'riservatezza', per la serie 'parla come mangi', accidenti a Rodotà e compagni), o almeno questa è la risibile giustificazione che adducono (secondo me ci prendono spudoratamente per i fondelli, tanto per cambiare). Ma vogliamo scherzare? Ma se proprio fin da quando si è introdotta questa legge famigerata, al contrario ci ritroviamo sempre più spiati, controllati, angariati, costantemente importunati da cani e porci nel nostro quotidiano privato, siamo sempre più prigionieri, in libertà vigilata, di questo sistema perverso e questi cretini mi vengono a parlare di rispetto della 'privacy', branco di cialtroni ipocriti, oltretutto foraggiati con soldi pubblici (quelli che sarebbero i nostri soldi!), ma mi facciano il piacere! Tra l'altro, nel mio caso, dovendoli firmare semplicemente, col mio nome e la città di provenienza, finisco così con l'essere confuso con un altro 'Gabriele da Bologna', col quale ovviamente non ho nulla a che fare e la qual cosa non mi piace affatto, poichè come si evince anche da questo blog, ci tengo che le mie affermazioni, siano attribuibili senza ombra di dubbio a me soltanto, fossero anche le peggiori castronerie sulla faccia della terra, ho sempre detestato il fatto di vivere in un paese di codardi che, o si firmano con un ridicolo pseudonimo, o si trincerano dietro un pietoso anonimato! Ieri sera, durante la diretta della "Rusalka" di Dvòrak dal Metropolitan, ho sogghignato quando il forum di Radiotre si è per l'ennesima volta trasformato in un insulso pollaio, intasato dagli sms di questi ridicoli narcisisti masturbatori, che disquisivano di scempiaggini, riguardo alla corretta pronuncia di questo o quel cognome slavo, è proprio quello che si meritano quegli scemi di Radiotre! Certo è che se la madre dei cretini è sempre incinta, in Italia non solo fa gli straordinari, ma è addirittura di uno stakanovismo terrificante!!! / Sempre rimanendo in tema, è già da un po' di tempo che ho notato la presenza, nella vetrina del negozio di dischi "Bongiovanni" di via Ugo Bassi, di alcuni dischi della più triviale, insulsa e commerciale musica leggera da basso ventre italiana e internazionale, frammista ai titoli di classica e di jazz! Cui prodest? Poichè il cliente tipico di "Bongiovanni" è un melomane non certo interessato a quella porcheria, mentre al contrario, coloro che la cercano, hanno già altri punti da cui attingere, anche in pieno centro storico, a poca distanza da lì, tenendo conto anche del fatto che nelle varie grosse catene d'elettronica e negli stramaledetti ipermercati della periferia e  del circondario te la sbolognano sovente a prezzi stracciatissimi, sarò un perfetto cretino, ma non vedo alcun senso logico in tutto ciò, ma soltanto un sintomo di ulteriore decadenza! Piuttosto l'errore capitale, "Bongiovanni", lo fece parecchi anni fa, quando traslocò dalla vecchia, piccola ma caratteristica sede di via Rizzoli, strategicamente ideale, in quanto vicinissima alle 'Due Torri', all'attuale in fondo a via Ugo Bassi, senz'altro più grande, ma anche più anonima e defilata, con il rimarchevole risultato di vedersi drasticamente ridurre la clientela e non poteva essere altrimenti, inoltre ricorrendo al penosissimo espediente, al fine di 'riempirne' le assai più capienti vetrine, di infilarci sordida paccottiglia pseudo musicale, tipo orridi bustini di compositori, strumentini 'giocattolo' e boiate varie. Va bene che se si pensa a come il sordido Gruppo La Feltrinelli dei compagnucci sinistrorsi della malora, ha ridotto il 'Ricordi Media Stores', proprio all'inizio della stessa strada (causando, tra gli altri, anche la chiusura del bel negozio 'Ricordi' di via Goito, dove si vendevano partiture, spartiti, libri, strumenti musicali e accessori), dove i supporti audiovisivi si trovano in compagnia di videogiochi, agendine, cioccolatini e porcheriole varie, forse era inevitabile che il degrado giungesse fino alle lande di "Bongiovanni". Quella vera e propria associazione per delinquere costituita dal Gruppo La Feltrinelli e Librerie Coop, ha del resto scempiato, imbarbarito e volgarizzato, con la spudoratissima complicità delle autorità locali, anche parecchi esercizi del centro storico di Bologna, nel corso dell'ultimo ventennio, valga per tutti l'esempio della libreria/edicola di via dei Mille, autentico fiore all'occhiello con un bilancio perennemente in attivo quando era "Rizzoli Store", progressivamente depauperata e resa l'attuale ciofeca che è, con un bilancio ovviamente perennemente in passivo (adesso ci si vendono persino i mattoncini Lego!), da quando è caduta nelle grinfie di questa mafia sinistrorsa costituita dal Gruppo La Feltrinelli! Ma che geni tali! Aggiungiamoci l'insopportabile prosopopea dei 'miracolati' che vi lavorano, direttamente proporzionale alla loro incompetenza e il quadro (sic!) è completo! / Di recente ho casualmente letto su un supplemento di "La Repubblica" che, sempre qui a Bologna, l'associazione per delinquere di stampo calamitoso, costituita dal gruppo Coop ed Eatitaly (il cui titolare, Oscar Farinetti, viene descritto come un geniaccio, quasi quasi propongo che gli si conferisca un meritatissimo "Oscar... da bagno!), non bastasse già quello che hanno combinato con l'ex cinema 'Ambasciatori' e la libreria di piazza Galvani, sempre coll'"amichevole" sostegno di Comune e Regione, va da sè (pensate, ci lavorano proprio tutti, come si dice nel supplemento de "La Repubblica", in questi casi auspicherei un poco di sana 'disoccupazione'!), stanno facendo qualcosa di veramente eclatante, gulp! e stragulp! Riporto testualmente: "Sempre i bolognesi stanno preparando una cosa eccezionale. In una vasta area che era usata da magazzini industriali, nascerà una specie di Disneyland della gastronomia (o castronomia?, nota dello scrivente) italiana. Uno spazio espositivo enorme, con stand D.O.P. da tutte le regioni. Decine di ristoranti. C'è lo zampino di Oscar (da bagno) Farinetti, ... ecc. ecc." Poche righe prima, lo stesso cretino de "La Repubblica", l'italo-americano Federico Rampini, ci riferisce che gli imprenditori locali di Bologna gli "sussurrano" all'orecchio che è in atto da mesi un boom strabiliante delle loro esportazioni, verso la Germania in particolare, ma senza specificare di cosa si tratti, gatta ci cova! Ma torniamo alla 'genialata' di Eatitaly e soci, essendo un cerebroleso senza alcuna speranza di recupero, mi chiedo, ma per rispondere alla crisi, si deve per forza puntare al lusso più spudorato, poichè se vi fate un giretto nei paraggi dell' "Ambasciatori", vi accorgerete che Eatitaly non tratta certo generi alimentari di livello popolare, tutt'altro!? Secondo me, quelli di Eatitaly, rappresentano la punta di diamante di un certo modo di pensare vigente in questa cittadella spocchiosetta e provinciale. In effetti in questa città, negli ultimi anni, sono cresciuti gli esercizi dove si vendono esclusivamente articoli costosissimi, ne trovate vari esempi in via Farini, in via Santo Stefano, in via Marconi, per tacere dei negozi griffati che sbucano da ogni dove, soprattutto di quella tipologia che io definirei come "empori del lusso", in altri casi trattasi di cosiddetti "temporary store" non sempre fedeli alla loro denominazione, come quello di via Marconi, che tratta orrido arredamento d'autore e che è lì da un'eternità, tra i suoi articoli avendo anche un'orripilante e costosissimo cagnolino di plastica 'firmato' e all'interno del quale scorsi, passando sul marciapiede, tempo addietro, quel grandissimo deficiente di Pier Ferdinando Casini che si guardava intorno apparentemente estasiato! Uno di questi 'empori del lusso' ha preso il posto di un'altrettanto pretenziosa 'vineria' di recente, in via Rosselli, dove difatti, dopo l'inaugurazione in pompa magna (soprattutto, magna!), non ci si vede un cane che uno, un altro, ancor più di recente, si è inaugurato, in stile 'nozze coi fichi secchi', in quanto non c'era nulla da crapulonar, in via San Felice, dove il fessacchiotto che era con me, è voluto entrare all'interno, facendosi intrattenere dalla garrula e cinguettante proprietaria, la quale ha innanzitutto dichiarato enfaticamente di essere 'una bolognese doc' (in effetti non avevo alcun dubbio in proposito, chissà perchè!), principiando a sproloquiare sulla sua intrapresa! Sulla vetrina campeggiava un bel faccione di Albert Einstein, con tanto di baggianate sottostanti del genere "la crisi è un'opportunità" e corbellerie a gogò! Ma quanto siete geniali e fantasiosi, voi bolognesi doc!!! Qual'è veramente il modo migliore di reagire a questa benedetta crisi? Ma senz'altro abbandonarsi al lusso più sfrenato, evviva l'ottimismo e bando al disfattismo! Giusto e sacrosanto, perdio! Ma rimanendo al fessacchiotto che era con me, un disgraziatissimo individuo che vive in una rugginosa roulotte, parcheggiata nei pressi del cimitero, una volta uscito dal suddetto negozio, mi riferisce tutto estasiato riguardo a una bottiglia di passito dal 'modico' prezzo di 35 eurini (siete mai passati in via Irnerio, di fronte a quel negoziucolo d'abbigliamento che mette i prezzi in 'eurini', o poverini, ma quanto sono cretini!), mi viene spontaneo di proferire: "Bei ladroni!", "Ma guarda, " fa l'emerito fessacchiotto, "che lo fanno proprio loro!", "Come no!", ribatto io "Si mettono a pigiare l'uva personalmente, coi loro delicatissimi piedini!". Dicono che il mondo è bello perchè è vario, quanto vorrei allora che fosse bruttissimo! Qui è tutto un delirio, una convulsione epilettica di massa, Bologna sogna, completamente avulsa dalla realtà! Ergerei a simbolo di questo triste loculo che è Bologna, una Ferrari, da tempo immemorabile ferma in un cantuccio del parcheggio interrato di Piazza 8 agosto (sopra al quale si svolge notoriamente, il mercato de 'La Piazzola'), con il bollo dell'assicurazione abbondantemente scaduto sul parabrezza, con un ceppo a una ruota, probabilmente perchè sotto sequestro, impolverata, deturpata, con evidenti segni di un tentativo d'effrazione, parzialmente cannibalizzata, emblema perfetto secondo me di una città crassamente vacua, vuota ed insulsa come i suoi abitanti, eterni bamboccioni immaturi e smidollati. / Poco tempo fa alla sede del Pd (Parassiti dementi), vicino alla 'Drogheria della Pioggia', erano aperte le nuove iscrizioni e come al solito, in simili occasioni, c'erano frotte di extracomunitari che si accalcavano all'ingresso, manco dessero la tessera per il pane (o forse era proprio così?), certo è che ne avrei proprio abbastanza di assistere impotente alla svendita del mio territorio agli stranieri, per sordidi intrallazzi politici, ma evidentemente la cosa non sembra affatto disturbare i sonni dei placidi e benpensanti borghesi bolognesi, perciò non meravigliamoci, nè tantomeno lamentiamoci se, dopo l'onta di aver avuto un sindaco 'terrone' ( senza dimenticare il passaggio dell'inutile alieno Cofferati),utile idiota della mafia politica locale (sfido chiunque a menzionarmi un'altra città del nord, tantomeno un capoluogo di regione, che abbia un 'terrunciello' come sindaco, così come, al contrario, non mi risulta esservi al sud, alcun centro abitato che abbia un sindaco del nord!), ci troveremo un'extracomunitario, così come un'intera giunta infestata da stranieri di varia provenienza, magari fra un po' ce li troviamo anche come esattori delle tasse e, perchè no, alla Provincia, alla Regione, fino alla Presidenza della Repubblica, in sostituzione del 'decrepito'! Per me l'intera classe politica locale e nazionale è sinonimo di 'Traditori della Patria', meritevole di ghigliottina! Mi sento ingiustamente scippato del mio territorio, della mia identità, condannato in partenza alla perenne emarginazione e discriminazione ovunque mi dovessi trovare! Se, anzichè potermi sentire padrone assoluto, servito, riverito e rispettato, nel mio luogo natìo, mi sento peggio dell'ultima ruota del carro, subendo angherie e discriminazioni da cani e porci, questo per me rappresenta un'istigazione al suicidio, poichè finch'è sono in vita, anche da miserabile, mio malgrado risulto funzionale al sistema, in quanto come tale gli servo per smaltire scarti ed eccedenze! / Questi papponi sinistrorsi si sono presi tutto il prendibile, non vado più nemmeno all'ufficio elettorale a verificare se sono ancora nell'elenco degli scrutatori, tanto ai seggi ci vanno solo i 'compagnucci della parrocchietta'!!! / L'assurdo è di non avere alternative a tutto ciò, l'assurdo è il fatto di dover essere costretto ad aspettare passivamente che il mondo ti crolli addosso, l'assurdo è constatare che dovrei persino augurarmi di riuscirci a rimanere in qualche modo, in questo inferno di anime morte. / Non è vero che Bologna è una città aperta, al contrario è bigotta, ipocrita e provinciale. I cosiddetti 'diversi', una volta che il Comune li ha 'comprati' garantendogli un 'recinto protetto', sono diventati anch'essi una 'conventicola parassitaria' e durante le ore diurne se ne stanno ben nascosti o si camuffano da 'persone normali', al fine di non turbare i benpensanti locali, che li frequentano ovviamente soltanto di notte, poichè la 'diversità' qui è concepita soltanto in funzione della droga e della prostituzione. La stragrande maggioranza dei partecipanti all'annuale 'parata dell'orgoglio gay', sono in realtà eterosessuali, ma che falsi e buffoni che sono! / La Caritas è il "racket dei poveri", trae il suo potere e la sua nefasta influenza dal disagio sociale, prendendo contributi dal Comune, ed è corresponsabile della svendita del territorio al 'nemico', favorendo, in nome di un buonismo ipocrita selvaggio, stranieri ed extracomunitari, ricordiamocelo! Averci a che fare, nel mio caso, è costituito nel dover inghiottire diversi rospi! E' stato troppo umiliante che preferisco la morte, piuttosto che tornare ad averci a che fare!!! / Mi sento come Sansone, nel senso che vorrei trascinare con me anche tutti questi filistei, ma purtroppo, in questo caso, sarò solo io a perire, bel fesso! Fermate il mondo, che vorrei scendere!

giovedì 6 febbraio 2014

Assurdismo.

Così definì la propria poetica, ad un certo punto del suo percorso stilistico, il misconosciuto compositore danese Rued Langgaard (1893-1952), coniando questo termine, veramente singolare come la musica bizzarra che scriveva. Anche questa costituisce una mia piccola scoperta recente. Langgaard è stato uno dei musicisti più originalmente irritanti, spiazzanti e sorprendenti, nei quali mi sia imbattuto, poco considerato ai suoi tempi anche in patria, ingiustamente offuscato dall'ombra di Carl Nielsen, rispetto al quale, non gli è affatto inferiore quanto a statura artistica, almeno secondo il mio modestissimo parere di 'non addetto ai lavori'. Non saprei meglio definirlo che una sorta di strambo passatista, con tormenti modernisti, o forse un anomalo modernista, con fantasmi passatisti, o magari niente di tutto ciò, certo è che la personalità di questo musicista, resta enigmatica e problematica come la sua musica, di un'originalità stilistica e di una unicità assoluta, nell'intero panorama musicale del '900, tanto che sembra composta da un pazzo visionario scatenato, anche quando, apparentemente, assume uno stile accademico, ribadisco trattarsi di un genio follemente, spudoratamente irritante e al contempo straordinariamente affascinante, come pochi. Un vero eccentrico, insomma. Ne ho incidentalmente conosciuto la musica, imbattendomi, tempo addietro, in un cofanetto di 7 sacd della Dacapo, comprendente la prima integrale sinfonica realizzata secondo la nuova edizione critica, con l'aggiunta di 5 brevi pezzi separati, reperito nel reparto dischi usati (ma praticamente intonso) da "Il libraccio outlet" in via Oberdan, qui a Bologna, ad un prezzo stracciatissimo. In effetti la sua evoluzione stilistica è ben lungi dall'essere lineare, costituendo un bizzarro tira e molla fra spinte avanguardistiche e percorsi a ritroso nel tempo, poichè fra i suoi termini di raffronto, non vi è soltanto la corrente simbolista, ma anche il tardo romanticismo e il primo romanticismo (ascoltandolo, direi persino che si spinga indietro financo al classicismo di un Haydn o di un Mozart, così come a tratti la sua musica acquisisca persino un sapore bachiano). Un compositore che, dopo aver realizzato una prima sinfonia (1908-11) ampia e magniloquente, in 5 movimenti, dall'impianto sfacciatamente tardo romantico che più non si può (con Grieg, Wagner e Richard Strauss, come riferimenti stilistici più evidenti), ti compone quella successiva, per soprano e orchestra, in uno stile che sembra guardare decisamente a Brahms, almeno fin verso la fine del secondo movimento, quando all'improvviso il discorso si frantuma e si polverizza, disintegrandosi in una maniera non indegna di un Luciano Berio, per poi ritornare nuovamente su toni brahmsiani in seguito, ma successivamente assumendo toni straussiani in concomitanza con l'intervento della voce solista, nelle altre sinfonie che seguono a volte sembra richiamarsi anche a Dvòrak o persino a Mendelssohnn-Bartholdy o a Beethoven, questo solo per dare alcuni piccoli esempi, fra gli innumerevoli che si possono rilevare all'interno di questa bellissima integrale discografica, poichè in effetti, ciascuna delle sue 16 sinfonie (in realtà verrebbe da dire 17, poichè le due versioni della 5^, presenti ambedue in questa integrale, differiscono quasi completamente l'una dall'altra, a parte l'inizio e un brevissimo passaggio dell'ultimo tempo, da sembrare veramente 2 composizioni diverse), è un universo a sè stante, da richiedere un'analisi approfondita di ciascuna di queste musiche, che risulterebbe troppo lunga e tediosa in questa sede, per cui mi limito a cercare di darne un quadro generale. Nelle sue spinte più moderne, il linguaggio del compositore danese sembra guardare all'ultimo Sibelius (assai più moderno di quanto si creda comunemente, in barba agli adorniani!), allo stesso Nielsen come anche a Hindemith (in questo la 6^ sinfonia di Langgaard, la più sperimentale fra tutte, è assai eloquente), ma anche quando diventa apparentemente passatista, rivela quasi sempre delle stranezze a livello timbrico e ritmico, degne di uno spiritaccio burlone, si ha spesso l'impressione di essere presi letteralmente, ma amabilmente, per i fondelli, ti aspetti che prenda una certa strada e invece alla fine ti spiazza regolarmente, sembrerebbe per certi versi anticipare il polistilismo di un Alfred Schnittke, mentre in altri frangenti, con cellule motiviche che vengono reiterate all'infinito, con o senza lievi mutazioni progressive, sembra presagire la corrente minimalista. Aggiungiamoci una sapienza magistrale nel trattamento di voci e orchestra, capace di rivelare effetti inusitati, con straniate cadenze pianistiche dal sapore quasi chopiniano o rachmaninoviano, imprevisti assoli dell'organo, entrate e uscite di voci solistiche e di cori, ora sommesse, ora improvvise, sempre nei punti dove meno te l'aspetti e comunque mai in maniera convenzionale, ecco che il tutto concorre a formare una delle personalità più originalmente irritanti e anticonvenzionali del panorama musicale novecentesco, non per niente incompresa e scarsamente apprezzata in patria, nonostante qualche successo in area germanica, la qual cosa ovviamente non gli rese l'esistenza facile, molte delle sue 431 composizioni non trovando sbocchi esecutivi quando lui era ancora in vita. Le indicazioni agogiche delle sue sinfonie, spesso recanti anche titoli altrettanto singolari, sono anch'esse sovente strampalate, talvolta in deciso contrasto col carattere effettivo della musica che si ascolta (ma anche i singoli movimenti, sovente recano sottotitoli bizzarri), la terza è un bizzarro concerto per pianoforte e orchestra, con coro misto (che compare nel penultimo movimento, anzichè nel finale dove maggiormente te lo aspetteresti), la sesta è una sorta di tema con variazioni (ma dove il tema iniziale viene presentato in 2 versioni, prima di passare alla serie di variazioni), l'ottava e la quindicesima sono simili a delle cantate per soli, coro e orchestra, la decima è in realtà un poema sinfonico, l'undicesima e la dodicesima assomigliano a delle brevi ouvertures da concerto, la quattordicesima è una suite per coro e orchestra, nella quale ti schiaffa persino, a ulteriore sorpresa, una citazione dell'aria di Violetta, dalla scena 5^ del 1° atto de "La Traviata" di Verdi, "A quell'amor ch'è palpito...", almeno 2 o 3 volte nel corso della composizione (vatti ad immaginare che nella Danimarca degli anni '40, esistesse un'emittente, Radio Caruso, dedita alla lirica, ovviamente), le restanti fanno anch'esse per lo più pensare a delle suite sinfoniche, piuttosto che a delle sinfonie in senso classico. Altrettanto sorprendenti i 5 brevi brani separati in appendice, composti in vari periodi, soprattutto "Res absùrda!?", per coro e orchestra (1948), dal sapore protominimalista, col coro misto che ripete all'infinito le 2 parole del titolo, lo definirei il vero manifesto estetico e programmatico del compositore danese, non mi meraviglia affatto che sia stato incompreso, all'epoca. A ulteriore riprova di quanto ancora resti da scoprire nel secolo appena trascorso, perlomeno sul versante musicale, non adeguatamente esplorato nemmeno dalla maggior parte degli esperti. Un bellissimo cofanetto quindi, quello della Dacapo (appoggiata al gruppo Naxos), che appare come una giusta ammenda postuma da parte del suo paese natale, nei confronti di questo spiritaccio indomito di musicista scombiccherato, pazzoide sgangherato, autentico gigante misconosciuto che merita un posto d'onore nell'ambito della storiografia musicale, splendidamente eseguito ed inciso, dall'agosto del 1998 al giugno 2008, nella sala da concerto della Radio Danese, con un libretto fin troppo succinto comprendente note e testi cantati trilingui in inglese, tedesco e danese. Unica nota autenticamente negativa, anche stavolta, il confezionamento! Questo diabolicissimo cofanetto cartonato scarsamente protettivo dà parecchi patemi d'animo a chi, come il sottoscritto, voglia estrarne il libretto e i dischetti, senza colpo ferire, ma quanto sono sadici questi discografici! A parte ciò, viene da rilevare che l'etichetta discografica Dacapo, fondata nel 1986, con l'obiettivo dichiarato di promuovere la diffusione e la conoscenza dei compositori danesi di musica classica, attraverso produzioni di alto profilo, è stata sponsorizzata dal Kunstradet (Consiglio delle Arti Danese), ovvero un organismo governativo composto da una commissione ministeriale a tutela delle arti e quindi anche della musica. Anche negli altri paesi scandinavi, Svezia, Finlandia e Norvegia, sono sorte, se non erro, altre etichette discografiche similari supportate da organismi governativi (così come mi rammento di qualche disco della Decca, della Emi e di qualche altra casa discografica, comprendente musiche di autori anglosassoni, sponsorizzato dal British Council, il Consiglio dei Ministri Britannico); non so se la faccenda perduri anche attualmente, in questi tempi di crisi, comunque sia, quanto vorrei essere scandinavo, almeno in questo caso! / Rued Langgaard: le 16 sinfonie (+ Drapa - per la morte di Edvard Grieg - , per orchestra; 'Sfinge', poema sinfonico per orchestra; Hvidbjerg-Drapa, per coro, organo ed orchestra; Radio Danimarca, fanfare per orchestra; Res absùrda!?, per coro e orchestra); - Inger Dam-Jensen, soprano; Per Salo, pianoforte; Lars Petersen, tenore; Johan Reuter, baritono; / Complesso Vocale Nazionale Danese e Coro Nazionale Danese, diretti da Fredrik Malmberg; / Orchestra Sinfonica Nazionale Danese, diretta da Thomas Dausgaard; - Dacapo 6.200001 (cofanetto di 7 sacd) - nota: nel libretto non viene spiegato cosa sia esattamente un 'Drapa', penso che sia una sorta di ode. Il cofanetto è stato realizzato in cooperazione con la DR (Radiodiffusione Danese). Esisterebbe un sito, www.langgaard.dk, ma temo che sia di difficile comprensione per chi non conosca il danese. / Post scriptum: temo che per apprezzare pienamente la musica di Rued Langgaard, sia quantomeno utile, se non indispensabile, possedere una vena di autentica pazzia nel proprio cervello (in quanto a questo, il sottoscritto, che si è divorato l'integrale sinfonica, tutta in una botta, con crescente entusiasmo, non si può proprio lamentare; ricordo anche di aver ascoltato, una volta su Radiofd5, il suo brano "A Carl Nielsen, il nostro grande compositore...", per organo e orchestra, anch'esso dall'andamento curiosamente minimalista, che ha più l'aria di uno sberleffo ironico che di un autentico omaggio a quest'ultimo; del resto i rapporti fra i 2 furono controversi, Langgaard si sentiva ingiustamente messo in ombra dal suo più celebre collega)! Ho sempre ritenuto la musica classica scandinava "ghiaccio bollente" e la scoperta di questo autore, ne rappresenta un'ulteriore conferma, almeno per me! 

mercoledì 5 febbraio 2014

"La storia della rappresentazione di un balletto senza danzatori o 'Cinema per le orecchie' - Come è stato realizzato questo film musicale" di Gabriel Feltz.

"Nel giugno del 2007, nel corso di una tournée, diressi un concerto della Filarmonica di Stoccarda a Milano. In quell'occasione, eseguimmo, tra le altre musiche in programma, un paio di poemi sinfonici di Ottorino Respighi ("Le fontane di Roma" ed "I pini di Roma", ndt). Visto che, fra la prova generale e l'esibizione vera e propria, mi ritrovavo con un poco di tempo libero, mi recai così, nel pomeriggio, al fornitissimo negozio musicale "Casa Ricordi", situato all'interno dell'ampia galleria commerciale, nei paraggi del celeberrimo "Teatro alla Scala", negozio dove ogni appassionato di musica e ciascun musicista di professione, può scovare delle autentiche rarità. Per cui feci la scoperta di una partitura relativa a una suite orchestrale, tratta da un balletto di Respighi, che mi risultava completamente ignoto (strano che non sapesse nemmeno che all'epoca esistevano già, da diverso tempo, ben 3 incisioni discografiche della suddetta suite, ndt): "Belkis, regina di Saba". Mi misi giusto a sfogliarne le pagine qua e là, osservando le note sul pentagramma. E dopo soltanto qualche istante, ne ero certo: volevo decisamente dirigere questo brano! Quindi ne comprai la partitura (frase aggiunta dal traduttore). Dopo alcune ricerche effettuate una volta tornato a Stoccarda, scoprii  che la prima assoluta di questo balletto, che occupò l'intera serata (secondo quanto riportato dalla vedova di Respighi, in realtà inizialmente era previsto l'abbinamento con l'atto unico "Il Re" di Giordano, che avrebbe dovuto precederlo, successivamente sostituito, non trovandosi cantanti adeguati, con l'opera in 3 atti "Fedora", sempre dello stesso compositore, ndt), "Belkis, regina di Saba", ebbe luogo il 23 gennaio 1932, alla Scala di Milano, ovvero soltanto a poche centinaia di metri, rispetto al negozio dove avevo acquistato la partitura della suite. Varie fonti riportavano del concorso di parecchie centinaia di partecipanti per la messa in scena e della realizzazione di altrettanti sfarzosi costumi, interamente fatti a mano. Un recitante, un mezzosoprano, un coro misto e una grande orchestra, con gruppi fuori scena di ottoni e percussioni che suonavano in lontananza, costituivano i requisiti musicali preliminari per la sola esecuzione. Quanto incredibilmente complicato! Perchè questa composizione non venne mai più ripresa nuovamente, dopo la prima e unica breve serie di rappresentazioni? Ne esistevano delle registrazioni integrali? Il materiale musicale completo, partitura e singole parti strumentali, dell'intero lavoro, era ancora rintracciabile? Tutte queste domande necessitavano di una risposta. Dopo che venne presa la decisione di tentare il raggiungimento dell'obiettivo di pervenire a un'esecuzione integrale dell'intero lavoro, fissammo l'estate del 2012, come data per l'esibizione. Ulteriori ricerche rivelarono che, tutto il materiale musicale e le annotazioni relative al balletto completo, giacevano dimenticate (in realtà la traduzione letterale sarebbe 'sonnecchiavano', ndt) negli archivi di Casa Ricordi, fin dall'epoca della prima e unica serie di rappresentazioni alla Scala, la qual cosa significava che il nostro concerto avrebbe costituito la seconda esecuzione completa in assoluto, di questa musica. Tutto ciò, rappresentava un incentivo più che sufficiente per noi. In virtù della soddisfacente collaborazione che avevamo con loro da parecchi anni, ingaggiammo il Coro Filarmonico Ceco di Brno, il mezzosoprano Stella Doufexis (ed anche il tenore Metodi Morartzaliev, impiegato per i vocalizzi fuori scena nel finale, mi verrebbe da aggiungere, a meno che non sia un membro dello stesso Coro Filarmonico Ceco quivi impiegato, i nomi dei singoli elementi essendo inseriti nei titoli di coda, anche se in maniera, per me scarsamente leggibile - mi viene un sospetto - ndt!), per le parti vocali. Ma a questo punto, la faccenda si presentava più problematica. Avremmo dovuto includere anche una compagnia di danza? Come si sarebbe potuta inserire la parte del recitante, all'interno della rappresentazione? Dopo che il libretto di Claudio Guastalla venne completamente tradotto per noi, in una nuova versione ritmica in tedesco, sviluppammo il concetto d'innestare gli interventi recitati all'interno della partitura musicale. Secondo le indicazioni di Guastalla e Respighi, il recitante compare soltanto un paio di volte, la prima all'inizio e poi di nuovo all'incirca a metà. Le altre parti del libretto, non andrebbero recitate, limitandosi puramente a descrivere l'azione. Respighi le ha apposte in corrispondenza dei rispettivi quadri della composizione. Decidemmo coscientemente d'inserirle all'interno del flusso musicale. Pervenimmo a tale conclusione, conseguentemente ai seguenti fattori: la realizzazione scenica di un balletto all'interno della Beethoven Saal della Stuttgart Liederhalle (sede abituale dell'orchestra, ndt) era impossibile, stante la carenza di spazio a disposizione. Inserire delle parti recitate del testo in seno alla parte musicale, avrebbe creato un arco narrativo sufficiente a rendere esplicito lo svolgersi progressivo della trama del balletto, anche nell'ambito di una esecuzione in forma di concerto, specialmente stante il fatto che avevamo deciso di eseguire il pezzo con la versione ritmica in tedesco delle parti recitate (traduzione dall'italiano del libretto di Guastalla, a cura di Marzia Alesi, ndt). Fondere la musica con le parole, fu molto più facile di quel che mi aspettavo, poichè frequenti pause e passaggi tenui della prima, ci diedero l'opportunità d'inserire il testo recitato senza alcun cambiamento, e soltanto una volta dovemmo far ricorso ad alcuni espedienti, come si usa spesso nell'ambito dei musicals e delle operette. Ma chi avrebbe recitato il testo? Poichè il personaggio principale della vicenda, Belkis, era quello al quale venivano attribuite la maggior parte delle parole componenti il testo del libretto, optammo per una voce femminile, anzichè maschile come in origine. Stante che questa figura fiabesca, reca già in partenza, caratteristiche prettamente orientali, decisi conseguentemente di non cadere in questo luogo comune, affidando la recitazione a un'attrice dall'aspetto orientaleggiante. Questo ci avrebbe portato un po' troppo lontano. Perciò scegliemmo una fra le più autentiche e sensibili fra le attrici tedesche cinematografiche e teatrali - Julia Jentsch. Tutti questi sforzi di riportare alla luce una partitura che, secondo le mie considerazioni, era ispirata ed era caduta ingiustamente nel dimenticatoio, giungendo così a ridarle nuova vita ancora una volta, ebbero come risultato un autentico sforzo immane da parte degli oltre 200 musicisti coinvolti. Le prove delle singole parti, successivamente il metterle insieme come elementi integranti l'intero lavoro, ovvero orchestra, recitante, coro e cantanti, resteranno indelebilmente impresse nella mia memoria. Ogni nota cantata e suonata nelle prove era una novità assoluta, e tutto ciò rappresentava un viaggio all'interno di un nuovo mondo, ancora da scoprire. La straordinaria bellezza della musica, la sua strumentazione, l'integrazione magistrale di elementi Arabici, Ebraici, Gregoriani ed Africani, e il prorompente senso teatrale e drammatico di Respighi, si sono rivelati estremamente affascinanti. Nella speranza di avervi contagiato col mio entusiasmo per "Belkis, regina di Saba" di Ottorino Respighi, vi auguro un gran godimento nell'ascolto e nella visione di questo filmato! Vi saluto, il vostro Gabriel Feltz." / Questa la trama di "Belkis, regina di Saba": - "Il vento del Sud apporta novelle sulla Vestale Belkis, di Makeda, la Perla del Sud, dal remoto regno di Saba, al leggendario Re Salomone. Fin da quando è venuta a conoscenza della sua fama, della sua benevolenza e della sua saggezza, lei ha compreso di amarlo. Salomone le fa pervenire un messaggio tramite un uccello fatato, ovvero la leggendaria Araba Fenice, invitandola a raggiungerlo nella sua reggia di Gerusalemme, in maniera da poterla ricevere con tutti gli onori che le competono. Dopo che Belkis ha ricevuto l'invito e ha consultato i Saggi del suo paese, chiede lumi a un Oracolo delle Stelle: può così accettare l'invito. Una lunga carovana, carica di doni preziosi, viene approntata al fine di predisporsi a un lungo viaggio che si protrarrà per parecchi anni, al fine di condurre la Regina, attraversando il deserto, fino ad Israele. Con molta fortuna, tutti i componenti, riescono a sopravvivere a una terribile tempesta di sabbia, che rischia di soffocarli. Ad ogni modo, quando Belkis, finalmente giunta a destinazione, vede tutti i doni sfarzosi che Salomone ha messo da parte per lei, per poterla accogliere con tutti gli onori al suo arrivo, getta i regali che ha portato con sè, nella sabbia, vergognandosi per la loro pochezza. Il palazzo della Reggia di Gerusalemme viene addobbato a festa e gli Abissini, i Beduini e i Nubiani, appena giunti per l'occasione, danzano per intrattenere il Re. Quando Salomone vede per la prima volta il viso di Belkis, dopo averle tolto i veli, si mette anche lui a danzare per lei, come fece in precedenza suo padre Davide, al cospetto dell'Arca dell'Alleanza. Dopodichè il Re e la Regina, cadono l'uno nelle braccia dell'altra..." / Nota finale del traduttore: personalmente mi domando se, stante la presenza di elementi ebraici nella trama, così come nella musica, anche le leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 (Respighi era morto un paio d'anni prima, precisamente il 18 aprile 1936), non abbiano in qualche modo influito negativamente sulle sorti di questo balletto, contribuendo a decretarne la prematura scomparsa dalle scene (ma probabilmente ha ragione Elsa Olivieri Sangiacomo, la vedova di Respighi, nella sua celebre biografia concernente l'illustre marito, quando afferma, a proposito di questo balletto, che si trattava di un lavoro troppo ambizioso e grandioso, per poter sperare che rimanesse in repertorio). E sempre a riguardo delle numerose sortite solistiche di singoli strumenti in seno alla partitura, mi verrebbe da attribuire quelle del flauto al personaggio di Belkis, quelle del violoncello a Re Salomone, mentre quelle dell'ottavino le associerei all'Araba Fenice, ciò detto con beneficio d'inventario. / Per chi volesse saperne di più: www.belkisfilm.de /  Tutto qui!  

martedì 4 febbraio 2014

Cinema per le orecchie su grande schermo panoramico (segue)

Il mio scritto immediatamente precedente a questo, è stata un'imprevista, piccola digressione, da parte mia, ma adesso torniamo a bomba su "Belkis, regina di Saba", di Ottorino Respighi. Come già riferito in precedenza, il dvd del quale mi accingo a parlarvi, documenta quella che è non solo la riesumazione pubblica di una partitura 'dimenticata' da quasi ottant'anni e mezzo dalla prima assoluta (all'epoca della ripresa video), ma rappresenta anche la prima esecuzione integrale assoluta di questa musica, in Germania: --- Respighi: "Belkis, regina di Saba" / Voce recitante: Julia Jentsch; Mezzosoprano: Stella Doufexis; Tenore: Metodi Morartzaliev; / Coro Filarmonico Ceco di Brno, diretto da Petr Fiala; / Stuttgarter Philarmoniker, diretta da Gabriel Feltz; / Regia video: Martin Andersson; Produttore: Christian Mueller; / Ripresa dal vivo, effettuata il 17 giugno 2012, alla Beethoven Saal, Stuttgart Liederhalle; / Libretto interno con note bilingui in tedesco e in inglese; / Dvd 5 (singolo strato), regione 0, Pal 16:9 (1:2.35), Dolby Digital 5.1 (concerto) e 2.0 (documentario), durata circa 110 minuti (concerto) e circa 6 minuti (documentario), in tedesco con sottotitoli in inglese; - Dreyer Gaido DVD 21079 (disponibile anche in blue-ray disc come art. BD 21081); prezzo euro 19,99. --- Purtroppo, come usuale in questi casi, c'è da lamentare la vergognosa assenza di note in lingua nostrana, così come nel libretto non viene riportato il testo recitato e cantato, poichè trattandosi di un'esecuzione pubblica in terra germanica, la parte recitata, oltre ad essere stata affidata a una voce recitante femminile anzichè maschile come originariamente previsto in partitura, per motivi che vedremo più avanti, il testo relativo è stato tradotto in tedesco e purtroppo i sottotitoli sono soltanto in inglese, ma nonostante questi appunti, il risultato complessivo dell'esibizione, mi sembra decisamente rimarchevole. Ovviamente il mezzosoprano e il coro misto, cantano il testo originale in italiano e in quel caso sullo schermo, compaiono dei sottotitoli in tedesco, non sempre puntualissimi e precisissimi, peraltro; riguardo alla pronuncia italiana di ambedue, l'ho trovata un poco aliena, soprattutto quella del mezzosoprano che, ad un certo punto, pronuncia erroneamente 'insenso' anzichè 'incenso', ma per il resto la prova mi è sembrata più che valida. Riguardo agli interventi della voce recitante, nonostante si sia  adottata, anche per ovvie ragioni, una versione ritmica tedesca, l'attrice in questione mi sembra avere un bellissimo timbro, oltrechè integrarsi efficacemente nel flusso musicale, come purtroppo di rado capita di verificare quando la parte recitata di un brano musicale viene affidata a un attore teatrale o cinematografico, poichè in genere o risultano gelidamente accademici o insopportabilmente gigioni, in ambedue i casi rimanendo estranei al tessuto musicale, la qual cosa mi par proprio, nel caso di questo video, non accada affatto, per fortuna. Valido anche l'apporto del tenore fuori scena, con la sua serie di brevi vocalizzi, così come dell'orchestra, dell'organo e dei gruppi di ottoni e percussioni fuori scena anch'essi, una resa complessivamente ottima, come testimoniato dalle numerose sortite solistiche di singoli strumenti, nonostante qualche piccola smagliatura nel corso dell'esecuzione. Chiaramente entusiasta, convinto e convincente, nonostante si sbracci un pò troppo, mi è sembrato il direttore d'orchestra, in grado di dipanare l'intricata matassa, senza perdere mai il filo e senza mai farsi prendere la mano, poichè ripensando anche all'osservazione fatta dal regista del video e da me citata nello scritto precedente, per questa musica vale più o meno la stessa osservazione fatta, sere fa, da un conduttore di Radiotre, riguardo alla "Tzigane" di Ravel, ovvero che, trattandosi di musica sia pur bellissima ma costantemente al confine del kitsch, che sia nel caso di Ravel che di Respighi, viene dappresso sfiorato senza mai essere superato, questo richiede da parte dell'interprete un gusto sorvegliato, che non lo induca a debordare, a esagerare con l'espressività, a danno quindi della sostanza musicale. Direi proprio che, nel caso del video tedesco, il direttore, che stranamente mi era ignoto così come gli interpreti vocali e la recitante, sia stato bravissimo, pur nell'ambito di una conduzione intensa, vibrante e appassionata, giustamente salutata con calorosissimi applausi al termine (peccato solo per quei posti vuoti in prima fila, evidentemente anche in Germania mala tempora currunt), nel non cadere in queste trappole, rendendo così alla fine un bellissimo servizio a questa magnifica musica. La qualità delle immagini in formato panoramico del video è complessivamente molto buona, pur con qualche eccesso di ricorso alle sfocature da parte della regia, stacchi non sempre puntualissimi e qualche inquadratura un pò stramba (curioso che, in fase di montaggio del video, non si sia notato chiaramente, a un certo punto, quando vengono ripresi gli ottoni fuori scena,  piedi e gambe di qualcuno di passaggio, sullo sfondo). Certo il formato panoramico e i criteri di ripresa adottati, rispondono, almeno nelle intenzioni, al concetto di "cinema per le orecchie" propugnato innanzitutto dal regista del video, come si evince anche visionando il breve ma interessante documentario riguardante il 'dietro le quinte' dell'impegnativa intrapresa, anch'esso in tedesco con sottotitoli in inglese, ma al sottoscritto il risultato complessivo non sembra granchè diverso da una normale ripresa televisiva di buon livello di un concerto sinfonico (anche se, per onestà, devo ammettere di avere concentrato la mia attenzione più sul versante audio-musicale che su quello video). Nel breve documentario inoltre, a parte alcuni sintetici interventi del direttore d'orchestra e del regista video, si mostrano serratamente i criteri adottati per la disposizione dell'orchestra, dei solisti, del coro e dei gruppi fuori scena, in vista dell'esibizione pubblica con relativa ripresa video e si vedono anche alcuni istanti delle prove. Quanto al tipo di disco adottato, a singolo strato (DVD 5), anzichè ricorrere, in virtù di una minore compressione anche della parte video e quindi di una qualità ottenibile potenzialmente maggiore, a un disco a doppio strato (DVD 9), nonostante la qualità complessivamente adeguata delle immagini ottenuta pur con l'adozione di tale compromesso, ma soprattutto riguardo alla ripresa audio, complessivamente ottima, avrei però qualcosa da ridire, per via della codifica adottata, almeno nel caso del dvd in esame, poichè, trattandosi di un concerto sinfonico, avrei preferito al pur valido Dolby Digital, il più performante Dts o, meglio ancora, il PCM Stereo Lineare, che avrebbe senz'altro garantito una resa sonica superiore, importantissima in partiture complesse come questa. In ogni caso, la timbrica è buona, così come l'immagine stereofonica (non posseggo un impianto multicanale), per contro la selettività e il dettaglio mi sembrano a tratti leggermente offuscate dall'acustica riverberante della sala, quanto alla dinamica risulta complessivamente buona ma un poco manipolata, con qualche accenno di compressione in alcuni dei passaggi più intensi e una certa distorsione dei picchi, in corrispondenza della 'danza guerriera' nella seconda parte, ed è in questi casi, secondo me, che si avvertono i limiti del Dolby Digital, aggiungiamoci alcuni suoni un pochino incerti e traballanti durante la seconda parte, forse dovuti a un imperfetto montaggio audio o ai limiti insiti in una ripresa dal vivo, pur tuttavia questi sono ovviamente rilievi da parte di un ipercritico, che non inficiano più di tanto l'assoluta godibilità del risultato complessivo. L'unica caratteristica che trovo un poco fastidiosa è data dal fatto che l'audio del documentario è inciso ad un livello sensibilmente più alto di quello del concerto. Da rilevare il fatto che, nei titoli di coda, che scorrono rapidamente, siano anche riportati i nomi di tutti i singoli componenti del coro, sezione per sezione, analogamente a quelli degli orchestrali! Comunque sia, c'è da essere grati ai tedeschi, per averci consentito di colmare una simile rimarchevole lacuna, nell'attuale panorama videodiscografico, una delle pochissime uscite tutt'altro che inutili, anzi direi proprio essenziali, nel sempre più asfittico panorama delle novità discografiche in generale, un titolo comunque entusiasmante, nel suo complesso. Ma a questo punto, a ulteriore complemento di quanto già affermato, ritengo utile e interessante riportare, pressochè integralmente, nel mio prossimo post, quello che ci dice il direttore d'orchestra, Gabriel Feltz, nelle sue note, riportate all'interno del libretto del dvd e intitolate, per l'appunto, "Cinema per le orecchie" (la traduzione dall'inglese è del sottoscritto), alle quali seguono le considerazioni del regista del video, la trama succinta del balletto e cenni biografici concernenti gli interpreti principali, il coro e l'orchestra. Mi pare di aver capito, visionando il breve 'dietro le quinte' in appendice, con l'ausilio dei sottotitoli in inglese, salvo miei abbagli, che la filarmonica di Stoccarda abbia acquisito il diritto esclusivo di esecuzione di questa partitura nel 2009, non ho idea ovviamente a che condizioni e quando eventualmente scadrebbe. Comunque sia, nel frattempo, non sarebbe affatto male se, anche interpreti nostrani adusi a questo genere di repertorio, come per esempio Gianandrea Noseda e Francesco La Vecchia con le rispettive orchestre e relative etichette discografiche, ci facessero ben più di un pensierino in merito, approdando, prima o poi, a una qualche incisione in studio, dalla resa acustica potenzialmente ottimale, la qual cosa non guasterebbe affatto, anche se certamente, in questi tempi bui, l'impresa si dovesse rivelare ardua, per ovvie motivazioni, ma la speranza è l'ultima a morire, come ben si sa (continua). 

giovedì 30 gennaio 2014

Una stecca clamorosa!

Iersera, ascoltando alla radio un concerto della rassegna "Mi-To, Settembre Musica", registrato al Regio di Torino il 6 settembre scorso, con un programma comprendente musiche di Bartòk e Dvòrak eseguite dall'Orchestra Filarmonica di Budapest diretta da Ivan Fischer, con l'apporto in uno dei 2 pezzi del compositore ungherese in programma, anche del coro del 'Regio' sotto la direzione di Claudio Chiavazza (anche se sulla corretta denominazione dell'orchestra così come annunciata dal conduttore di Radiotre, avrei qualche dubbio, non è forse Ivan Fischer direttore stabile dell'Orchestra del Festival di Budapest?), durante l'esecuzione del quarto movimento dell'ottava sinfonia del compositore ceco, inserita nell'ultima parte del concerto, ecco che ti sento, a sottolineare uno dei temi presenti nella partitura, un sonoro "AH, AH, AH!", pronunciato ad alta voce, secondo me dallo stesso direttore o forse dagli strumentisti dell'orchestra (almeno secondo il conduttore di Radiotre) o forse ancora, da tutti i musicisti, che mi ha fatto letteralmente trasalire, facendomi lo stesso effetto di una stecca clamorosa e guastando, stupidamente, un altrimenti buon concerto (non so come l'avrà presa il pubblico allora presente in sala che pure non ha disdegnato applausi calorosi ai musicisti). Secondo il conduttore di Radiotre, questo denotava il coinvolgimento viscerale dei musicisti ungheresi, sarò cretino io, ma a me ha fatto l'effetto di una insulsa gigionata 'pour épater les bourgeois', cioè degna di pubblici di bocca buona, mi auguro vivamente che non divenga una moda, in quest'epoca d'insulsaggine dilagante non si sa mai! Con la scusante del cosiddetto 'coinvolgimento viscerale', di lì a passare all'abbandonarsi a rutti e flatulenze varie in pubblico, basta veramente poco! Non oso immaginare quel che potrebbero combinare, per esempio, questi musicisti ungheresi, qualora gli venisse lo sfizio di abbuffarsi di goulash, poco prima dell'inizio di un'esibizione pubblica, chissà che delizia! Non bastavano le cantilene di Arturo Toscanini o gli arcinoti mugugni di Glenn gould, ampiamente documentati in disco, per tacere degli 'abbandoni' e/o dei muggiti di questo o quel divetto odierno, durante le loro esibizioni in pubblico, pure questo ci si deve sciroppare! Il troppo stroppia, ma fate i musicisti seri, ammesso che ne siate ancora capaci, anzichè i buffoni! Quando siete in vena di 'coinvolgimenti viscerali', vi suggerisco di farveli passare con una congrua dose di lassativo, così vedete come vi liberate prontamente, vi assicuro che vi sentirete leggiadri come mai in vita vostra, pronti più che mai ad affrontare l'arena! Datemi retta, lo dico per il vostro bene! Vi prego, vi scongiuro! Per piacere, fate in modo, possibilmente, di non 'stimolarmi' mai più, a simili riflessioni 'viscerali'!!!

mercoledì 29 gennaio 2014

Cinema per le orecchie.

Perbacco, direi persino un autentico orgasmo uditivo! Singolare il fatto che molte delle composizioni di Ottorino Respighi, al semplice ascolto, evochino dappresso, in maniera prepotente, un'immaginario cinematografico, pur non essendo mai stato il nostro, mai minimamente tentato di comporre colonne sonore, nè tantomeno che l'ambiente cinematografico abbia mai provato ad approcciarlo, almeno a quanto mi risulta, eppure, dicevo, la sua musica possiede una potenza immaginifica debordante, una sorta di cinematicità innata. Queste considerazioni mi sono ritornate spontanee ultimamente, dovute al reperimento di un dvd, comprendente una versione integrale del suo balletto "Belkis, regina di Saba", da me acquistato il mese scorso. E' probabilmente la partitura per balletto più folle, ipertrofica, originale che mi sia capitato di ascoltare, un qualcosa che mi ha lasciato veramente stupefatto, pur conoscendo parecchie delle sue composizioni, dandomi l'ennesima dimostrazione della fantasia veramente sconfinata del suo autore che qui non sembra veramente conoscere limiti. Fino ad ora, di questo balletto, composto nel periodo 1930-31, erano reperibili soltanto 3 eccellenti edizioni discografiche della relativa suite da concerto, realizzata nel 1934, alla quale, nelle intenzioni dell'autore, avrebbe dovuto farne seguito una seconda, purtroppo mai concretizzata, in seguito a una grave malattia che lo portò alla morte, ma dichiaro subito che, per quanto splendida sia la suite da concerto, sbiadisce di fronte all'ascolto della composizione integrale, di una eloquenza fluviale e immaginifica, dalla quale si evince che l'autore ha veramente superato sè stesso, non solo in materia di risorse timbrico-dinamiche (da andare anche oltre la più fervida delle immaginazioni) e ritmiche, nel trattamento dell'organico impiegato, ma anche riguardo a un'intensità espressiva sovente portata al calor bianco. Altrochè, come spesso gli viene ingiustamente accusato, di comporre una musica effettistica ma vuota, questa musica qualcuno la potrà anche trovare ridondante, io direi persino sfacciatamente ridondante, ma è realizzata in una maniera trascinante come poche, un qualcosa che ti prende dall'inizio per non mollarti più fino alla fine, di una perizia tecnica trascendentale, che fonde elementi etnici e occidentali in un modo da lasciare increduli, per l'epoca in cui venne realizzata. Chi conosce soltanto i 3 arcinoti poemi sinfonici 'romani' di Respighi, non può che avere una visuale limitata e parziale dello stile del compositore, qui si arriva parecchio oltre, persino oltre rispetto a quello che ritenevo il suo lavoro forse più pirotecnico ed 'estremo' nel trattamento dell'organico orchestrale, ovvero le "Vetrate di Chiesa", non pensavo proprio che potesse aver superato quel limite e invece è proprio così! Pensate che frammenti di questa musica da balletto, mi stanno 'tormentando' piacevolmente il cervello da giorni, non credo che 'riuscirò a liberarmene' per almeno un bel pezzo! Questo balletto ebbe la prima al Teatro alla Scala di Milano, il 23 gennaio del 1932, prima a cui seguirono una decina di  repliche (le coreografie erano di Leonide Massine, con scenografie e costumi di Nicola Benois, figlio di Alexander Benois, il celebre scenografo di Sergei Diaghilev, ballerini principali la valente danzatrice persiana Leila Bederkhan, autentica principessa caucasica, nel ruolo di Belkis, l'allora giovane e promettente David Lichtenstein o Lichine, ebreo russo del Baltico, nel ruolo di Salomone e una giovane esordiente della scuola di danza scaligera, Attilia Radice, nel ruolo dell'Araba Fenice; la direzione d'orchestra era affidata a Franco Ghione), dopodichè non venne mai più riesumato fino al 17 giugno del 2012 (nonostante il successo travolgente della prima assoluta scaligera, con recensioni entusiastiche in tutta Europa e negli Stati Uniti), ovvero quasi ottant'anni e mezzo dopo e soltanto in forma di concerto, in quel di Stoccarda e il dvd costituisce la ripresa video di tale evento. Peraltro il motivo di questa prolungata assenza dai palcoscenici dei teatri, così come dalle sale da concerto, si spiega almeno in buona parte, col fatto che richiede un organico complessivo davvero smisurato, colossale. Credo che, all'epoca, ci sia voluto il concorso di un migliaio di persone fra danzatori, strumentisti e compagnia bella, per poterlo allestire (vennero realizzati più di 600 costumi di scena), per cui, attualmente richiederebbe un cospicuo esborso economico oltrechè la disponibilità di uno spazio adeguato a qualunque ente musicale che volesse accingersi a una tale intrapresa, la qual cosa diventa praticamente impossibile nei tempi attuali di crisi. Già lo sforzo fatto in quel di Stoccarda per realizzarlo sia pure soltanto in forma di concerto, s'intuisce essere stato non indifferente, guardando il video. L'organico degli esecutori essendo già in sè cospicuo, poichè integra un'orchestra di 120 elementi, un coro misto di circa 80, con l'aggiunta di una voce recitante e un mezzosoprano sul palco, un tenore e gruppi strumentali di ottoni e percussioni fuori scena e, ciliegina sulla torta, anche un'organo, per un totale di oltre 200 musicisti e scusate se è poco, per quasi un'ora e tre quarti di musica, decisamente un lavoro ambizioso, che a suo tempo richiese frotte di danzatori in scena, al fine di rappresentare, oltre ai personaggi principali, l'avvicendarsi di folle di persone, carovane ed eserciti. Deve essersi trattato di uno spettacolo veramente fuori dall'ordinario, per chi ebbe la ventura di assistervi. Dopo che a suo tempo avevo ascoltato la suite da concerto, speravo proprio che, prima o poi, qualcuno si prendesse la briga di farci conoscere la partitura intera, meno male che ci hanno pensato in Germania, perchè qui da noi si poteva veramente attendere invano, per la serie "nemo profeta in patria"! Ringrazio il cielo di avermi dato modo di conoscere pressochè integralmente una tale meraviglia, della quale auspicherei anche una incisione discografica in studio, al fine di poterne godere in maniera ottimale, stante le innumerevoli preziosità strumentali di cui è costellata, difficilmente rendibili in toto nell'ambito di una ripresa dal vivo, sia pure di ottima qualità. Questo balletto in 2 parti e 7 quadri, la cui stesura della trama, del testo della parte recitata e delle didascalie apposte in partitura ai singoli quadri, si deve alla mano di Claudio Guastalla (che riciclò, per l'occasione, un suo precedente abbozzo di libretto operistico, basato sul medesimo soggetto e rimasto inutilizzato), librettista abituale per quel che concerne i lavori destinati al teatro di Respighi (suoi i 'suggerimenti' anche per i titoli apposti a ciascuna delle 4 "Vetrate di chiesa" del compositore bolognese), salvo che per la "Marie Victoire" recante invece un libretto in francese del drammaturgo Edmond Guiraud (oltrechè i 2 lavori teatrali giovanili, "Re Enzo", su libretto di Alberto Donini e "Semirama", su libretto di Alessandro Ceré e a parte la fiaba musicale "La bella dormente nel bosco", su libretto di Gian Bistolfi), non è soltanto gravido di sorprese sul piano timbrico e ritmico, ma vi alterna anche rapinose folate melodiche veramente singolari, affidate soprattutto agli archi, con dei momenti 'rumoristici' nei quali si fa ovviamente ampio impiego di percussioni (penso soprattutto alla descrizione di una tempesta di sabbia, poco dopo l'inizio della 2^ parte, con il singolare intervento dell'organo) non indegni di un Varèse,  un uso suggestivo del coro (misto nella 1^ parte, solo femminile a contrappuntare la sortita del mezzosoprano nella 2^, in quest'ultimo caso, dopo una prima sezione gregorianeggiante, successivamente adotta un andamento cullante che mi ha fatto pensare vagamente alla "Lakmè" di Délibes), la sequela di brevi ma suggestivi vocalizzi intonati dal tenore fuori scena, poco prima del finale del balletto, il canto dal sapore arcaicizzante che costituisce l'intervento del mezzosoprano (le cronache del periodo, parlerebbero, per la verità, di diversi solisti vocali presenti in origine, anzichè il paio qui utilizzati), le numerose sortite solistiche di singoli strumenti come il sassofono soprano, con un assolo dal carattere vagamente blues, o del flauto (il cui assolo iniziale apre la prima parte del balletto, comprendente i primi 3 ampi quadri), dell'ottavino, del violino, della viola (l'assolo della quale apre la seconda parte della composizione, con i restanti e più sintetici 4 quadri) e del violoncello, soprattutto quest'ultimo coi suoi melismi, mi ha fatto avvertire nettamente l'impronta di Rimski-Korsakov (in modo particolare, guarda caso, proprio quello della celeberrima "Sheherazade", ma anche, come rilevato da altre fonti, quello della 2^ sinfonia "Antar", ed inoltre pure quello della suite da "Il gallo d'oro"), del quale Respighi è stato notoriamente allievo, un'impronta che non lo abbandonerà mai, anche se in questo caso mi verrebbe voglia di dire che l'allievo in questa partitura ha superato il maestro, se possibile (ma così come nell'operato di Alfredo Casella, altro esponente come il nostro della cosiddetta 'generazione dell'80', permanentemente influenzato dallo stile di Mahler da lui ammirato, la personalità di questi compositori è talmente forte, da non correre il rischio di confonderli coi loro idoli, nonostante gli evidentissimi rimandi stilistici), per contro negli assoli dell'oboe, avverto nettissima la lezione del Ravel del balletto "Ma mére l'oye", che credo sia stato realizzato nel 1927, ovvero pochi anni prima (ma altre assonanze raveliane nel corso della composizione, mi fanno pensare, guardacaso anche alla sua "Shéhérazade", ouverture de féerie, per orchestra, ascoltata di recente in radio; ma ci sarebbe anche da aggiungere che la "danza guerresca" inserita nel 2° atto di "Belkis", appare evidentemente modellata sull'omologa raveliana contenuta nella 2° parte del balletto, o sinfonia coreografica secondo la definizione del compositore medesimo, "Daphnis et Chloé", del 1912). Inoltre, nel lavoro respighiano è particolarmente rilevante la pletora di diversi tipi di sordine impiegate per le trombe e i tromboni, con delle sonorità veramente inusitate, caratterizzate da singolarissimi glissandi. Ma ho notato anche, nel video, vicino al timpanista, uno strano supporto con diverse coppie di bacchette di vario tipo, a riprova della vasta gamma di sonorità richieste dalla partitura anche a questi strumenti, mentre la grancassa grande, disposta singolarmente in orizzontale anzichè in verticale come di consueto, adopera ovviamente mazze ben più corpose, la presenza di una batteria di 3 bonghi, oltre che tamburo militare, tam-tam, piatti, piatti sospesi, triangolo, xilofono, celesta, campanelli, tamburello basco, eliofono o macchina del vento, pianoforte in orchestra, tacendo degli strumenti fuori scena, ovvero trombe, tromboni, un altro tam-tam, campana e una ulteriore macchina del vento. In orchestra i legni e gli ottoni sono a 3, con la presenza di 2 arpe (le cronache del tempo parlano anche della presenza di alcuni sitar e di altri strumenti etnici in organico, non presenti nel video in questione, la qual cosa mi fa presumere che si sia ricorso, in questo caso, a qualche compromesso, riducendo il numero complessivo degli esecutori, vocali e strumentali, rispetto a quelli originariamente previsti in partitura). Originalissime anche certe sonorità ruvide e raschianti, ottenute dalla massa degli archi, almeno queste le mie impressioni in ordine sparso. C'è persino uno dei motivi che circolano all'interno del lavoro, che mi ricorderebbe vagamente il celebre tema dell'adagio dal 'Concierto de Aranjuez' di Rodrigo, se non fosse che quest'ultimo è stato creato successivamente, ovvero nel 1939, così come a tratti la musica di "Belkis" mi ha fatto pensare al Rota cinematografico, che più o meno in quel periodo, esordiva proprio come compositore di musica da film, anche se in maniera circoscritta e limitata, non potendo quindi dispiegare appieno la sua personalità, cosa che avverrà ben più tardi, poichè riguardo al primo titolo da lui musicato, ovvero "Treno popolare" di Raffaello Matarazzo, in pratica il suo apporto venne limitato sostanzialmente al solo riarrangiamento di alcune note canzoncine dell'epoca, inserite nel corso del film, venendogli così negata in partenza, l'espressione della sua peculiare cifra stilistica, da lui già posseduta all'epoca. Tornando al balletto respighiano, certo dinamismo ed esuberanza ritmici di momenti come la 'danza guerresca' nella 2^ parte, sembrerebbero rimandare anche al compositore americano Copland, la qual cosa non mi sembrerebbe poi così improbabile, visto che Respighi aveva rapporti con gli Stati Uniti ("Feste Romane" venne eseguita in prima assoluta nel 1928, dalla Philarmonic Symphony Orchestra of New York, diretta da Arturo Toscanini, "Vetrate di chiesa" e "Metamorphoseon-Modi XII, tema e variazioni", gli vennero commissionate dalla Boston Symphony Orchestra, diretta da Sergei Koussevitski, il secondo dei 2 brani, se non sbaglio, per il 50° anniversario della compagine bostoniana), ed era amico del compositore e direttore d'orchestra statunitense, anche se di origini svedesi, Howard Hanson, che tra l'altro in quegli anni vinse il "Prix de Rome", per la sua seconda sinfonia "Romantica", il cui stile, oltre a essere debitore di Mussorgski, Grieg e Sibelius, è parzialmente influenzato anche da quello del compositore bolognese. Sicuramente, riguardo a quest'ultimo, la musica di "Belkis", nella sua enfasi e magniloquenza persino sfacciata, risente senz'altro dell'atmosfera dell'epoca, analogamente al mistero in un atto "Il deserto tentato" di Alfredo Casella (l'ultimo dei 3 unici contributi al repertorio del teatro lirico, assieme a "La donna serpente", lavoro in 3 atti e all'opera da camera, anch'essa in un atto, "La favola di Orfeo", del compositore torinese), composto proprio in quegli anni, dopotutto era il periodo delle campagne di Etiopia e dell'Abissinia, durante il regime mussoliniano (dico questo non certo per cadere nel luogo comune di voler assimilare Respighi in toto al fascismo, al quale, come altri, aderì in realtà in maniera, a dir poco, decisamente relativa e forzata, non certo per intima convinzione, nè tantomeno per opportunismo, stante il prestigio internazionale di cui godeva, al contrario era il fascismo che, caso mai, se ne serviva per portare acqua al suo mulino, voglio solo rilevare come anche il compositore bolognese non fosse certamente del tutto impermeabile al clima generale di quel periodo, all'atmosfera dell'epoca) e a voler essere proprio ipercritici, questo balletto, analogamente ad altri lavori del musicista felsineo, sembra più un immenso poema sinfonico per voci e orchestra, più una sinfonia coreografica alla maniera di un "Daphnis et Chloé" di Maurice Ravel,  che un lavoro prettamente destinato alla danza (in effetti, lo rileva anche il direttore d'orchestra tedesco, nel breve documentario in appendice, quando dichiara che la musica, eminentemente sinfonica nel suo trattamento vocale e strumentale, è caratterizzata da un'estrema mutevolezza agogica, oltrechè cambiare di atmosfera nel volgere di pochi istanti, rendendo certamente le cose non facili ai danzatori), anzi secondo una dichiarazione del regista del video, musicista jazz lui medesimo, contenuta in un breve 'dietro le quinte', unico contenuto aggiuntivo del dvd, questa musica sarebbe costantemente in bilico fra kitsch e sublime, osservazione molto acuta e condivisibile, eppure, nonostante ciò, la forza rapinosa di questa composizione, ti fa passare tranquillamente sopra a questi rilievi, è decisamente grande musica, dall'andamento ritmico estremamente flessibile, come giustamente rilevato dal direttore d'orchestra, sempre durante il breve 'dietro le quinte' summenzionato, veramente e supremamente "cinema per le orecchie", come del resto viene definito anche all'interno del fascicoletto che accompagna il disco. Proprio "cinema per le orecchie" e per giunta su grande schermo panoramico! A proposito sempre di questo lavoro, ricordo che, anni fa, trovandomi all'interno di un tendone dove si vendevano libri usati e a metà prezzo, qui a Bologna, in piazza Verdi, casualmente occhieggiai un vecchio titolo il cui autore era un critico musicale nostrano del quale non rammento il nome, ma che attirò la mia attenzione in quanto si trattava di una pubblicazione che ambiva a tracciare un panorama complessivo delle nuove generazioni di compositori italiani dell'epoca, essendo stato pubblicato verso la fine degli anni '30. Orbene, in questo tomo, abbastanza interessante pur essendo chiaramente datato e del quale non ricordo nè il titolo, nè l'editore, sfogliandolo, mi accorsi che, a parte alcuni giudizi decisamente sommari, come, per esempio,quello relativo a Victor De Sabata compositore, sbrigativamente inserito fra gli epigoni straussiani, mentre invece basterebbe ascoltarne proprio il suo stupefacente balletto "Le mille e una notte", putacaso anch'esso definito recentemente da un recensore nostrano, come una partitura superficialmente hollywoodiana, tanto per cambiare (segnalo, per gli eventuali interessati, che di questa partitura ne esitono un paio di edizioni discografiche, di cui una integrale e l'altra riguardante la sola suite da concerto), guardacaso composto più o meno negli stessi anni del lavoro di Respighi, per rilevarne, al contrario, pur fra vari rimandi stilistici, l'assoluta originalità di linguaggio, ecco proprio che, nel trafiletto dedicato a Respighi, si parla, ma guarda un pò, del suo "Belkis", dopotutto andato in scena pochi anni prima. L'autore del saggio, dopo aver rilevato la presenza di strumenti etnici in seno all'orchestra e aver riferito sinteticamente dei pareri estasiati degli stessi orchestrali, riguardo alle sonorità inusitate ottenute dal compositore, alla fine, ne traccia un giudizio come al solito, nel caso di Respighi, decisamente negativo, ovvero di una musica di grande effetto e nessuna sostanza, tanto per cambiare, l'unica cosa che simili detrattori non gli potevano, loro malgrado negare, era la strepitosa perizia tecnica nel trattamento dell'orchestra, tale ne era l'evidenza; il sottoscritto, assai più modestamente, asserisce semplicemente che Respighi fosse in tutti i sensi, un autentico mostro di bravura, troppo bravo in un paese di cialtroni invidiosi quale è sempre stato l'Italia, per giunta capace di scrivere musica orecchiabilissima, tonalissima, ma rimanendo moderno e originale, in barba ad Adorno e soci!  Ma essendomi già dilungato più che a sufficienza su "Belkis, regina di Saba", lavoro che fonde in modo singolare, nella sua scrittura, elementi ebraici, africani e arabici, con modalismi gregoriani, ne rimando la disamina critica del relativo video, allo scritto seguente, nel quale disquisirò anche riguardo alla parte affidata alla voce recitante, originariamente prevista per voce maschile e inizialmente limitata a 2 soli interventi (in verità l'autore aveva pensato anche ad un terzo intervento a cavallo degli ultimi 2 quadri del balletto, ovvero fra il 6° ed il 7°, ma venne dissuaso in ciò dall'editore Tito Ricordi, il quale temeva che il pubblico potesse spazientirsi), cioè all'inizio e a circa metà del balletto, stante il fatto che, per questa versione da concerto oggetto del video, si sono adoperati criteri differenti (continua). 

venerdì 24 gennaio 2014

Il coraggio.

Ripensando a "L'Africaine" di Meyerbeer (il cui vero titolo sarebbe, assai più propriamente "Vasco De Gama", ma purtroppo essendo l'autore morto subito dopo averla composta, ci pensò il musicologo François-Joséph Fétis a farla portare in scena l'anno dopo, nel 1865, al prezzo non solo del mutamento del titolo, ma anche di tagli, alterazioni e stravolgimenti assurdi), radiotrasmessa in diretta nel novembre scorso dalla Fenice di Venezia, durante uno degli intervalli, veniva intervistato dall'inviato di Radiotre, il sovrintendente del teatro, definito persona coraggiosa per 'l'originalità' di tale scelta nel cartellone, che inaugurava l'attuale stagione del teatro. Ma quale coraggio nello scegliere un lavoro del 1864 (oltretutto nemmeno nella recente edizione critica di circa 4 ore effettive di musica, a cura di Juergen Schlaeder, senz'altro più fedele all'autografo meyerbeeriano, messa in scena all'inizio del 2013 alla Chemnitz Stadt Oper e presto su cd per conto della Cpo, ma, al contrario, nella consueta versione spuria realizzata da Fétis, probabilmente per risparmiare sui diritti d'autore spettanti in questo caso al revisore, sia pure con lo schizofrenico criterio di riaprire qualche taglio qui, per tagliare indiscriminatamente qua, tanto per salvare maldestramente la faccia), mica stiamo parlando di un'opera contemporanea in prima assoluta, vogliamo scherzare? Semmai è una vergogna che simili lavori siano rappresentati di rado nei teatri sparsi per il mondo, soprattutto quasi mai in forma integrale, ma di regola pesantemente amputata per biechi motivi di natura economica e in casi come questi a farne le spese, trattandosi di grand-opèra, sono il più delle volte, le sequenze di balletto, quasi sempre estromesse del tutto o, nella migliore delle ipotesi, ridotte a risibili tronconi, tanto per salvare la faccia (ma vi sembra giusto che un sovrintendente di un teatro nostrano guadagni da 1000 a 3000 euro al giorno, con l'aggiunta di auto blu, appartamento, vitto, lavatura e stiratura e benefici vari a carico del contribuente, mentre lo stipendio medio di un orchestrale dello stesso teatro, senza alcun 'benefit' aggiuntivo, si aggira intorno ai 1000 euro al mese, come giustamente stigmatizzato sul mensile 'Musica', tenuto conto che i sovrintendenti che si avvicendano nei teatri italiani, sono sempre i soliti noti, facenti parte di quella conventicola politico-massonica alla quale si riferì a suo tempo, Enrico Stinchelli, sempre sulla rivista 'Musica'; e poi ci si lamenta dei tagli ai finanziamenti per la cultura, una bella faccia tosta, non c'è che dire! Va da sè che, con l'abolizione di simili assurdi privilegi, si troverebbero più facilmente fondi per gli spettacoli!). Durante l'intervista summenzionata, inoltre, il sovrintendente della Fenice, ha mentito spudoratamente, quando ha affermato che, la versione dell'opera che stava andando in scena, era quella da 4 ore complessive che, se così fosse stato, sarebbe stata pressochè integrale, mentre in realtà il sottoscritto ha cronometrato non più di circa 2 ore e 49 minuti totali effettivi di musica, col balletto ovviamente ridotto a un miserrimo lacerto, svilendolo a semplice interludio strumentale, in aggiunta a sforbiciamenti vari senza costrutto qui e là, col direttore d'orchestra che, anche lui intervistato durante gli intervalli, si arrampicava ignominiosamente sugli specchi, per giustificare un simile aborto testuale! Ma da quando in qua, nel computo della durata complessiva di uno spettacolo, si inseriscono anche gli intervalli e i cambi di scena all'interno dei singoli atti di un'opera, perchè non la smettete di prenderci sfacciatamente per i fondelli? A maggior ragione del persistere di questa pratica indecente dei teatri che, quando decidono di mettere in scena simile repertorio, regolarmente le partiture ne vengono stuprate, il mondo discografico, a conforto del semplice appassionato, avrebbe dovuto contrastare tale nefandezza, immettendo sul mercato delle edizioni assolutamente integrali e attendibili, soprattutto le grosse case discografiche, che avevano i mezzi finanziari per poterselo permettere. E invece ciò non è avvenuto che in minima parte, tant'è che, per esempio, delle pochissime edizioni esistenti  de "L'Africaine" di Meyerbeer, non ce n'è una che sia minimamente attendibile e integrale, nemmeno in riferimento alla versione approntata da Fétis, mentre, rimanendo nell'ambito dello stesso autore, lo stesso discorso vale per "Robert le diable", titolo importantissimo in quanto è proprio con questo lavoro che il compositore, ufficialmente, inventa un genere nuovo, ossia il "Grand-Opèra"; inoltre abbiamo 2 sole edizioni integrali di "Le profète", entrambe dirette da Henry Lewis, una di studio della Cbs/Sony, l'altra derivante da una registrazione Rai, pubblicata da varie etichette tra cui l'Arkadia; 2 sole edizioni pressochè integrali de "Les Huguenots" (Richard Bonynge/Decca, Cyril Diederich/Erato). Passando a Gounod, 2 sole edizioni pressochè integrali del suo titolo più noto, il "Faust" (Michel Plasson/Emi, Carlo Rizzi/Teldec), una sola edizione veramente integrale di "Romèo et Juliette" (la seconda incisione di Michel Plasson per la Emi, quella con Roberto Alagna come protagonista), una di "Mireille" (Michel Plasson/Emi). Quanto a Thomas, una di "Mignon" (Antonio De Almeida/Cbs-Sony) e solo una di "Hamlet" (sempre diretta da Antonio De Almeida per la Emi). Purtroppo nessuna delle edizioni disponibili de "La juive" di Halèvy è attendibile e integrale, almeno a quanto mi risulta, così, a volo d'uccello, salvo scherzi della memoria (per ulteriori approfondimenti rimando alla nota guida di Elvio Giudici). Come si evince da tutto ciò, il mondo videodiscografico ha supplito in maniera insufficiente a questa lacuna (per me è come se si trattasse di un diritto negato), stante il fatto che la maggioranza delle edizioni disponibili sul mercato sono, dal punto di vista testuale, amputate e inattendibili, come già rilevato in precedenza. Si è preferito saturare il mercato di inutili barbieri, rigoletti, trovatori, traviate, tosche, bohème, butterfly, turandot, don giovanni,boiate barocchiste e cavoli vari per fare da cassa di risonanza ai divetti plasticosi di turno, pratica non ancora cessata nemmeno nei tempi attuali di crisi, sprecando così le potenzialità culturali dello strumento discografico, in nome di non si sa quali benefici, il che rappresenta la norma, tanto per cambiare! E anche costoro hanno il coraggio di lamentarsi se poi i dischi si vendono sempre meno, è già un miracolo, con simili presupposti, che ancora se ne vendano! / Anche di Spontini, una sola edizione integrale de "La vestale" (Riccardo Muti/Sony) e mi pare anche una di "Agnes von Hohenstaufen" (mi sembra con lo stesso direttore con identica casa discografica), ma prendetela con beneficio d'inventario, intendo verificare tutto ciò poichè non ne sono sicuro; due edizioni della "Lodoiska" di Cherubini (Muti/Sony, Jérémie Rhorer/Ambroisie-Naive). Tutti titoli anche questi che dovrebbero essere assimilabili al genere del "Grand-Opèra", se non erro. Ecc. ecc. /  Nuovamente in tema di 'coraggio', a proposito del recente "Parsifal", andato in scena all'Orinale di Bologna, del quale ho ascoltato la diretta radiotrasmessa il 16 scorso, vi avevo già detto che, sulla base delle dichiarazioni fatte dal direttore artistico Nicola Sani, intervistato tempo addietro su Radiotre, temevo fortemente che l'allestimento scenico fosse funestato da 'registate' varie. Il resoconto che ho sentito durante gli intervalli dello spettacolo, dell'inviato di Radiotre, riguardo alla parte visiva dello spettacolo, sembrerebbe, ahimè, confermare tristemente tutto ciò. Si è parlato di un autentico pitone bianco presente nei primi 2 atti (dov'è l'ente che si occupa della protezione degli animali?), di fanciulle-fiore in tenuta sadomaso con parrucche nel 2^ atto, di immagini di una discarica di rifiuti e di una periferia urbana nel 3^ atto, di riferimenti pseudo-sessuali sparsi qui e là nel corso dell'intero spettacolo, insomma sembrerebbe il tipico trovarobato postmodernista, i consueti cascami pseudo-avanguardistici, con cui ci hanno ripetutamente spappolato i testicoli fino alla nausea, questi cialtroni che, con la loro presunta originalità, mascherano ridicolmente, la loro totale mancanza di idee originali, correlata alla loro miseria d'animo. E tutto questo ridicolo circo dei miracoli, finanziato anche con soldi pubblici, non dimentichiamolo! In questi casi considero un privilegio, attraverso la radio, il poter ascoltare senza doversi sciroppare simili obbrobri, anche perchè, da perfetto idiota, mi sorge spontanea una domanda: ma cosa ci azzecca tutto questo con il "Parsifal"? C'era bisogno d'importare una simile puttanata dall'estero? Continuiamo ipocritamente a lamentarci dei tagli alla cultura!!!! Quanto all'esecuzione, ho trovato la direzione di Roberto Abbado complessivamente buona, ma a tratti ancora un poco acerba e superficiale, coro e orchestra discreti ma con dei limiti di compattezza, si avvertiva insomma che non ci si trovava a Bayreuth, cantanti un poco discontinui ma complessivamente validi. Occorre per onestà rammentare che essendo il "Parsifal" un'opera pensata dal suo autore esplicitamente per la particolare acustica della Festspielhaus di Bayreuth, il metterlo in scena altrove, comporta generalmente delle difficoltà aggiuntive a qualunque ente lirico si accingesse all'opra. / Ho acquistato, il mese scorso, il terzo volume dei lavori orchestrali di Nino Rota, facente parte di un ciclo inciso per la Decca, dall'Orchestra Sinfonica di Milano "Giuseppe Verdi" diretta da Giuseppe Grazioli, un doppio cd contenuto in un'indecente confezione cartonata che, oltre a essere scarsamente protettiva, presenta demenzialmente nella prima tasca il cd inserito insieme al libretto, il che rende praticamente impossibile non rigarlo all'atto dell'estrazione (lo stesso discorso vale per i 2 precedenti volumi del ciclo), inducendomi a inserire i 2 cd e il libretto in uno slim-box, nella speranza di prevenire ulteriori danneggiamenti. Sapete a chi si deve la realizzazione di un simile obbrobrioso confezionamento, o come direbbero i cretini provinciali à la page, "packaging"? Guardando il retrocopertina, così come il libretto allegato, si scopre che si tratta dello Studio "Punto e Virgola" di Bologna! Veramente complimenti! Sono fiero di constatare che gli ideatori di un simile confezionamento demenziale si trovano proprio qui, nella città in cui sono nato e, ahimè, risiedo! Ma quegli idioti della Universal italiana, non potevano rivolgersi altrove? Inoltre nel doppio cd in questione, le musiche per la commedia-balletto di Maurice Bèjart "Le Molière imaginaire", vengono indicate come in prima registrazione assoluta. Affermazione mendace, secondo me, risultandomi già incise nel 1976, in un disco in vinile della Deutsche Grammophon, siglato 2536 280, eseguito dall'Orchestre du Theatre de La Monnaie-Opèra National de Belgique, diretta da Elio Boncompagni, inoltre mi ricordo che, nel catalogo della casa svedese Bis, esiste un'incisione della suite dal balletto. Siccome attualmente, proprio l'etichetta Deutsche Grammophon, fa parte del gruppo Universal, come mai detto titolo, attualmente da tempo immemorabile fuori catalogo, non è mai stato rieditato su cd? Gradirei senz'altro una risposta in proposito, quel che è certo è che, per l'ennesima volta,  questi discografici si confermano per l'ennesima volta dei pagliacci e degli ignoranti incommensurabili! / Quanto a coraggio, anche la Rai, con i suoi spot per indurre al pagamento del canone, sempre più stupidi, idioti e offensivi, ma se la smettesse mai di buttare soldi pubblici in tali scempiaggini, soprattutto ogni volta che vedo quello con quei bambinelli mocciosetti anzichennò, mi verrebbe voglia di stuprarli all'istante!!!! / La prossima metamorfosi di Claudio Abbado? Da defunto si trasformerà in una serie di cofanetti commemorativi, con i quali gli asfittici discografici, ricicleranno in varia maniera le sue arcinote incisioni (già m'immagino i titoli: "The best of...", "The art of...", "Abbado Modern" e via scempiando, cosa del resto già ampiamente accaduta con lo stesso Abbado e altri celebrati interpreti, quando ancora erano in vita; prepariamoci anche all'uscita di qualche insulso libro commemorativo, pieno di banali ricordi di questo o di quello, concernente il "caro estinto"). Già ho visto nella vetrina de "La Feltrinelli" di via dei Mille, esposti alcuni dei suoi vecchi titoli in cd, a prezzi ribassati. Tutto sempre nella norma, no? / Mi ricordo che nell'edizione italiana della rivista "Penthouse", c'era un'interessante rubrichetta intitolata "Il buco di culo del mese" (una volta venne giustamente e meritatamente dedicata al "fido" Biagio Agnes"), omologa della corrispondente rubrica dell'edizione americana intitolata "The ass-hole of the month". Sto pensando di ripristinarla all'interno del mio blog, visti i tempi... / Per il momento è tutto qua, dalla 'penisola dei morti' (avete mai fatto caso che scomponendo a metà la parola 'penisola', se ne creano altre 2, ovvero 'peni' e 'sola'? Non è che questo significa, per caso, che siamo un branco di teste di cazzo, impegnate a fregarci a vicenda? E' una mia impressione sbagliata? Mah!). / Post scriptum: ovvero per la serie "ve l'avevo detto", ecco che quegli stupidi avvoltoi del giornale "La Repubblica", hanno vomitato in questi giorni, nelle edicole, a tambur battente e col cadavere ancora caldo, il primo di una serie di cd "dedicati" ad Abbado, comprendenti una parte delle sue più celebri incisioni discografiche, in stragrande maggioranza già precedentemente proposte in edicola proprio dalla suddetta testata giornalistica, ma che originali, d'altronde è tutto sempre nella stramaledetta norma, vero? E state pur certi che non saranno gli unici!.... Così vanno le faccende nella 'terra dei cachi'. E poi c'è anche il "concerto commemorativo" dal(la) (sotto)Scala, con Barenboim a dirigere la filarmonica nella 5^ di Mahler, trasmesso in diretta televisiva lunedì prossimo su Rai 5, potenza dei defunti!

mercoledì 22 gennaio 2014

La cosa buffa.

Napolitano in visita alla camera ardente allestita per Abbado in Santo Stefano ("Com'è la camera?", "Ar dente!", chioserebbe un cuoco in romanesco): sorgono spontanee un paio di riflessioni; la prima, sarebbe stato meglio l'incontrario, ovvero Abbado in visita alla camera ardente allestita per Napolitano, essendo quest'ultimo senz'altro il più vecchio decrepito dei due, ed essendo anche quello più nefasto, in quanto grigio burosauro di regime, per la serie "sono sempre i migliori quelli che se ne vanno!". La seconda, Napolitano porta iella, a pochi mesi dall'avergli conferito la nomina a senatore a vita, Abbado tira le cuoia (ad ulteriore dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che il parlamento, come tutti i luoghi in cui alberga il potere, è un luogo di morte, popolato da morti che non si vogliono rendere conto di essere tali); fossi al posto degli altri designati, a questo punto, comincerei a fare seriamente gli scongiuri!!! Chiunque fosse in procinto in futuro di essere nominato senatore a vita, in particolare voi musicisti di professione, sarà il caso che declini decisamente, datemi retta, non si sa mai, li Napolitanacci suoi!!!! E' proprio vero che l'erba cattiva non muore mai! Ovviamente in giorni come questi, grondanti melassa funeraria sui mass media, tralascio in questa sede di disquisire sull'artista Abbado, dato che ci sproloquiano già in troppi, per cui non è il caso che mi ci aggiunga, tralasciando le boiate ecologiche del nostro tipo la piantumazione di nuovi alberi e il ricordo del progetto abortito di un nuovo auditorium qui a Bologna, che se fosse stato concretizzato, si sarebbe rivelato l'ennesima dispendiosa cattedrale nel deserto e sul quale ricordo di essermi già espresso a suo tempo in uno dei miei primi scritti in questa sede e al quale rimando, non avendo minimamente mutato parere al riguardo (il post in questione s'intitola per l'appunto "Una boiata pazzesca."). A parte i rapporti non propriamente idilliaci sempre del nostro, avuti a suo tempo col fisco nostrano e certi intrallazzi dei suoi familiari, sinceramente a questo punto delle sorti dell'orchestra Mozart, non me ne potrebbe fregare di meno! Facciamo ipocritamente finta di non sapere che in realtà, le cosiddette 'nuove orchestre' create da Abbado, sono praticamente dei cloni ottenuti rimescolando in varia misura musicisti provenienti in gran parte dalle principali orchestre europee con le quali, nella maggior parte dei casi, Abbado si è esibito nel corso della sua carriera, con l'aggiunta di alcuni solisti di fama internazionale e di qualche giovane di belle speranze, tanto per dargli una parvenza di giustificazione alla loro esistenza. Soltanto che, con la morte del loro 'creatore', le flebili ragioni della loro presenza, sono definitivamente crollate, non si vede proprio perchè si dovrebbero sprecar quattrini per esse, tanto più che i musicisti che le compongono, proprio per le ragioni summenzionate, nella quasi totalità dei casi, non corrono certo il rischio di rimanere disoccupati! Piuttosto ci sarebbe da preoccuparsi seriamente della sorte di quella sottospecie di corte dei miracoli, gravitante nell'orbita del sommo musicista, costituita dai cosiddetti 'abbadiani itineranti'. Orfani del loro beniamino, l'unico che ne potesse fragilmente giustificare la loro costituzione, dicevo e adesso pover'uomini, come faranno? Bisognerebbe proprio segnalarli alla Caritas, auspicando che se ne occupi prontamente di questi lugubri parassiti! Mi ci struggo da matti, roba da non dormirci la notte! E sempre riguardo al loro idolo, c'è da rilevare che del suo ricordato impegno a favore della musica contemporanea e del '900 storico, negli ultimi anni ne erano rimaste tracce scarse per non dire nulle, analogamente al suo amico e sodale Maurizio Pollini (prossimo senatore a vita anche lui? In tal caso facciamo gli scongiuri!) che da parecchio tempo si è concentrato sulla 'solita minestra', salvo smentite! Se penso poi ai visitatori della camera ardente allestita per Abbado, ma che senso ha andare a vedere un cadavere, branco di necrofili esibizionisti, probabilmente speranzosi di essere immortalati da qualche telecamera o macchina fotografica? E tutto l'apparato di polizia mobilitato per il decrepito Napolitano e tutto il consueto circo mediatico accorso all'evento, quanti soldi pubblici sperperati invano, in barba alla crisi! Certo che se è vero che, come hanno scritto, Abbado era impegnato anche nel sociale, come mai io, comune mortale indigente, non me ne sono mai accorto? Nemmeno sapevo che abitasse proprio qui in Bologna, zona Santo Stefano, a poca distanza, in linea d'aria, da casa mia, pensavo risiedesse piuttosto in quel di Ferrara! Mi sarò per caso rincretinito? Ho paura proprio di sì! / Mi piacerebbe tanto avere una foto di Napolitano, scattata nel momento in cui ha conferito la nomina di senatore a vita ad Abbado, per poterci sovrapporre un teschio in corrispondenza del volto di Napolitano e includerla quindi in questo blog, a suggello del presente scritto, perciò casomai se qualcuno volesse aiutarmi... / Auspico vivamente che, fra i prossimi senatori a vita, sia conferita tale nomina dallo stesso Napolitano ( il quale, suo malgrado, farebbe in tal caso, una volta tanto, cosa egregia) anche a Beppe Maniglia e Giovanni Allevi, nella decisa speranza che così facciano finalmente la stessa fine di Abbado, che è l'unica cosa che si meritano!!! / Tornando alla famiglia Abbado, se penso che zio (Claudio) e nipote (Roberto), pur essendo colleghi, ovverossia ambedue direttori d'orchestra, si sono bellamente ignorati reciprocamente per tutta la loro vita, quando si dice una gran bella famiglia... tutto nella norma! / Un altro certamente dispiaciutissimo della dipartita di Abbado, sarà senz'altro Riccardo Muti, il quale in un ipotetica classifica dei migliori direttori d'orchestra operanti sulla piazza, si ritroverebbe lo scettro di Abbado, il quale non può più fargli alcuna ombra oramai, o no? Viva l'Italia, 'la penisola dei morti'!