Non era certo un amante del treno, Gioachino Rossini (1792-1868), quando compose la raccolta, composta da una decina di brevi pezzi pianistici, preceduti da sintetiche, sapide didascalie, talvolta declamate dal solista, in concerto, prima di attaccare ciascun brano (come fece per l'appunto Bruno Canino, durante un'esibizione pubblica, in diretta radiofonica, mi ricordo in particolare le ultime 2: "arrivo a destinazione" e "commiato dei parenti"), intitolata ironicamente "Un petit train de plaisir" (contenuta nel 10° volume dei tardi "Péches de vieillesse"), ma bisogna capirlo, all'epoca, un viaggio in treno, rappresentava veramente un'avventura piena di incognite ed il pesarese era reduce da un tragitto particolarmente disastroso, che ne aveva squassato l'animo (di questo breve ciclo pianistico, il compositore milanese Azio Corghi (1937), ne curò di recente una gustosissima versione per 2 pianoforti, percussioni, comprendente anche un fischietto da capostazione, ascoltata un paio di anni fa, durante un concerto gratuito che si svolse nella chiesa di Santa Cristina, a Bologna). Ben diverso l'atteggiamento del compositore svizzero Arthur Honegger (1892-1955), al contrario grande appassionato di ferrovie, che vi dedicò quello che è forse il suo brano più noto, il movimento sinfonico "Pacific 2-3-1", composto nel 1923 ed ispirato all'omonima famiglia (o gruppo) di locomotive a vapore, diffusissime all'epoca, sia in Francia, che in Svizzera. Avvalendosi unicamente dell'organico di una grande e moderna orchestra sinfonica, ovviamente con le percussioni particolarmente impegnate, facendo ampio uso di accordi politonali, il compositore riesce, in pochi minuti, a rendere efficacemente l'idea dell'avvio graduale della vaporiera, la sua progressiva accelerazione, persino, durante il tragitto, l'attraversamento di un passaggio a livello, la susseguente decelerazione e l'arrivo a destinazione, con tanto di effetto di frenata, fischio e sbuffi di vapore! Niente male! Ma bisogna tenere conto che, rispetto all'epoca di Rossini, parecchia acqua era già passata sotto i ponti e il progresso tecnologico, in tale ambito, era stato enorme e quindi il moderno mezzo di trasporto ne aveva beneficiato parecchio, in termini di affidabilità! Pochi anni dopo Honegger, anche il compositore brasiliano Heitor Villa-Lobos (1887-1959), sull'esempio del suo collega svizzero, aveva dedicato un vivido ritratto musicale ad una locomotiva a vapore, precisamente nel 4^ ed ultimo brano di cui si compone la sua "Bachiana Brasileira" n.2, per orchestra da camera, creata nel 1930, quello intitolato "O trenzìno do Caipira" (il piccolo treno dei contadini), in forma di toccata, nel quale ci si riferisce a uno di quei convogli che transitavano, all'epoca, nell'entroterra del nord-est del Brasile, treni variopinti e sgangheratissimi, che sembravano sfidare ad ogni piè sospinto le leggi della fisica, sovraccarichi di varia umanità, che percorrevano questi tragitti tortuosi, ripidi, con grande sforzo e che la musica di Villa-Lobos rende in maniera straordinariamente pittoresca, superando, come esito, persino il movimento sinfonico di Honegger e rivelantesi come uno dei risultati migliori in assoluto, del prolifico musicista brasiliano. Più di mezzo secolo dopo, sarà l'americano Steve Reich (1936), fra gli esponenti di punta della corrente minimalista, a firmare, nei primi anni '80, una composizione alquanto singolare, sempre di argomento, per così dire, ferroviario, ovvero "Different trains", per quartetto d'archi e nastro magnetico, successivamente arrangiato, dal medesimo, per orchestra d'archi e nastro magnetico. Lo spunto di partenza di questo capolavoro assoluto, viene dall'infanzia stessa di Reich, di origine ebraica, i cui genitori, all'inizio degli anni '40, avendo divorziato, ed essendosi successivamente trasferiti, col padre che risiedeva a Los Angeles e la madre a New York, affinchè il ragazzino potesse trascorrere alternativamente dei periodi sia con l'uno che con l'altra, doveva per forza viaggiare frequentemente in treno, per potersi spostare dall'una all'altra delle 2 località. Anni dopo, divenuto adulto, ed essendo nel frattempo venuto a conoscenza degli orrori dell'Olocausto, provò ad immaginare che, se anzichè nascere negli Stati Uniti, fosse nato in Europa, in quanto ebreo, sarebbe stato costretto a salire in treni di ben altro genere e per ben diverse destinazioni. Pensando quindi a questo suo ipotetico, immaginario alter-ego europeo, gli venne l'idea di creare "Different trains", con il nastro magnetico, nel quale sono incise voci di passeggeri, del capostazione e di rumori ambientali di stazione, ma anche frasi lasciate scritte dai deportati sulle pareti dei campi di concentramento, che fa da tappeto al suono degli strumenti ad arco. In tempi ancora più vicini ai nostri, credo all'inizio degli anni '90, il compositore inglese Michael Nyman (1944), scrisse un brano per orchestra intitolato MGV (Musique à Grande Vitesse), credo commissionato proprio dalle ferrovie francesi, per l'inaugurazione di una nuova linea ferroviaria per l'alta velocità, progettata proprio per i loro notissimi convogli superveloci, i TGV (Train à Grande Vitesse), questa composizione venne anche incisa su un disco della Argo/Decca. Un paio di anni fa circa, rammento anche di aver ascoltato una differita di Radiotre, mi pare proveniente dall'Accademia Filarmonica Romana, comprendente oltre al breve atto unico "Partita a pugni" (1950) di Vieri Tosatti, anche una altrettanto breve "cantata ferroviaria" (su libretto di un sedicente "Etierre Seicento", ma guarda un pò! Forse il musicista medesimo che ha voluto firmare il testo del suo lavoro con questo bizzarro pseudonimo, coincidente con la sigla degli elettrotreni costituenti, assieme ai loro predecessori - Etr500 - la flotta dei convogli "Frecciarossa" di Trenitalia?) dal titolo di "Frecciarotta" (febbraio 2012) del compositore vivente Riccardo Panfili (1979) che, pur non essendo un capolavoro assoluto, risultava gradevole e divertente, in particolare all'inizio, quando una voce fuori campo (o meglio da un altoparlante), dalla banchina di un'ipotetica stazione ferroviaria, dopo aver annunciato inizialmente la prossima partenza del rapido "Frecciarotta", in viaggio inaugurale, invitando i passeggeri a prendervi posto, successivamente contrapponeva un altro annuncio nel quale la stessa voce dichiarava che: "Per motivi tecnici imprecisati e non dipendenti da Trenilandia, la partenza del rapido Frecciarotta, subirà un ritardo indefinito". Immediatamente, il coro misto, in fortissimo, con una seriosità degna di un corale luterano preso di pacca da una passione bachiana, intonava all'unisono la frase: "Li mortacci tuoi!", all'interno di una trama volutamente surreale in cui compaiono il presidente di una fantomatica Trenilandia, che nonostante tutto cerca di magnificare le presunte doti del treno "Frecciarotta", spacciandolo per un gioiellino della tecnologia, la presidentessa della compagnia ferroviaria rivale "Russki Deraglia" che, approfittando di una fermata fuori programma in aperta campagna del convoglio (precedentemente mossosi dalla stazione di partenza), poco prima di giungere alla stazione di Milano (con relativa fuga del macchinista), strapperà, per un tozzo di pane, facendogli firmare un contratto truffaldino, "Trenilandia", al suo presidente, licenziandolo in tronco e un controllore opportunista e servile, ovviamente prontissimo a mettersi ai servigi della nuova padrona, col treno che misteriosamente riparte proprio in quel momento, per giungere finalmente a destinazione. Fin troppo facile vedervi una bonaria satira delle ferrovie nostrane! / Al di fuori dell'ambito della musica classica, ci sarebbe da citare anche lo splendido disco di John Coltrane, "Blue train" del 1957 (Blue Note) e "Chattanooga Choo Choo" di Glenn Miller (augurandomi di non aver detto delle corbellerie). / Chiaramente questo breve excursus inerente musiche ispirate dall'ambito ferroviario, messo lì alla buona, non ha alcuna pretesa di completezza ed esaustività, essendo certamente molto lacunoso al riguardo, ma al momento rappresenta tutto quel poco che conosco riguardo a tale argomento.
Disquizioni intorno alla musica colta, con particolare riferimento alla realtà contemporanea.
giovedì 10 aprile 2014
mercoledì 2 aprile 2014
Stracciamenti.
Non mi ci voleva proprio il concerto trasmesso la sera di mercoledì 26 marzo su Radiotre, facente parte della rassegna di musica contemporanea "Play it" dell'Orchestra Regionale Toscana, il peggio che mi potesse capitare stante la mia perenne crisi depressiva, dopo i primi 3 brani non ce l'ho fatta più, ho dovuto spegnere la radio, quella che stavo ascoltando per me rappresentava il peggior genere di avanguardia, involuta, ripetitiva, stantia, monotona, un vero e proprio stracciamento di marroni, tale da indurmi a non azzardarmi ad ascoltare il concerto successivo, quello di sabato, nel timore di ulteriori conseguenze letali per il mio disastrato stato d'animo (per la verità ho acceso l'apparecchio quando stavano trasmettendo l'ultimo brano, accettabile anche se non esaltante, di Azio Corghi, che peraltro non rappresentava affatto una novità assoluta, essendo già stato eseguito anni prima, come ricordato in trasmissione), per contro non vengono mai nemmeno lontanamente menzionate valenti compositrici viventi, come Maria Teresa Procaccini (della quale ascoltai qualche decennio fa una bella musica per archi, inoltre dovrebbe esistere un cd della Bongiovanni che contiene dei lavori sinfonici, tra i quali "La notte di Luzubel") ed Elisabetta Brusa, milanese classe 1954, della quale sono reperibili un paio di validi dischi della Naxos, comprendenti una serie di belle composizioni orchestrali, eseguita dall'Orchestra Sinfonica Nazionale Ucraina diretta da Fabio Mastrangelo, usciti anni fa e recensiti positivamente anche sulla defunta rivista "Cd Classica" (Lavori orchestrali, voll.1,2 - 8.555266 e 8.555267), evidentemente non devono essere sul "libro paga" di quelli di Radiotre, purtroppo! Tutto nella norma! / La mattina di sabato 22 marzo, mi trovavo al conservatorio "Martini" di Bologna, nell'ambito della seconda giornata di "porte aperte al pubblico", l'impressione complessiva che ne ho ricevuto è stata altalenante e non proprio esaltante, era tutto un poco superficiale e frettoloso (deplorevole sorvolare sul fatto che il consevatorio abbia annoverato fra i suoi direttori, anche un eminente compositore come Giuseppe Martucci, nemmeno minimamente menzionato nel breve excursus storico introduttivo alla visita guidata), in particolare risultava decisamente sommario il concentrare la visita all'aula delle percussioni in soli 5 minuti, direi persino irritante, col docente che aveva premura di andare a pranzare. Ma il momento peggiore è stato quando ci si è trovati in un'aula angusta, per assistere alla visione di 2 brevi (per fortuna!) filmati, "pluripremiati" (almeno così ci è stato detto), musicati da un allievo del corso di composizione del quale non rammento il nome (ma anche l'apporto musicale, si è rivelato, nell'occasione, alquanto scarno, impersonale e non più che funzionale in ambedue i filmati, di certo non tale da imprimersi indelebilmente nella memoria dell'ascoltatore, ma dopotutto c'è chi afferma, non proprio a torto, che la migliore musica da film, è quella della quale non ci si accorge minimamente, non risultando disturbante e distraente ai fini della visione, per cui, se lo si considerasse da questo punto di vista, il risultato complessivo diventerebbe addirittura encomiabile!); il secondo filmato, appartenente alla categoria del "carino ma dimenticabile", era quantomeno gradevole e divertente, ma quello che l'aveva preceduto, dal titolo programmatico (sic!) "Memorial" (imperniato su un soldato che, aggirandosi fra le lapidi dei caduti in guerra, s'imbatte nel fantasma di una ragazzina da lui uccisa), era veramente spappolatorio quant'altri mai, pallosissimo fino allo spasimo, cascava veramente come il cacio sui maccheroni nel mio caso, visto il mio stato d'animo perennemente depressivo, immaginatevi quanto il mio animo possa essersi sollevato dopo una simile "esaltante", "corroborante", visione! Da andare decisamente in brodo di giuggiole! Sembrava proprio fatto apposta! Per giunta, non bastasse tutto ciò, lo stracciamento marronaro, veniva incrementato a livelli ancor più decisamente parossistici, esasperanti, da quella povera disgraziata che presentava i filmati (sarebbe meglio dire che abborracciava un embrione di tentativo di un qualcosa che potesse vagamente aspirare ad assomigliare ad una sorta di sedicente presentazione), quantomai impacciata e oltretutto imbranatissima nel maneggiare gli apparecchi audiovisivi oltrechè incapace di articolare un discorso minimamente coeso e filato; trattavasi di un'allieva del corso di flauto (secondo me assai più propensa a certi particolarissimi flauti carnosi che a quelli metallici o di ebano, se penso inoltre che mi ha dichiarato di considerare pesante la musica di Kachaturian, stiamo proprio freschi!) di mia conoscenza (sic!), della quale vi taccio il nome per carità di patria (per la serie "ma proprio non si poteva trovare di meglio???"), vi dico soltanto che è una delle varie partecipanti a quella sgangheratissima, allegra combriccola di giuggioloni "suonati" come dei tamburi esotici, bamboccioni multietnici "comme il faut" (che si riunisce tutti i mercoledì sera in una "mitica" parrocchia di via Massarenti), denominata "Arte migrante" (ma se "migrassero" veramente, non sarebbe mica sbagliato, nevvero? Purtroppo non lo fanno affatto, restano lì inamovibili, non bastasse Beppe Maniglia!!!), ed anche in quell'ambito, lo stracciamento assurge, ve lo assicuro caldamente, avendoci assistito una volta (ed è anche troppo!), a vette incommensurabili, proprio da paura, garantito al limone! Ho anche tentato, ingenuamente, mentre mi trovavo ancora al conservatorio, quella mattina fatidica, di interessare il rappresentante degli studenti, un giovane avvocato che studia da basso-baritono, ad alcune cose che avevo scritto precedentemente su questo blog, riguardo una composizione di Respighi quasi sconosciuta, per la quale ci avrei tenuto a suscitare un certo interesse nella sua città natale, ma aldilà di un rapido scambio di indirizzi, e-mail, cellulari (anche lui appartiene alla nutritissima specie di "coloro che non hanno mai tempo", ovviamente!), senza alcun seguito, temo che sia stato peggio che andar di notte, un autentico buco nell'acqua! Vabbè, almeno ci ho provato, non morirò per questo! Evidentemente non valgo alcunchè, come aspirante divulgatore di cultura musicale, pazienza! Al termine di questa giornata di "porte aperte" (ma sarebbe stato meglio, a questo punto, "potte aperte" o "porche aperte", mi sarei senz'altro tirato su il morale, il "molare" e forse, nonostante la mia vetustaggine, anche qualcosina d'altro genere), il bilancio finale è piuttosto deludente, il solito modo di condurre le cose "all'italiana", deprimente, non credo ripeterò l'esperienza! Ma, tornando alla questione dello stracciamento di marroni, avendo assistito, qualche anno fa, ad un paio di convegni tenutisi sempre al conservatorio, la palma dello spappolatore, sventratore testicolare, fra i relatori, spetterebbe di diritto sacrosantissimo all'organista, direttore d'orchestra e docente Arturo Sacchetti. Tutti i più nefasti difetti che può avere un oratore, sono in lui elevati alla massima potenza, peggio della peste bubbonica, più disastroso di un'invasione di cavallette, più distruttivo di un termitaio impazzito, più lesivo di uno sciame di vespe! Al suo confronto, persino quella lagnosissima e disastrosissima allieva flautista della quale dicevo dianzi, ci fa la figura di una finissima dicitrice, di una sagace ed avvincente oratrice, per la serie "al peggio non vi è mai limite"!!!! Non posseggo alcuno dei dischi registrati da Sacchetti (nomen omen), anche se so che l'interprete, che ha peraltro il merito di esplorare un repertorio desueto, viene generalmente giudicato gelido dagli esperti, quel che è certo è, che se l'oratore fosse pari al musicista, ci sarebbe veramente da suicidarsi, comunque dopo essermici imbattuto in un paio di sciaguratissime occasioni, in concomitanza dei succitati convegni, certamente non ho alcuna voglia di arrischiarmi ad ascoltare qualcuna delle sue incisioni, madonna santissima, pericoloso! Gli si dovrebbe francamente conferire di diritto l' "Oscar-da-Bagno", per le sue innate capacità sgretolatorio-lesionatrici-disintegratrici di scatolame maschile assortito, assolutamente uniche ed impareggiabili, che riversa con dovizia, nella sua "eloquentissima"(?), "fluentissima"(??), "inimitabile"(???), "arte"(????) oratoria, straordinariamente "eccezziunale veramente", se siete in vena di penitenziali sadomasochismi, è proprio il soggetto che fa per voi! Mi meraviglio anzi, che non sia ancora stato gratificato dal "Decrepito", della nomina a senatore a vita (non si sa mai, facesse poi la stessa fine di un altro musicista insigne nostrano, recentemente defunto proprio qui a Bologna, per la serie, nel caso di Sacchetti, "non tutto il male verrebbe per nuocere"!), come mai nessuno ancora ha pensato di proporre la candidatura di un sì "glande" (nel senso che te lo rompe proprio di brutto!) personaggino? Relatore (ma de chè, ahò?) melenso, sommamente soporifero, noiosissimo assai più della più pallosa fra le puntate di "Porta a porta", peggiore del peggior Marzullo (?), frammentario, prolisso (e prolasso), confuso (e confusionario), disorganico, dispersivo quant'altri mai, in grado di rovinare completamente anche spunti iniziali talvolta potenzialmente interessanti, tono di voce flebilissimo, biascicatissimo, strascicatissimo (per la serie "la dizione, questa sconosciuta"!), il più delle volte dalla sua bocca fuoriescono bizzarri borborigmi e fonemi spiaccicati da far invidia persino al peggiore John Cage, per giunta totalmente incapace di condurre un discorso che abbia anche soltanto una parvenza di compiutezza, con quella sua aria perenne da vecchio trombone rintronato, canuto salice piangente, veramente un "sacchetto" d'ossa, come se fosse stato trascinato di peso da chissà quale remotissimo, miserevolissimo cronicario da malati terminali, da far invidia persino ai vecchietti di Villa Baruzziana, al raffronto persino quei cuccioloni dementi suonatissimi di "Arte migrante" sembrano dei fulmini di guerra, la qual cosa la dice lunga su questo individuo asfittico, omuncolo catatonico. Rapportati a lui, persino gli altri relatori dei convegni a cui ho assistito, tutt'altro che esaltanti in sè, facevano la loro porca figura! Ci ritroviamo con l'organista più trombato, più lassativo, più diuretico, che ci sia al mondo, un'autentica frana, una slavina infinita, un colossale geni(o)tale! Sacchetti è come l'aids, se lo conosci, lo eviti! Credo che anche quest'anno lo sciamannato figuri fra i relatori di un altro di questi convegni organizzati al conservatorio (penso collegato all'imminente inaugurazione ufficiale, con tanto di concerto, dell'appena restaurato organo a canne a 3 manuali, costruito dalla ditta Tamburini, della Sala Bossi, risalente al 1970 e del quale, almeno, si è potuto ascoltarne le sonorità in anteprima, proprio durante quella mattinata), tanto per cambiare, peggio del festival di San Remo! Ma sì, dài, trituriamoceli, sbrindelliamoceli a più non posso, con sì magnifici divulgatori, così, senza pudor, senza freni inibitori, senza vergogna alcuna! Povera Musica! Simili individui non possono che produrre sfracelli irrimediabili (non oso pensare a come possa essere il docente, derelitti quegli allevi, pardon, allievi, lapsus freudiano)! Da sbudellarsi! Da scompisciarsi! Da piangere lacrime amarissime! / Ho notato che già da qualche tempo sono spariti, per fortuna, i dischi "sacrileghi", dalla vetrina del negozio "Bongiovanni" in via Ugo Bassi, del resto ne avevo parlato, in precedenza, anche con lo stesso gestore e la sua lunatica commessa, soprattutto quest'ultima si stava arrampicando sugli specchi, per giustificare la faccenda! Si vede che le mie osservazioni non dovevano poi essere così campate in aria, o almeno, presuntuosamente, lo presumo. In ogni caso, meno male! / Che fine ha fatto "Girotondo di note", breve rassegna primaverile di concerti da camera gratuiti di giovani musicisti, svolgentesi certe domeniche mattina alla libreria Coop/Ambasciatori di via degli Orefici? Cassata pure quella? In tal caso, brutto segno!
mercoledì 26 marzo 2014
Il mio tempo verrà.
Mi è capitato in questi giorni, di sfogliare in libreria, la recente ristampa, del luglio 2011, in veste più economica, del libro "Gustav Mahler. La musica tra Eros e Thanatos" di Quirino Principe, originariamente edito nel 2002, nella sua seconda versione, per i tipi della Bompiani. Ad una prima scorsa, il volume mi sembra decisamente preferibile, come impostazione generale, a quello, secondo me sopravvalutatissimo, di Henri-Louis de La Grange sul medesimo argomento, più ridotto ma assai più sostanzioso rispetto a quest'ultimo. Ai miei occhi, comunque, il pregio principale del libro di Quirino Principe, è costituito dal fatto che è uno dei pochissimi tomi, fra i tanti dedicati al compositore ebreo boemo naturalizzato austriaco, che dedica uno spazio adeguato alla negletta decima sinfonia incompiuta del musicista, a differenza di altri titoli, anche celebri, che o la trascurano completamente o la trattano sbrigativamente in poche righe, ingiustamente anche secondo il mio modestissimo parere, stante il fatto che quello che è comunque riemerso grazie ai vari tentativi di ricostruzione, parziali o totali, più o meno opinabili, susseguitisi a partire dall'inizio degli anni '20 del secolo scorso, fino quasi ai giorni nostri, è più che sufficiente per giustificarne l'approdo in sede esecutiva, dandogli così vita, anzichè lasciarla languire in qualche polveroso archivio, accessibile esclusivamente agli addetti ai lavori, nonostante illustri pareri contrari. Pur tuttavia, stranamente, nel paragrafo che Principe dedica alla decima, ho riscontrato alcune lacune, se non proprio errori. Fra le varie proposte di ricostruzione integrale della decima sinfonia, l'autore sembra considerare come effettive, soltanto quelle realizzate dal musicologo inglese Deryck Cooke (1919-1976), affiancato dal compositore e direttore d'orchestra Berthold Goldschmidt (1903-1996) e dai fratelli compositori Colin (1946) e David Matthews (1943), ed a voler pignoleggiare, nemmeno in maniera esaustiva, poichè, se menziona la versione per così dire provvisoria del 1959/60, registrata dalla Bbc nel 1960, per il terzo programma radiofonico e successivamente sottoposta all'approvazione della vedova del musicista, se naturalmente cita la prima versione da concerto eseguita nel 1964, ed anche la successiva versione (o revisione), realizzata da Cooke con i medesimi collaboratori fra il 1966 ed il 1972, successivamente rivista nel 1974 (questa è stata peraltro la prima ad essere ufficialmente edita a stampa, nel 1976), omette di dire che, proprio nel 1976, poco prima di morire, ne stava realizzando una terza, successivamente integrata e corretta dai suoi consueti collaboratori fino al 1989, anno della sua pubblicazione. Quanto ai compositori ai quali, in precedenza, con esito negativo, era stato proposto dal musicologo statunitense Jack Diether, di accingersi al completamento della composizione mahleriana, ai nomi di Arnold Schoenberg e Dimitri Shostakovich, andrebbe aggiunto anche quello di Benjamin Britten. Così come non risponde a verità il fatto che la proposta dello stesso Diether, fatta successivamente a 2 musicologi, l'americano Clinton A. Carpenter (1921-2005) e l'inglese Joseph Hugh Wheeler (1927-1977), e ad un musicologo e scrittore tedesco, Hans Wollschlaenger, non abbia sortito alcun effetto, poichè, in realtà, ognuno di essi ne tentò una ricostruzione, anche se ciascuno all'insaputa dell'altro! Carpenter ci lavorò dal 1942 (o 1947, secondo altre fonti) al 1966, revisionandola nel 1982, ovvero realizzandone ben 6 versioni diverse, in aggiunta a una trascrizione per 2 pianoforti (al riguardo ho delle notizie confuse, poichè prima della sua ultima revisione, ci sarebbe stata un'esecuzione pubblica avvenuta non so dove nè quando, diretta da Gordon Peters, alla quale, dopo la revisione finale, ne avrebbe fatto seguito un'altra a New York nell'83, non so con quali interpreti e poi una successiva al Festival di Utrecht, in Olanda, nel novembre '86, con l'Orchestra del Brabante, diretta da Theodore Bloomenfield; comunque, ne esistono almeno 2 edizioni discografiche, la prima con la Dallas Symphony Orchestra diretta da Andrew Litton, che vi operò alcuni aggiustamenti, registrata dal 3 al 6 giugno 2001, alla Eugene McDermott Hall del Morton H. Meyerson Center di Dallas (Texas) per la Delos, la seconda diretta da David Zinman, con la Tonhalle Orchester Zurich, incisa dall'1 al 3 febbraio 2010, alla Tonhalle di Zurigo in Svizzera, per la Rca Victor Red Seal, ed una terza in video, della quale non rammento i dati), Wheeler ne realizzò una prima versione nel 1952/53, la quarta ed ultima nel 1965/66 (eseguita in prima assoluta nel 1997 nell'ambito del Colorado MahlerFest X, sotto la direzione di Robert Olson, anche direttore artistico di siffatta manifestazione, che vi apportò ulteriori ritocchi e correzioni e la incise per la Naxos dal 29 maggio al 3 giugno del 2000 con l'Orchestra Sinfonica della Radio Nazionale Polacca a Katowice, nella sala intitolata al direttore d'orchestra Grzegorz Fitelberg), anche Wollschlaenger intraprese la sua ricostruzione, pubblicandone però il solo terzo movimento nel '59, salvo sopprimerla appena il musicologo Erwin Ratz iniziò, a partire dal '60, la sua nuova edizione critica dell' intero corpus mahleriano, includendovi il solo adagio iniziale (dichiarandosi al contempo contrario ad ogni possibile completamento della sinfonia), per conto della Internationaler Gustav Mahler Gesellschaft (IGMG). A queste andrebbero aggiunte, non menzionate affatto nel volume di Principe, la versione di Rudolf Barshai, eseguita per la prima volta nel dicembre del 2000 a San Pietroburgo (anche di questa esiste l'incisione discografica effettuata alla Konzerthaus di Berlino il 12 settembre 2001 dalla Junge Deutsche Philarmonie diretta dallo stesso Barshai, per l'etichetta Laurel Records e successivamente ristampata dalla Brilliant Classics), quella di Theodor Guschlbauer, quella del solito duo musicologico, arcinoto ai bruckneriani, Nicola Samale/Giuseppe Mazzucca (2001) ed il paio di versioni realizzato dal musicologo americano Remo Mazzetti jr. (la prima del 1983, revisionata nell'85/86, della quale vennero eseguiti i soli primi 3 movimenti sempre al Festival di Utrecht del novembre '86, dall'Orchestra del Brabante diretta da Bloomfield, nuovamente revisionata ed eseguita, questa volta per intero, nell'89, alla Powell Symphony Hall di Saint Louis, dalla Saint Louis Symphony Orchestra diretta da Leonard Slatkin ed incisa dagli stessi interpreti e nel medesimo luogo, dal 10 al 13 marzo del '95, per la Rca Victor; la seconda, iniziata nel '94 e terminata nel '96/97, eseguita a Barcellona nel settembre '99 diretta da Jesus Lopez-Cobos, che la diresse anche in prima assoluta negli Stati Uniti il 4 ed il 5 febbraio del 2000, alla Music Hall di Cincinnati (Ohio) con la Cincinnati Symphony Orchestra ed incisa i giorni seguenti, il 6 e 7 febbraio dai medesimi interpreti nello stesso luogo, per la Telarc); e probabilmente, l'elenco risulterà incompleto! Se a ciò si aggiunge, andando a ritroso nel tempo, la revisione del solo movimento iniziale, l'andante-adagio, fatta da Ernst Krének nel 1923 (Alma, la vedova del musicista, aveva tolto temporaneamente il veto iniziale a possibili ricostruzioni ed esecuzioni pubbliche anche solo parziali, molto probabilmente per motivi meramente economici, poichè pare che Mahler, sentendo prossima la fine, le avesse addirittura ordinato di bruciare il manoscritto incompiuto, tesi avallata anche dai discepoli mahleriani più integralisti come Walter, Adorno e Klemperer, ma sulla cui veridicità sussistono seri dubbi), mentre Alban Berg si occupò del solo terzo movimento (ma secondo altri ci misero le mani anche lo stesso Krének, oltre a Schalk e a Zemlinski, la faccenda invero si presenta assai ingarbugliata) , l'intermezzo "Purgatorio oder Inferno" (allegretto moderato, in forma A-B-A), con esecuzione di questi 2 soli movimenti in concerto, il 12 (od il 14, secondo Principe?) ottobre 1924 all'Opera di Stato di Vienna, con la Wiener Philarmonisches Orchester sotto la direzione di Franz Schalk, il quale operò qualche ulteriore aggiustamento in sede esecutiva (gli altri movimenti, ovvero i 2 scherzi ed il finale, vennero all'epoca giudicati a uno stato troppo frammentario per essere sottoposti a tentativi di ricostruzione, sulla base del materiale disponibile in quel periodo), seguito in questo da Alexander von Zemlinski (anch'egli aveva diretto successivamente in pubblico questi 2 movimenti) che ne apportò di ulteriori ( gli aggiustamenti di Schalk e di Zemlinski, stanno alla base dell'edizione a stampa del 1951 dell'adagio e dell'intermezzo), mettiamoci un tentativo, non andato in porto, da parte di Alma, di indurre il direttore d'orchestra Willhelm Mengelberg a completare la composizione, aggiungiamoci pure una riduzione per pianoforte a 4 mani, effettuata da Friedrich Block, fra la metà degli anni '30 ed il 1940, del 2^, 4^ e 5^ movimento e circolata in forma privata (oggetto di un'articolo dello stesso Block, apparso nel 1941, sulla rivista americana "Chord and Discord", che funse probabilmente anche da stimolo per i successivi tentativi di ricostruzione integrale), mettiamoci anche il fatto che la stessa Alma chiese nuovamente nel 1949 a Schoenberg di occuparsi del completamento (il quale declinò adducendo motivi di anzianità) ed inoltre se si pensa che, a partire dal 1960, il musicologo tedesco Erwin Ratz, nella sua revisione critica del catalogo mahleriano, incluse ufficialmente il solo adagio iniziale, si può ben capire la complessità del caso costituita dalla decima sinfonia di Gustav Mahler. Intanto, è senza alcun dubbio, una delle composizioni incompiute, che abbiano conosciuto il maggior numero di tentativi parziali o totali di completamento, roba da dar dei punti persino al finale della nona sinfonia di Bruckner (del quale mi sono già precedentemente occupato) e comunque l'unica cosa che non sembra mai essere stata messa in discussione dai vari ricostruttori avvicendatisi nel corso del tempo (nonostante i divergenti criteri di partenza, con i quali hanno operato sul torso mahleriano), è la struttura complessiva del lavoro, ovvero la successione e quindi la disposizione dei cinque movimenti che la compongono, che Mahler aveva lasciato chiaramente a intendere, nelle pagine del manoscritto. E' una struttura a palindromo, ad arco, con i due movimenti lenti disposti all'estremità, i due scherzi che occupano la seconda e la quarta posizione e il bizzarro, breve intermezzo orchestrale al centro (se non fosse per le libertà agogiche che si consentono i direttori d'orchestra, i 2 lunghi movimenti estremi e i 2 scherzi più serrati, dovrebbero avere all'incirca, fra di loro, lo stesso minutaggio, cioè poco più di una ventina di minuti ciascuno, i 2 movimenti estremi e poco più di una decina ciascuno, i 2 scherzi, ovvero all'incirca la metà dei 2 movimenti esterni, mentre l'intermezzo centrale dovrebbe a sua volta durare circa la metà rispetto ai 2 scherzi, cioè poco più di 5 minuti, ma chiaramente si tratta di indicazioni di massima da parte mia ). Indubbiamente l'agogica dei movimenti lenti esterni è leggermente differente (da alcuni ritenuti in forma sonata, ma avrei dei dubbi al proposito, mi sembra quantomeno una forma sonata molto libera, all'ascolto, in verità), il primo è un andante che sfocia in un adagio, il quinto inizia in tempo lento ma non troppo (langsam schwer), ha una sezione centrale più mossa (allegro moderato) per poi sfociare in un tempo non troppo dissimile da quello del movimento iniziale (andante comodo, ma non trascinante); in quest'ultima parte, infatti, viene ripreso del materiale tematico del primo movimento, a sottolineare la ciclicità della composizione. Tra l'altro, il brusco accordo in fortissimo, prodotto dal tamburo coperto da un panno (o tamburo con sordina) che chiude il secondo scherzo (allegro energico), cioè il quarto movimento, è il medesimo che apre il movimento successivo, ovvero il finale. Ho voluto buttare lì, alla buona, queste iniziali considerazioni sul lavoro mahleriano, sulle quali conto di tornare in maniera più approfondita in futuro, proprio perchè stimolato dalle strane lacune che ho rilevato sul testo di Quirino Principe, tanto più singolari in un volume, vista anche l'epoca non certo preistorica della sua originaria pubblicazione (2002 nella sua seconda versione, anche se, a voler essere pignoli, l'edizione primigenia risalirebbe al 1983, pur tuttavia nelle note aggiuntive dell'edizione aggiornata del 2002, poste nelle prime pagine della pubblicazione, simili lacune si sarebbero potute tranquillamente correggere, alcune anzi non sono giustificabili nemmeno rapportandosi all'anno 1983!), nel suo complesso, notevolissimo e senz'altro migliore di molti altri titoli, anche illustri, dedicati a Mahler (nonostante alcuni giudizi drastici e discutibilissimi, come quello riguardo alla presunta 'bruttura' dell'adagietto della 5^ ed al conseguente giudizio negativo riguardo al film "Morte a Venezia" di Visconti, che mi sembra sia diventato 'di moda' prendere di mira oggidì!), anche perchè da tempo accarezzavo comunque l'idea di dedicare spazio a questa composizione enigmatica ed affascinante anche e soprattutto nella sua incompiutezza (parrebbe però che Mahler l'abbia eseguita integralmente al pianoforte, al cospetto della moglie) e senz'altro degna di essere maggiormente conosciuta ed eseguita nella sua "interezza" assai più di quanto non lo sia in realtà, nonostante eventuali prevenzioni, poichè quello che comunque emerge dell'animo del suo creatore, è di livello tale da giustificarne l'interesse, questo lo ribadisco, anche se interpreti mahleriani illustri come Mengelberg, Walter, Klemperer, Karajan, Barbirolli, Solti, l'abbiano completamente ignorata, mentre altri come Scherchen, Mitropoulos (che evidentemente, aveva comunque parzialmente mutato il suo atteggiamento iniziale, del tutto contrario a una riesumazione anche soltanto parziale, come testimoniato da 2 registrazioni dal vivo del solo primo tempo, una con la New York Philarmonic, l'altra con la Koelner Rundfunks Orchester), Bernstein, Boulez, Abbado, Sinopoli, Kondrashin, Leinsdorf, Maazel, Mehta, Neumann, Tennstedt, Haitink, Kubelik, Bertini, Levi, ne abbiano preso in considerazione il solo movimento iniziale (unico peraltro, ad essere presente in forma pressochè completa, all'origine. Ma a voler essere ancora più pignoli, come è stato fatto giustamente rilevare, anche "Das lied von der erde"-Il canto della terra- e la 9^ sinfonia, andrebbero in un certo qual modo, considerate anch'esse delle incompiute, poichè il loro autore, che era anche uno dei più grandi direttori d'orchestra a livello internazionale dell'epoca, a differenza dei lavori composti precedentemente, non ebbe modo di verificarne la resa in sede concertistica, ovvero di provarle e dirigerle personalmente in pubblico, la qual cosa lo induceva, inevitabilmente, ad apporvi successivi ritocchi, soprattutto strumentali, sovente in più di un'occasione, tant'è che ambedue le composizioni furono eseguite postume, quindi senza i probabilissimi aggiustamenti successivi che Mahler gli avrebbe apportato, se le circostanze della vita glielo avessero consentito, sotto la direzione di Bruno Walter). Fra i pochi 'integralisti' (o quasi) che l'abbiano eseguita in toto in almeno una delle sue ricostruzioni, abbiamo Chailly, Inbal, Levine, Rattle (per ben un paio di volte), Zinman, Litton (Previn l'ha invece diretta in pubblico, pur non avendola mai incisa). Singolare il fatto che, inizialmente, sia Levine che Inbal, abbiano inciso dapprima il solo adagio, per poi passare successivamente alla registrazione dell'intera sinfonia nei suoi 5 movimenti, anche se, ad essere pignoli, in realtà, nel caso di Levine, quest'ultimo si limitò ad incidere i restanti 4 tempi (questi ultimi col sistema digitale, in luogo dell'analogico utilizzato precedentemente per il solo adagio), in un momento successivo, mentre Inbal reincise l'adagio iniziale, per l'occasione. Mi piacerebbe poter fare un ascolto comparativo di almeno tutte le ricostruzioni che sono state incise in disco, ma purtroppo, per far ciò, mi manca il costoso cofanetto triplo della Testament che comprende l'incisione del 19 dicembre 1960 allo studio di Maida Vale della BBC, della versione provvisoria con la proposta pressochè integrale dell'adagio, dell'intermezzo e del finale e l'esecuzione in forma abbreviata dei due scherzi, intercalati da brevi interventi dello stesso Cooke, essendo i movimenti, all'epoca, maggiormente allo stato frammentario, effettuata dalla Philarmonia Orchestra diretta da Goldschmidt, la ripresa dal vivo del 13 agosto 1964, della prima assoluta della versione da concerto appena approntata, con la London Symphony Orchestra sempre diretta da Goldschmidt, alla Royal Albert Hall, nell'ambito della stagione degli "Henry Wood Promenade Concerts" (gli attuali "Bbc Proms") e con il lungo commento, di circa 35 minuti, nel terzo disco, dello stesso Cooke, registrato sempre per la trasmissione radiofonica del '60; inoltre non posseggo la prima incisione assoluta del primo completamento di Mazzetti jr., realizzata nel 1995, alla Powell Symphony Hall di Saint Louis, dalla Saint Louis Symphony Orchestra, diretta da Leonard Slatkin, per la Rca Victor Red Seal, purtroppo da parecchio tempo fuori catalogo (non posseggo nemmeno, ahimè, il numero del dicembre 2011, della rivista "Gramophone", comprendente un ampio servizio su tale composizione, così come non ho l'ancor più remoto numero del "Bbc Music Magazine" con allegata in cd un'esecuzione dal vivo diretta da Mark Wigglesworth, con la Bbc Symphony Orchestra). Fortunatamente però, dispongo della ristampa su cd, della prima incisione in studio della versione iniziale di Cooke, svoltasi il 17 novembre 1965, alla Town Hall di Philadelphia (Pennsylvania), con la Philadelphia Orchestra diretta da Eugene Ormandy, con le note di commento originali (cioè dell'edizione in lp) di Jack Diether (registrazione che seguiva di poco un'esecuzione pubblica coi medesimi interpreti, avvenuta il 5 novembre dello stesso anno e che costituisce la prima americana di questa ricostruzione; tra l'altro, proprio in quegli anni, il direttore d'orchestra Harold Byrns, ovvero colui che fece ascoltare il nastro dell'incisione del '60 ad Alma, la stava portando in Germania ed in Italia), per la Columbia/Cbs-Sony Classical (ci sarebbe anche, stando a Wikipedia, un'altra incisione in studio del '66, diretta da Jean Martinon, che mi giunge nuova, forse edita dalla Rca Living Stereo?); in più, tempo addietro, fra i dischi usati, ho reperito in buone condizioni e a prezzo basso, un cofanetto di 2 lp, comprendente la prima incisione di studio della seconda versione Cooke, con gli stessi interpreti della prima esecuzione pubblica del 15 ottobre '72, avvenuta alla Royal Festival Hall di Londra, ovvero la New Philarmonia Orchestra diretta da Wyn Morris, uscito nel '74 per la Philips Classic e mai ristampato su cd, per quel che mi risulta. Al cofanetto è allegato un succinto ma interessante saggio trilingue dello stesso Cooke, corredato da illustrazioni, tra cui una pagina del manoscritto della partitura incompiuta oltrechè dalla riproduzione di un paio di lettere, una di Alma Maria Schindler-Mahler, la vedova, indirizzata al musicologo anglosassone e scritta poco prima della sua dipartita nel 1963 (non datata, ma col timbro postale recante la data del 3 maggio 1963, in contrasto con quanto affermato nel volume di Principe, che gli attribuisce invece la data dell'8 maggio di quell'anno), lettera nella quale, dopo aver ascoltato il nastro dell'esecuzione radiotrasmessa dalla BBC circa 3 anni prima, autorizza ufficialmente il musicologo ad approntarne la (prima) versione eseguibile in sede concertistica, e l'altra di sua figlia, ovvero la figlia dello stesso compositore, Anna, inviata al medesimo dopo avere ascoltato a Londra (e naturalmente approvato) il nastro magnetico della registrazione discografica oggetto del cofanetto Philips. Fu proprio Anna, ad inviare al musicologo, subito dopo la morte di Alma, altre 44 (o 50?) pagine manoscritte fino ad allora inedite, che consentirono di colmare la maggior parte delle lacune precedenti, consentendo la realizzazione della versione da concerto del '64 e, conseguentemente, delle 2 revisioni successive. Leggenda vorrebbe che altre pagine manoscritte inedite, siano tuttora in possesso del De la Grange, ma dubito fortemente della fondatezza di questa asserzione. Fra gli altri direttori che si sono confrontati in pubblico e/o in disco, con una delle versioni completate, figurano anche Mark Wigglesworth, Daniel Harding, Jesus Lopez-Cobos, Michael Gielen, Johnathan Nott, Leonard Slatkin, in aggiunta ovviamente allo stesso Rudolf Barshai per la propria realizzazione. Insomma, chi rifugge dalla decima sinfonia (in qualsivoglia forma) per partito preso, non sa proprio quello che si perde! Ultimamente,sto compulsando i libretti delle varie edizioni discografiche in mio possesso, per raffrontarne le informazioni, avendo come già detto, l'intenzione futura di trattare riguardo a questa musica, in maniera assai più articolata e completa di quanto non abbia fatto fino ad adesso, per cui il presente scritto va naturalmente considerato come un semplice assaggio preliminare. Per il momento, ho la netta impressione di essermi imbattuto in un bel ginepraio, anche peggio che con le sinfonie bruckneriane, ma chi me l'ha fatto fare, bah! / Gustav Mahler: Sinfonia n.10 in fa diesis maggiore - o minore? Le indicazioni sui dischi sono contrastanti - (1910); I) Adagio: andante - adagio; II) Scherzo I: Schnelle vierteln - In gemaechlicher bewegung, ohne hast (Presto - Andante con moto, senza fretta); III) Purgatorio (oder Inferno): Unheimlich bewegt (Allegretto moderato); IV) Scherzo II: Kraeftig, nicht zu schnell (Allegro pesante, non troppo veloce); V) Finale: Langsam schwer (Lento grave, ma non troppo); indicato invece come Allegretto nell'edizione Wheeler - Allegro moderato - Ruhig, aber nicht schleppend (Andante comodo, ma non trascinante). / In questi giorni, forse anche per via del mio stato d'animo, la mia mente è ossessionata in maniera ripetitiva da frammenti di sinfonie mahleriane e particolarmente proprio dall'adagio della decima, purtroppo, per quel che concerne le mie faccende personali, appena intravvedo uno spiraglio di speranza, questi regolarmente si richiude inesorabilmente dopo poco, precipitandomi nuovamente nell'angoscia e nella tetraggine più nera, temo proprio che non riuscirò affatto a rivoluzionare positivamente la mia vuota, inutile esistenza, come auspicavo alcuni giorni fa. Il mio tempo (non) verrà (mai)! Tutto stramaledettamente nella norma! Allegria!
martedì 18 marzo 2014
A tarallucci e vino.
Com'era ampiamente prevedibile, alla fine, il "caso umano" Beppe Maniglia, si risolverà in un nulla di fatto, nel senso che il plantigrado potrà continuare, totalmente "indisturbato" a squassare (pardon, a deliziare) i timpani della cittadinanza bolognese, per la grande gioia dei suoi ammiratori che parrebbero esser numerosi anzichennò (chissà com'è però che quando, anni fa, come rammentavo, si candidò a sindaco della città felsinea, alla fine si beccò soltanto una ridicola manciatina di voti!), come si desume anche leggendo un sapido articoletto di tal Mauro Giordano, comparso sul "Corriere di Bologna" di domenica scorsa." Maniglia resiste e suona: "Non si arresta un mito", questo il titolo e così si autodefinisce il bietolone, evviva la modestia! In effetti, nella foto a corredo dell'articolo, si vede il "mito", circondato dal suo folto (?) pubblico di estimatori, nella giornata di sabato pomeriggio (la didascalia difatti recita: "Il suo pubblico. Molta gente ... Ohibò!). Una persona che è passata in piazza domenica, mi ha detto però che, pur essendo il plantigrado piazzato come di consueto nel suo luogo abituale, non stava affatto "suonando" nè si sentiva alcuna base "musicale" di sottofondo (che fosse in pausa?), ad ogni buon conto gli sarebbero state appioppate un paio di multe da 400 eurini cadauna (troppo poco!), anche se dubito fortemente che le paghi! Certo che, anche se a suo dire il bifolco limiterebbe le sue "mitiche" esibizioni ad un paio di volte la settimana, ogni sabato e domenica per circa un'ora e mezza ciascuna, disquisire, nel suo caso, di musica e di repertorio, come si fa anche all'interno dell'articoletto, mi sembra proprio una questioncella di lana caprona (non è un refuso!), inoltre, ha pure avuto il coraggio di affermare di avere pagato di tasca propria, uno studio d'impatto ambientale riguardo alle sue esibizioni, affidato ad una società di Modena, da contrapporre ai dati prodotti dall' "Arpa", organismo regionale preposto alle misurazioni del tasso d'inquinamento (in questo caso, acustico), ma mi sembra soltanto un patetico arrampicarsi sugli specchi da parte del rintronato in questione. Se è proprio vero, come si legge in questo articolo, che ci sono persone che lo ritengono veramente come il secondo "Gigante" di Bologna, dopo la statua della "Fontana del Nettuno" ovviamente, con la quale al massimo può avere in comune una certa rigidezza e "sordità", anche Beppe Maniglia allora diventa una cartina di tornasole della pochezza intrinseca dell'essenza di questa città, se un idiota come lui si sente di assurgere a mito per eccellenza della bolognesità, se ci sono altri, ancora più idioti di lui (sembra veramente incredibile che ce ne possano essere, eppure pare proprio di sì!) che lo inducono a pensarlo, se Bologna non è capace di trovare simboli migliori di questo (tenuto conto che il buffone imperverserebbe da almeno 35 anni, cioè dal 1979, sempre stando all'articolo. Per giunta qualcuno mi disse a suo tempo che il pagliaccio, all'inizio usava un'amplificazione persino molto più potente dell'attuale, che si sentiva fin dall'inizio di via dell'Indipendenza, lato autostazione, cioè all'estremità opposta rispetto al "Gigante", sorbole bén!), allora io sono proprio un povero illuso, un pesce fuor d'acqua, anche da una simile bazzecola si evince che qui ci si è inoltrati in una decadenza senza fine. Simbolo della bolognesità di ben altra caratura, veramente per grandi e per piccini, poteva essere il compianto Dino Sarti, col suo concerto di ferragosto in Piazza Maggiore, regolarmente trasmesso in televisione; di lui, che certamente non si atteggiava a mito, quest'ingrata città sembrerebbe essersi dimenticata, a tutto vantaggio di quell'altro cialtrone invadente. Altro che "l'angolo degli imbezél"! Trovo comunque preoccupantemente blando l'atteggiamento tenuto dall'amministrazione comunale nell'occasione, addirittura timorosa di una sollevazione popolare (ma come siamo ridotti? Con tutti i problemi gravissimi che ci attanagliano, saremmo capaci di provocare una sommossa soltanto nel caso che ci tocchino il "dio pallone" e il "mitico" Beppe Maniglia, vogliamo scherzare?), sempre secondo l'articolo del giornale, la quale si è premurata di fargli sapere che non solo non lo vorrebbe cacciare, ma financo gli promette l'esenzione dalla tassa d'occupazione del suolo pubblico, purchè si metta in regola e moderi il volume sonoro, ma chi ci crede! A parte l'uso e l'abuso, anche in questo frangente, della parola "mito" e dell'aggettivo "mitico", completamente svuotati di qualsivoglia significato! Per giunta l'altra sera, passando nei paraggi del Manzoni, ecco che ti rivedo all'esterno, il consueto assembramento di mummie agghindate, acchittate, inamidate, impettite, fossilizzate e incartapecorite, che costituiscono il tipico pubblico dei melomani frequentanti i concerti di musica colta, in attesa di varcare l'ingresso per assistere allo spettacolo. Insomma, da un lato il becerume di Beppe Maniglia, dall'altro l'atmosfera da museo delle cere che mi sembra caratterizzare il Manzoni (così come il Comunale e tutti gli altri luoghi cittadini deputati alla musica colta), due estremi riguardo ai quali non saprei proprio dire quale sia il più deprimente, ma è tutto assolutamente nella norma. Chissà perchè, pensando al primo, mi viene in mente anche il famoso scambio di battute fra John Cage, al termine della sua partecipazione a "Lascia e raddoppia" e Mike Bongiorno, con Cage che proferisce: "Io vado, ma la mia musica resta." e Bongiorno che replica: "Avrei preferito l'incontrario!"; anche nel caso del "maniglione", auspicherei l'incontrario; il bello è che lui invece afferma: "Quando ho iniziato, nessuno faceva uno spettacolo del genere." Sic transit gloria mundi! E visto che è scientemente impossibile anche soltanto il pensare di poter rivoluzionare il contesto ambientale in cui ognuno si trova a dover condurre la propria esistenza (e a Bologna, senz'altro, una simile speranza, uno proprio se la sogna!), mi accontenterei, mestamente, per quel che mi riguarda, di riuscire almeno a rivoluzionare un pochettino, la mia sgangheratissima esistenza, anche perchè, in questo momento, intravvedo qualche flebile speranza in tal senso, che spero la sorte non voglia disattendere per l'ennesima volta, per carità, alla facciaccia del plantigrado e dei suoi aficionados (che per qualche tempo mi erano sembrati progressivamente diradarsi, ennesima illusione fallace)! Insomma, torniamo ad occuparci di cose ben più serie, anche perchè a parlare troppo di simili esimi personaggi, gli si fa soltanto una grande pubblicità immeritata, alla fine, gli si fornisce un'ulteriore cassa mediatica, assolutamente (in)degna di un personaggio così "mitico", o piuttosto, "stitico"! Anche perchè, alla fine, mi sono accorto, sondando diverse persone, la maggior parte delle quali non gliene poteva fregare di meno, che parrebbe trattarsi fortunatamente di un "mito" alquanto relativo, in contrasto con certe affermazioni lette sulla stampa locale! Il bello è che qualcun'altro, volendomi dare del retrogrado per via del fatto che non lo apprezzo per nulla, mi ha paragonato all'uomo di Neanderthal, ignorante del fatto che quest'ultimo, come scientificamente dimostrato, disponesse di una massa cerebrale alquanto superiore a quella di noi omuncoli odierni iper-tecnologicizzati e iper-vitaminizzati ed altrettanto rincitrulliti, facendomi, senza volerlo, un grandissimo complimento! Grazie veramente, di tutto cuore! / Sempre per la serie "Sono sempre i migliori, coloro che se ne vanno!", muore lo scrittore, intellettuale, linguista, bibliofilo ed uomo di cultura, Ezio Raimondi, figura di spicco in tale ambito, la cui notorietà travalicava i confini bolognesi, regionali e nazionali. Invece, sempre per la serie "L'erba cattiva non muore mai!", Beppe Maniglia, la cui notorietà sarà, se va bene e volendo essere generosissimi, (s)confinata al massimo in ambito regionale a dir molto, in barba al presunto "mito", è al contrario vivo e vegeto (anche se direi più allo stato vegetativo che vegeto!), appunto! Avrei voluto vivere a Bologna all'epoca di Ottorino Respighi ed invece mi ritrovo a sopravvivere in questa città, sotto l'egida di Beppe Maniglia, ohi! Coraggio!
domenica 16 marzo 2014
Sogno di un mattino d'inverno.
O piuttosto, forse, un incubo, chissà! Questa notte ho sognato che i 3 più grandi artisti italici del momento, Beppe Maniglia, Gianni Drudi (celeberrimo autore di quello starordinario capolavoro di pensiero lateral-concettuale che è "Fiki fiki", canzoncina raffinatissima, come il titolo lascia intuire) e Giovanni Allevi (il boccoluto, o moccoluto, genio misconosciuto?), fondassero un affiatatissimo sodalizio artistico-musicale, il trio Brancaleone (proprio come la celeberrima Armata!), esibendosi in lungo e in largo nel globo terracqueo, di fronte a folle (trans)oceaniche, subissati di ululati, boati e fischi (all'americana?) a non finire, frammisti ad applausi scroscianti (sigh!), portando in giro i loro più grandi (suc)cessi, con tanto di collegamento televisivo permanente in diretta via satellite su Sky(fo), presentato da Gianni Morandi (sarebbe meglio dir "Morendi", vista la vetustà)......... Improvvisamente, mi sono risvegliato febbricitante, madido di sudore, tremante come una foglia, psicologicamente stremato, ho acceso la lampada sul comodino a ridosso del letto, mi sono guardato intorno, tutto a posto, tutto nella norma, non è suc(cesso) alcunchè, accidenti però che strizza della malora! All'animaccia de li mortacci loro! Per poco non me la facevo veramente addosso! Altro che pannoloni! Arridateme Claudio Villa col suo "Binario triste e solitario", embé, ahò!
sabato 15 marzo 2014
Hanno ucciso l'uomo ragno!
Proprio mentre me ne stavo defecando in bagno... perdonatemi la rima 'bacata', ma oggi, 15 marzo dell'anno di (dis)grazia 2014, compio la "bellezza" (si fa per dire) di 52 'primavere' (ed altrettanti 'autunni', purtroppo), sarà la prossimità della primavera, ma mi sento tutto uno strano friccicore addosso, scusatemi! O forse sarà piuttosto l'effetto di quel che ho letto casualmente stamattina, appena ho messo fuori il naso (non quello di Shostakovich) da casa, sulle locandine dei quotidiani, dietro l'edicola di Piazza dei Martiri (sic) qui a Bologna! Beppe Maniglia (quello che ha il cervello in poltiglia), eh sì, proprio quel botolo subumano, multato per il troppo rumore, ma và!!! Musica troppo alta (ovviamente nel senso di volume sonoro, non certo di qualità intrinseca, che poi chiamarla musica in questo caso è alquanto soggettivo, dopotutto c'è chi afferma che il rumore è la musica altrui, o viceversa, non rammento bene), così titolano le locandine dei giornali, mò sorbole bèn! Meno male, si vede che allora non tutti i bolognesi sono diventati sordi come delle campane, c'è speranza a questo mondo! E lui, il "sommo artista", il vate(r) della bolognesità, che risponde sprezzantemente: "Non me ne vado!" (e ti pareva, mi sarei decisamente mer(d)avigliato del contrario!). Domanda spontanea: la pagherà, una volta per tutte? (almeno la multa intendo, sperando che sia la più salata che possa mai essere concepita da un'amministrazione pubblica). Finalmente un poco di giustizia a questo mondo? Posso considerarlo come un imprevisto "regalo di compleanno" da parte del destino? O Fortuna imperatrix mundi (Carmine burino)! Ma chi ha osato fare questa autentica carognata (ullallà!) al "Respighi del Terzo Millennio" (si fa per celia, naturalmente, non me ne vogliano i discendenti dell'illustre compositore bolognese!), come si può anche solo concepire di architettare un simile tiro mancino a un geni(o) tale??? Per coloro che, per loro (s)fortuna, non fossero o transitassero in quel di Bologna e dintorni, il mentecatto in questione è un losco figuro che costituisce un autentico caso umano, una vera e propria iattura, un miscuglio fra un sedicente musicista e un altrettanto sedicente (ma non certo seducente, come crede il minchione medesimo) fenomeno da baraccone, un peripatetico "sdozzo della natura", rottame sgangherato, sguaiatissimo pagliaccio da circo di periferia, omuncolo aduso a spaccare i timpani (ed ovviamente anche qualcos'altro, come si può ben intuire!) coi suoi immarcescibili numeretti indegni persino del peggior guitto d'avanspettacolo, nei paraggi della Fontana del Nettuno, vicino a Piazza Maggiore e a ridosso dell'ingresso alla biblioteca comunale di Sala Borsa, 'titillando' (s)gradevolmente l'animo dei concittadini. Se penso che anni fa si era persino candidato come sindaco, c'è proprio di che stare decisamente allegri! A parte il fatto che quei gran generosoni de "Il Resto del Carlino", in una vecchia intervista, gli hanno attribuito persino un diploma di Conservatorio (sarebbe stato meglio se l'avessero rinchiuso in un "Riformatorio", gulp!) e una laurea in psicologia (questa di sicuro non gli è servita a un cavolo), mentre il padre del peripatetico sarebbe stato clarinettista nell'orchestra dell' "Orinale" ed amico persino di Arturo Toscanini (bah! Roba da chiodi! Ecco perchè l'orchestra è ridotta così male!), fra le specialità remote del nostro figurerebbe anche la prerogativa di far scoppiare, gonfiandole col fiato, le borse dell'acqua calda, faccenda che gli ha mer(d)itato l'inclusione nel "Pantheon" degli artisti sommi, con tanto di "minzione d'onore", va da sè! Attualmente, essendosi ridotto a un vegliardo rimbambito, l'unica cosa che fa è quella di fingere di suonare una chitarra con una maniglia (da ciò il suo "nome d'arte", sic!), della quale si attribuisce la paternità dell'invenzione (alquanto dubbia, come constatai in precedenza), con tanto di fragorosissima base preregistrata di "sottofondo" (si fa per dire, ahimè, più "fondo" che "sotto"!) e con contorno di alcuni disabili (autentici freaks) inscenanti pietosissimi balletti (per modo di dire, sembrano caso mai delle convulsioni epilettiche!), tutta l'attrezzatura dei suoi spettacoli viene letteralmente vomitata da una grossa motocicletta, con tanto di spazio espositivo dei cd e dei vinili di Beppe Maniglia, venduti al modico prezzo di 20 eurini, sòçmél, boia d'un mond léder! Mi ricordo che sulla copertina di uno di questi vinili campeggiava la scritta: "The worst of Beppe Maniglia" (acciderba, ci diamo persino un'aura internazionale!), cioè il peggio di... ma perchè, esiste anche un meglio? Se in Bologna e dintorni si dovessero in futuro avvistare nel cielo dei dischi volanti, molto probabilmente non di Ufo (Unidentified flying objects, oggetti volanti non identificati) od extraterrestri si tratterà, ma dei dischi di Beppe Maniglia che fanno finalmente la fine che si meritano (ma c'è veramente qualche incauto che li acquista?), in quanto Ufo anch'essi, ma di tutt'altra specie (Unidentified fucked objects, oggetti fottuti non identificati)! Speriamo solo che, un giorno, al posto del mongoloide, non ne subentri qualcuno peggio, cosa tutt'altro che improbabile, gasp!
venerdì 14 marzo 2014
Il vaso di Pandora.
I compensi economici destinati ai pezzi grossi messi a capo degli enti musicali nostrani e non solo, ovvero sovrintendenti, direttori e responsabili artistici e musicali e compagnia bella, continuano a rivelarsi sempre più come un incommensurabile vaso di Pandora di infiniti, assurdi sprechi e dilapidamenti di denaro pubblico e non. Se ne ha un'ulteriore conferma, sfogliando le pagine del numero attualmente in edicola del mensile "Suono", sul quale è stata pubblicata una breve lista, naturalmente parziale, di nomi eccellenti operanti in tale ambito, con tanto di emolumenti mensili ufficiali, quindi non tenendo conto di eventuali compensi straordinari e di benefici aggiuntivi come auto blu d'ordinanza, appartamenti e quant'altro (altro che, come diceva Totò: "Vitto, alloggio, lavatura, stiratura!"), compensi comunque non correlati minimamente a meriti e responsabilità effettivi, od a bilanci più o meno in attivo od in passivo, ma in base soltanto a biechi criteri di lottizzazione politica. A suo tempo ero stato persino ottimista nel dichiarare, sulla base di quanto avevo letto sul mensile "Musica", che il compenso dei sovrintendenti varia dai 1.000 ai 3.000 euro al giorno (se così fosse, effettivamente la cifra, considerando che un mese al massimo è costituito da 31 giorni, non dovrebbe in ogni caso superare il tetto dei 93.000 euro, se la matematica non è un'opinione, uno stipendiuccio comunque scandalosamente ragguardevole e spropositato!), poichè scorrendo attentamente la breve lista pubblicata da "Suono", salta fuori che il "più poveraccio" fra i nomi summenzionati si becca la "modica cifra" di 134.000 euro mensili (provate a immaginarvi, di conseguenza, quello che si becca il "più paperone", gulp!), alla faccia del caciocavallo, la realtà è ben peggiore di quel che ingenuamente ritenevo! A parte le qualifiche a volte decisamente fantasiose che vengono attribuite a simili soggetti, desumibili dalla lettura dell'articolo di "Suono", scritto da Pietro Acquafredda, per giustificarne flebilmente agli occhi dell'opinione pubblica, gli assurdi emolumenti ufficiali e ufficiosi, dei quali sempre più sfrontatamente godono, veramente viene da constatare per l'ennesima volta che il peggio non è mai morto! Se poi si aggiunge che, a partire credo dal 2015, alla Scala dovrebbe subentrare la coppia Alexander Pereira/Riccardo Chailly, rispettivamente sovrintendente e direttore musicale, al posto dell'attuale costituita da Stéphane Lissner e Daniel Barenboim, con Pereira che sembrerebbe avere preoccupanti propensioni spenderecce, almeno stando a quanto avrebbe combinato in quel di Salisburgo, non c'è altro da dire che il buongiorno si vede dal mattino! E noi paghiamo! Ma fino a quando? Intanto, se potete, date una scorsa all'articolo di "Suono", così vi fate almeno una vaga idea della gravità della situazione! Insostenibile, decisamente! Ma visto che sembrerebbero non esserci più soldi per la cultura, se non altro stando a quel che ci dicono periodicamente, mi pongo una domanda stupida, come mai le tasche di questi soggetti si riempiono sempre di più fino a livelli di esondazione? Forse proprio perchè con l'arte, la cultura, c'entrano come i cavoli a merenda? Curioso!
martedì 4 marzo 2014
Morte nell'aria.
La fine del teatro lirico sarà sancita dallo strapotere e dalla vanagloria dei registi d'opera? E' questa una banalissima domanda che, come altri, periodicamente mi pongo, visto quel che leggo sulle riviste specializzate e quel che sento attraverso la radio. Per una felice coincidenza, in queste ultime serate sono state trasmesse in diretta su Radiotre, 3 capisaldi del teatro lirico russo del tardo '800, l' "Eugenio Oneghin" di Ciaikovski, dal San Carlo di Napoli, con la direzione di John Axelrod, il "Principe Igor" di Borodin, dal Metropolitan di New York, con la direzione di Gianandrea Noseda e "La fidanzata dello Zar" di Rimski-Korsakov, dalla Scala di Milano, con la direzione di Daniel Barenboim, tutti e tre gli allestimenti accomunati, purtroppo, se non erro, dalla regia teatrale di Dimitri Cherniakov, tipico fanfarone post-avanguardistico, caratterizzato dalla tipica pretenziosità di svelarci presunte rivelazioni inedite riguardo a questi capolavori, connaturata a simili individui, sommamente presuntuosi, spocchiosi e altezzosi, espediente al quale ricorrono di continuo come flebile scusante per giustificare il loro trovarobato bislacco, al grande pubblico, dimostrando a ogni piè sospinto la loro totale ignoranza e incompetenza in materia musicale, con la conseguente totale mancanza di rispetto e umiltà nei confronti dell'operato di simili insigni musicisti, risolvendosi tutto ciò nell'abituale sterile masturbazione narcisistica, che in cotali soggetti, assurge a livelli patologici, endemici. Soprattutto quello che ho appreso durante gli intervalli de "La fidanzata dello Zar", dagli inviati radiofonici, mi ha dato parecchio da pensare, poichè il miserabile mentecatto ha pensato di ambientare la storia all'interno di uno studio televisivo, con tanto di telecamere, selezione per un ipotetico "casting", col personaggio di Ivan il Terribile che compare su un grande schermo, anzichè in carne ed ossa, come previsto in una scena della trama dell'opera e via di questo passo. Considero sempre più un privilegio il fatto che la radio mi consenta di concentrarmi esclusivamente su questa musica sublime, senza che la mia attenzione venga minimamente distolta da simili obbrobri, ma è ovvio che, trattandosi di teatro lirico, ciò rappresenti veramente il colmo! Anche se mi piacerebbe far personalmente presente a questi sordidi barbogi, i quali si ritengono gli autentici dei ex machina di tutta la faccenda, considerando il loro apporto miserrimo sommamente indispensabile, il fatto che, mentre la parte musicale riesci comunque a godertela anche senza l'apporto delle immagini, essendo in questo caso anche stimolati a immaginarsi lo svolgersi della vicenda nella propria mente, dando briglia sciolta alla nostra fantasia, se si facesse l'incontrario, ovvero togliessimo la parte musicale e lasciassimo solo quella registica, lo spettacolo franerebbe inesorabilmente e precipitevolissimevolmente! Provatemi il contrario, se ci riuscite! Nessuno è indispensabile, tantomeno questi parassiti succhiasoldi (pubblici), riprova del fatto che non solo la madre dei cretini è sempre incinta, ma fa pure gli straordinari, anzi è di uno stakanovismo terrificante! Quello che si sta barbaramente perpetrando è un autentico abominio, uno stupro disumano a danno della cultura musicale, qui ci vuole un'autentica sommossa generale da parte di tutti coloro che hanno veramente a cuore le sorti dell'arte, poichè ne si compromette seriamente lo sviluppo futuro. Peccato veramente, poichè riguardo allo spettacolo scaligero, la componente musicale era veramente superba, trattandosi di un capolavoro di rarissimo ascolto, in prima assoluta nel teatro milanese, pur risalendo al 1899! A parte alcune piccole smagliature dell'orchestra, tutto è filato a meraviglia, con un Barenboim mai così ispirato e coinvolgente, a riprova anche questo di quanto periodicamente vado affermando, ovvero il fatto che, anche per un grande musicista, è altamente salutare e rigenerante uscire dalla 'solita minestra', per affrontare strade meno battute, dovete capire che questo è un bene per tutti, musicisti e pubblico, una linfa vitale, essenziale alla sopravvivenza di questa forma d'arte! In effetti mentre per la parte musicale, mi sembra che il successo sia stato giustamente unanime, il pubblico, com'era prevedibile, si è diviso riguardo alla regia, con un profluvio di boati e fischi di disapprovazione, frammisti agli applausi. Riguardo a coloro che hanno applaudito, mi chiedo quanti di questi ultimi lo facessero per reale convinzione e non piuttosto per un malinteso criterio di volersi mostrare al passo coi tempi (claque a parte). Per quel che concerne l'Oniegin napoletano, la cui parte musicale non mi ha convinto altrettanto, poichè la direzione mi sembrava troppo scandita, altisonante ed avara di chiaroscuri, a parte qualche momento indubbiamente efficace, come la 'polacca' del 3^ atto, anche in questo caso, qualche stramberia registica doveva svolgersi in scena, poichè per esempio, nel momento culminante del duello fra Onegin e Lenski, non si udiva alcuno sparo, come di consueto. Mah! Quello che più mi ha dato fastidio, invece, del "Principe Igor" dal Metropolitan, bellissima esecuzione in sè, splendidamente diretta da Noseda, è lo strano ibrido adottato dal punto di vista testuale della partitura, i cui criteri mi sono sfuggiti, poichè essendo il lavoro suddiviso in un prologo e 4 atti, qui non solo mancava la celebre ouverture e la marcia polovesiana, ma addirittura un intero atto, per una durata totale di circa 2 ore e 55 minuti complessivi di musica, ovviamente pause, cambi di scena e intervalli esclusi, anzichè le 3 ore e mezza abbondanti che sarebbero dovute trascorrere! Non pensavo che dopo le rappresentazioni dirette, a suo tempo da Valery Gergiev, del quale lo stesso Noseda è stato allievo oltrechè esservi legato da un rapporto d'amicizia, rappresentazioni documentate sia in disco che in video, si avallassero ancora simili aborti testuali, ma devo essere proprio un ingenuo, a parte spostamenti di atti e di intere scene in seno ai medesimi, operate per l'occasione, un gran brutto vizio di questi benedetti teatri lirici! Se tutt'al più può essere giustificabile, in questo caso, l'omissione dell'ouverture, in sè bellissima, in quanto trattasi di un brano, che, stando allo stesso Alexander Glazunov, che lo avrebbe ricostruito completamente a memoria, conformemente a una leggenda alimentata dal medesimo, dopo averlo ascoltato in un paio d'occasioni, eseguito dall'autore al pianoforte, salvo ammettere in seguito, dopo essersi scolato qualche bicchierino di troppo, di essersi concesso parecchie libertà al riguardo, facendo così intuire che era più farina del suo sacco che di quello di Borodin, tutto il resto, ovvero la soppressione di un intero atto e gli altri arbitrii rilevati, non riesco a spiegarmeli, se non per ragioni meramente economiche, ed è veramente un peccato, visto le rarissime occasioni nelle quali è dato di rappresentare quest'opera, peraltro molto tormentata dal punto di vista testuale, ma non è certo l'unico esempio di tal genere in ambito musicale. / Riguardo lo strapotere registico in ambito lirico, che da troppo tempo mi sembra abbia superato il livello di guardia (un giorno, casualmente, accendendo su Rai5, mi sono imbattuto nel finale del "Don Giovanni" di Mozart, nell'edizione scaligera diretta da Dudamel, con una bruttissima regia tipicamente modernista di Peter Mussbach), visto che l'eventuale dissenso di una parte del pubblico, come nel caso del lavoro rimskiano andato in scena in questi giorni alla Scala, non solo non serve ad alcunchè, ma al contrario fa sì che questi mentecatti di registucoli che vengono contestati, si ritengano addirittura degli eroi, dei martiri, dei geni incompresi (sì, proprio dei geni tali!), risultando quindi addirittura controproducente poichè amplificano l'eco mediatica a vantaggio esclusivo di simili soggetti, ma in tal caso i musicisti si dovrebbero pubblicamente dissociare da simili scempi, anzichè rendersene complici, come ha fatto lo stesso Barenboim, accompagnando sul palco il regista al termine dello spettacolo, implicitamente con ciò stesso approvandone l'operato (sto evidentemente peccando ancora una volta d'ingenuità), visto che anche in questo caso, al peggio non sembra mai esserci fine, auspico da quella parte del pubblico dei melomani, stanchi di simili 'provocazioni', una sorta di rivolta generale, quella che nella mia utopia visionaria, potrei definire come la "rivolta dei biglietti", visto che un eventuale 'dissenso silenzioso' in sala da parte delle persone contrarie a simili assassinii, non credo che sarebbe sufficiente a smuovere le acque. L'unica strada per me possibile, a questo punto, è quella di non comprare più biglietti, di disdire abbonamenti, sottoscrizioni e compagnia bella, di "disertare" letteralmente i teatri ed anche le sale cinematografiche dove simili allestimenti vengono proiettati, di procurare a questi sovrintendenti dissennati il costante incubo di ritrovarsi con la sala almeno costantemente semivuota come minimo, sperando di costringerli a cambiare rotta una volta per tutte, dando più spazio a quei pochi registi aventi un atteggiamento più rispettoso nei confronti della parte musicale, altrimenti qui è tutta una marcia funebre! Questa diserzione che auspicherei divenisse di massa, sarebbe ciò che intendo per "rivolta dei biglietti", dopotutto la diffusione dell'audiovisivo che ci consente di godere di tali manifestazioni artistiche anche nel salotto di casa, in aggiunta alla crescente diffusione di dispositivi portatili di svariata natura che ci consentono di fruirne per ogni dove, ha fatto sì che i luoghi tipicamente deputati alle faccende musicali come teatri e sale da concerto, abbiano da tempo perso la loro aura di templi esclusivi della musica, bisogna far capire a questi idioti, con le buone o con le cattive, che perciò devono stare in campana, non possono nè devono permettersi di menarci per il naso all'infinito, usufruendo per giunta anche di contributi pubblici e quindi anche di soldi nostri, anzi per quel che mi riguarda, potrebbero anche chiudere bottega definitivamente una volta per tutte! Mandiamoli decisamente a casa, in modo definitivo; facendogli trovare finalmente, per quello che si meritano, le sale vuote o semivuote per protesta, gli incassi fatalmente diminuiscono, in barba agli assurdi contributi pubblici dei quali immeritatamente usufruiscono, un insulto spregevole per le numerose vittime di questa cosiddetta crisi! Urge un radicale ricambio! Sarò uno stupido, ma non intravedo altra via, se però qualcun'altro ha un'idea migliore, ben venga purchè sia capace di metterla in pratica, altrimenti non se ne esce proprio! L'assurdo è che, se si vuole essere realmente anticonvenzionali, bisogna montare uno spettacolo più tradizionalista, poichè una volta che la cosiddetta 'provocazione' diventa di prammatica, finisce con il risultare essa stessa una 'convenzione', inevitabilmente. A parte che nessuno di costoro mi sembra anche solo minimamente paragonabile ad un Patrice Chéreau, che era sovente discutibilissimo, se non talvolta persino irritante, almeno come regista lirico, ma provvisto comunque di un'acume e di un'intelligenza altrettanto rare al confronto, in certi casi la 'provocazione' può anche essere stimolante, ma a patto di non contrapporsi o di sovrapporsi alla parte musicale, nè tanto meno d'ignorarla completamente, come accade spessissimo, ahimè! Bisogna che sia fatta con costrutto, mai fine a sè stessa! Che piaccia o no, volenti o nolenti, la 'musica' è il vero motore dello spettacolo lirico, con quest'ultima, cari registucoli della malora, ci dovete inevitabilmente fare i conti, in un modo o nell'altro, non è teatro di prosa, nè di ricerca o d'avanguardia che dir si voglia, è l' "Opera", punto e basta! Questo gioco perverso di 'rivisitarla' è diventato insopportabilmente stucchevole! Mi auguro sinceramente di non essere l'unico a pensarla in questa maniera, la faccenda assurge sempre di più a livelli allarmanti! Rivoluzione! Diserzione! Basta buttare soldi! Salviamo il futuro del teatro lirico dagli incompetenti e dai ciarlatani! Iniziamo la "rivolta dei biglietti"! Rimando nuovamente al recentissimo libro di Nicola Piovani, "La musica è pericolosa" e precisamente al capitolo intitolato "La regia d'opera? Famola strana", a riprova che anche fra gli addetti ai lavori, c'è chi la pensa in maniera non troppo dissimile dal sottoscritto! / Recentemente, alla consueta e già nutritissima "galleria degli orrori" costituita dai vari conduttori di Radiotresuite, sembrerebbe essersi aggiunta una nuova presenza, tale Irene Sala, petulante, invadente, supponente, cinguettante, irritante. Speriamo che duri poco, ma non mi faccio grandi illusioni in proposito. Visto l'andazzo tipico di Radiotre, ancora una volta non resta che dire: tutto nella norma! / Sono stato troppo generoso, a suo tempo, nel mio giudizio complessivo sul portale "Rai Classica", il caricamento di alcune pagine è di una lentezza esasperante, inoltre, in una parte di esse, la pubblicità è troppo invasiva e fracassona, senza avere nemmeno la possibilità di chiuderla! Veramente troppo vergognoso per una sedicente emittente pubblica! Che infamia! / 40 milioni di giovani pianisti cinesi, aspiranti emuli di Lang Lang (irrilevante capire quale sia il nome e quale il cognome, ma che fantasia questi orientali!)! Più di tutti gli agenti immobiliari sul pianeta! Ma che cavolo ce ne facciamo? Ce n'era proprio bisogno? Peggio delle cavallette! Questo "popolo di Pechino" è completamente suonato! Bang Bang! Gang Bang! / In questi giorni sempre più difficili, chissà perchè, mi torna sempre più spesso in mente la frase più volte pronunciata dal protagonista dell'atto unico "Il prigioniero" di Luigi Dallapiccola, quando dice: "Signore, aiutami a camminare. Così lunga è la via, che mi sembra di non poterla più finire." Non certo perchè sia diventato di colpo credente, niente affatto, piuttosto forse perchè mi sento un prigioniero anch'io, in balia di quella sorta di carceriere/Grande Inquisitore, che è il destino ingrato, cinico e beffardo di noi comunissimi e sciaguratissimi mortali!
mercoledì 26 febbraio 2014
Tagli, ritagli, frattaglie.
L'ho sempre detto che la "solita minestra", riscaldata all'infinito fino alla nausea, porta alla routine e che quest'ultima uccide l'estro, impoverendo la scena musicale. Ne ho avuto l'ennesima conferma iersera, ascoltando come al solito, un concerto radiofonico registrato il 19 dicembre scorso al Manzoni di Bologna, coi complessi dell' 'Orinale', diretti da Lothar Zagrosek, in un programma dall'impaginato altamente "fantasioso ed originalissimo", comprendente il concerto per violino di Beethoven e il Te Deum di Bruckner, brani che non si ascoltano mai, nevvero? Un concerto complessivamente di modesta routine, con un solista, nel brano di Beethoven, anch'egli non esaltante, Dimitri Sitkoveski, il quale ha concesso, per l'occasione, ad un pubblico come al solito di bocca buona, un bis "originalissimo", ovvero una Partita di Bach, i complessi dell' "Orinale", come al solito quando vengono diretti in maniera bolsa, sciatti e trasandati, apice un Te Deum di Bruckner speditissimo, sbrigativissimo e sfilacciatissimo (a suo tempo criticarono l'ultima incisione discografica effettuata da Karajan negli anni '80, di questo stesso brano, tacciandola di eccessiva speditezza, ma quella ascoltata ieri sera, mi è sembrata assai peggiore, priva oltretutto anche dell'intensità espressiva raggiunta dal grande Maestro austriaco) , a riprova per l'ennesima volta che, solo con un direttore di autentico 'polso', riescono a marciare decentemente, altrimenti sono cavoli amari. E pensare che Lothar Zagrosek, quando è impegnato nel repertorio del '900 storico, soprattutto quello più desueto, ed anche in quello contemporaneo, si rivela musicista di ben altra tempra, rispetto allo stanco, abulico mestierante del concerto trasmesso iersera, per cui, alla fine, mi pongo la solita domanda idiota, ma che senso hanno simili vuote esibizioni, aventi per oggetto musiche inflazionatissime, caratterizzate da un'amplissima videodiscografia esponente a temibili confronti, conseguentemente usurate dal punto di vista interpretativo, se non il soggiacere alla vanagloria di qualche insulso artistucolo da strapazzo? Simili consuetudini le ritengo insopportabilmente deprimenti e hanno un bel dire i 'belli spiriti' di turno che i cosiddetti grandi capolavori, rivelano sempre aspetti nuovi ogni volta che li si riavvicina, ma allora tutta quell'altra marea di musica che è stata composta, ancora in attesa di essere scoperta o riscoperta, l'hanno scritta degli imbecilli perditempo, visto che tanto bastano e avanzano i 'grandi capolavori', dimentichi del fatto che anche questi ultimi, così come i loro autori, sono stati a suo tempo degli sconosciuti esordienti, la qual cosa sta a significare che, se anche nei secoli passati, si fosse sempre ragionato così, noi non ne saremmo mai venuti a conoscenza, poichè sappiatelo, anche in passato c'erano già altri 'grandi capolavori' stabilmente presenti in repertorio, o pensavate per caso che questa fosse una prerogativa unicamente dell'epoca odierna? A parte il fatto che, per non pochi di questi acclarati capolavori e dei relativi autori, l'accoglienza iniziale da parte del pubblico fu contrastante quando non addirittura ostile, determinando parecchi fiaschi colossali e mettendo in crisi i loro stessi creatori, come nel caso de "Il barbiere di Siviglia" di Rossini, de "La traviata" di Verdi, della "Madama Butterfly" di Puccini, solo per citarne alcuni, senza contare l'accoglienza non sempre calorosa riservata, soprattutto quando i loro autori erano ancora in vita, alle sinfonie di Bruckner e di Mahler, ma anche Berlioz aveva già in precedenza collezionato diversi fiaschi, come credo di avere già rilevato in precedenti occasioni. Senza rinnovamento non c'è conoscenza, senza conoscenza non c'è evoluzione, l'isterilirsi a oltranza sulle stesse cose, porta a involuzione, impoverimento, regressione, rimbambimento, sclerotizzazione, oscurantismo, ma è proprio questo quello che desiderate così ardentemente? Siete così stupidamente, barbaramente sadomasochisti? / In questi giorni ho letto il libro di Nicola Piovani, "La musica è pericolosa", in particolare il capitolo "La regia d'opera? Famola strana!", sottoscrivo quasi completamente, mi consola il fatto che anche un addetto ai lavori faccia al riguardo dei discorsi molto simili ai miei, perlomeno ciò significa che non mi sono ancora completamente bevuto il cervello, nonostante la mia vita attuale assomigli sempre più ad un perenne incubo kafkiano senza via d'uscita alcuna! Verrebbe spontaneo da dire che quel capitolo lo dovrebbero leggere innanzitutto gli indegni sovrintendenti dei nostri enti lirici, ma poi mi è sorto un dubbio atroce: ma sapranno leggere? / Vorrei capire perchè l'ultimo concerto della rassegna "Rai Nuova Musica" del primo marzo, non venga trasmesso in diretta, ma in differita, senza sapere ancora quando, vista l'estrema magrezza dei programmi dei concerti di questa brevissima rassegna, a parte l'idea bislacca di coinvolgere dei disc-jockeys negli intervalli, misteri della radiodiffusione nostrana! / Ho navigato spesso, in questi giorni, sul portale "Rai Classica", ma a parte la lentezza del caricamento di alcune pagine, la suddivisione a volte un po' cervellotica, la pubblicità chiassosa e invadente, il disagio aggiuntivo delle pagine che si ricaricano automaticamente in maniera periodica, non è malvagio nel suo complesso, anche se ancora migliorabile. Piuttosto quello che raccapriccia è la pagina dedicata agli sms inviati dagli ascoltatori di Radiotre, a parte sporadiche eccezioni, stante il fatto che il linguaggio adoperato, tacendo di coloro che adoperano lo squallidamente orripilante tipico frasario abbreviato in uso per questo genere di messaggi, oltre a fare pesantemente a pugni con la grammatica e la sintassi, è di una povertà espressiva francamente desolante, specchio di quanto si sia regrediti a livelli veramente subumani e preoccupanti. Per fortuna il livello degli sms inviati a Radiofd5, risulta senz'altro migliore al confronto, non scendendo mai, almeno per quello che ho potuto constatare, al di sotto della soglia di decenza minima. Quel che è certo è che, nonostante i miei limiti e imperfezioni, al confronto mi sento sempre più un Dante Alighieri! Povera Italia! / Ancora una volta, sempre più caotica si rivela la cronologia delle varie versioni delle sinfonie di Bruckner, altro mio tormentone, mi sono casualmente accorto, spulciando dischi in negozio, che esisterebbe addirittura una quarta versione della sua 3^ sinfonia in re min., risalente al 1890 (edizione Raeflingher), che però ritengo anch'essa di dubbia autenticità. Cercherò di verificare. / L'ho già rilevato in precedenza, ciononostante non posso fare a meno di irritarmi ogni volta di più per una pratica, una volta esclusivo appannaggio della musica cosiddetta di consumo, che continua sempre più a prendere piede progressivamente anche nell'ambito della musica colta, ovvero la continua scoperta di presunti nuovi giovani eccezionalmente talentuosi, da scaraventare lestamente nell'agone mass-mediatico e altrettanto rapidamente bruciare, per spingerne altri ancora, sempre più talentuosi ed eccezionali, talmente straordinari da risultare prefabbricati in serie con lo stampino, sì da lasciare il pubblico dei melomani continuamente disorientato, non dandogli il tempo materiale di assimilare il tutto, per poi vomitargliene addosso altri ancora. Se si dovesse dare retta alle riviste specializzate, alle emittenti radiotelevisive e ai vari portavoce delle case discografiche e delle agenzie operanti nel campo musicale, mai come in questa epoca, si assisterebbe a un'incredibile concentrazione di geni stratosferici, vista la conclamata scoperta di questo o quello strepitoso musicante, dichiarata a ogni piè sospinto. Simile degenerazione mediatica non può che portare ad autentici sfracelli, impedendo di fatto di distinguere il grano dal loglio, cioè un autentico talento da una meteora, facendo piazza pulita del benchè minimo senso critico, a vantaggio economico solo dei ciarlatani che perpetrano un simile costume perverso, ma a nocumento della causa musicale, con il progressivo impoverimento culturale ed artistico che è sotto gli occhi (e le orecchie) di tutti. Come al solito, tutto stramaledettamente nella norma. Il che è brutto e distruttivo! / Vorrei tanto capire, nella nostra era ipertecnologica, come mai i collegamenti radiotelevisivi in diretta, siano sempre più fallosi, ossia caratterizzati sempre più spesso da buchi, rispetto a una trentina d'anni fa, cosa veramente innammissibile (domanda retorica). Forse perchè progrediscono le macchine, ma regrediscono gli uomini? / Ho già affermato in precedenza come trovi del tutto fuorviante il fatto di accostare ai 4 compositori della 'generazione dell'80' (Casella, Malipiero, Pizzetti, Respighi), il nome di Alfano, in quanto, a differenza degli altri che agivano in contrapposizione all'egemonia del melodramma, quest'ultimo, al contrario, proprio in tale ambito si è messo principalmente in luce (per motivi simili, riterrei altrettanto fuorviante accostargli quell'altro valentissimo musicista che è stato Wolf-Ferrari, contemporaneo dei suddetti), ma trovo altrettanto assurdo accostare alla 'generazione dell'80', anche Ghedini, come ho letto di recente, se non altro per motivi anagrafici, essendo questi nato nel 1892. Codesti addetti ai lavori, cominciano a fare un po' troppa confusione, secondo i miei gusti! Il che è bello ed istruttivo (si fa per celia)! / Faccio presente ai miei 23 lettori che, a distanza di tempo, sono solito correggere e integrare i miei scritti passati, per cui se ne avete letto qualcuno che vi risulti di un qualche interesse, vi consiglio di andarvelo a riguardare, di tanto in tanto, a distanza di tempo, poichè sappiate che, anche quando non aggiungo un nuovo 'post' a quelli già presenti sul blog, mi metto solitamente a ricontrollare alcuni di quelli preesistenti, succedendomi spesso di accorgermi di errori e incongruenze, anche a distanza di parecchio tempo dalla loro stesura iniziale, insomma questo sito lo curo e lo controllo quasi quotidianamente anche se voi non potete accorgervene, attingendo sia alla mia personale mediateca, sia confrontandomi con quanto viene immesso in rete, perciò siete avvisati! Inoltre, casualmente, mi sono accorto che il mio blog, non viene più segnalato dai motori di ricerca come in precedenza, salvo miei abbagli, la qual cosa mi pare singolare.
mercoledì 12 febbraio 2014
Un parere veramente disinteressato, come no!
Uno degli scribacchini presenti sulla rivista "Suono", un certo Pietro Acquafredda, uno dei tanti fra coloro che predicano bene, ma razzolano malissimo, sul numero della rivista attualmente in edicola, inneggia per l'ennesima volta al ritorno della (secondo lui) meritevolissima trasmissione televisiva di Raitre, "All'Opera!, in un articoletto intitolato esplicitamente "All'Opera! - deve tornare!", magnificandone i pregi in confronto alle trasmissioni attuali dello stesso genere su Raitre e Rai5 e sciorinandone gli assai più elevati dati d'ascolto, nel confronto con le altre, almeno sempre secondo quanto afferma il bipede implume. Ammesso e non concesso che tutto ciò possa rispondere al vero, a maggior ragione ci sarebbe veramente da preoccuparsi, poichè il contenuto della stessa, condotta dall'incompetente Rai di turno, Antonio Lubrano (quest'ultimo a suo tempo, tra l'altro, coinvolto in una squallida vicenda giudiziaria inerente delle mazzette), era di una piattezza e di una banalità sconcertanti. Queste autentiche porcherie possono solo fare del danno alla causa della musica colta, con le loro banalizzazioni, volgarizzazioni e semplificazioni e poi cosa c'entra Lubrano con la musica seria, non risultandomi avere la benchè minima competenza e passione in questo campo. Ma il vero motivo del periodico infervorarsi dell'Acquafredda è un altro, chissà perchè omette regolarmente il fatto che l'autore degli insulsissimi testi, era proprio lui medesimo! Il suo quindi va decisamente considerato un parere spassionatissimo e disinteressatissimo, nevvero? Caro signor Docciafredda, ma vedi un poco di darti una calmata e smettila di renderti ridicolo, triturandoci i testicoli con le tue assurde paturnie, spero prestissimo che tu vada ad ingrossare le fila dei disoccupati come senz'altro meriti, anzichè rubare soldi imbrattando le pagine di una rivista, anch'essa finanziata da soldi pubblici! / In questo stesso numero compare anche un' ampia intervista a un certo signor Renato Fiacchini, in arte (sic!) Renato Zero, il quale a un certo punto, per esaltare Verdi, si mette a denigrare Wagner, affermando che se i legislatori creano delle leggi a danno della musica nostrana, la causa è dovuta al fatto che anzichè ascoltare la musica di Verdi, ascoltano troppo quella di Wagner e dei musicisti stranieri (ma da quando in qua, i legislatori, notoriamente ignoranti in materia, 'perdono tempo' ad ascoltare della musica? Adesso sta a vedere pure che la colpa di simili aborti legislativi si deve a Wagner e soci, ma stiamo, per caso, farneticando?) dimostrando così di avere perso una formidabilissima occasione per tacere, avendo avuto la presunzione di avventurarsi in un campo che non gli compete, ma se penso agli autentici sfracelli e colossali scempiaggini ammanniteci dal suo defunto collega Lucio Dalla, quando si volle, ahimè, interessare anche lui alla musica colta, non me ne meraviglio affatto! Ne ho la nausea di questi incompetenti retrogradi provinciali che, per esaltare l'uno denigrano l'altro, trattandosi notoriamente di 2 giganti assoluti della storia della musica, come già ampiamente assodato: preferire l'uno o l'altro è soltanto una banale questioncella di gusti personali. Tralasciando il fatto che detta affermazione è contenuta all'interno di un discorso che è già in sè, un campionario di assurdismi assortiti! Ma siamo ancora rimasti alle fazioni contrapposte dei 'verdiani' e 'wagneriani'? Ma questi sono retaggi ottocenteschi! In questo lurido paese l'arretratezza mentale e culturale è proprio veramente sconfinata! Ironia della sorte, se penso che questi cretini di bolognesi mi hanno appiccicato, chissà perchè, proprio il soprannome di "Renato Zero", del quale non sono certo mai stato un estimatore! Povera patria! / Faccio una piccola ammenda a proposito di quel che scrissi in occasione della morte di Abbado, in quanto non sapevo che il musicista, non aveva potuto, a suo tempo, presenziare alla cerimonia di consegna da parte del 'decrepito', delle nuove nomine a senatore a vita, in quanto già gravemente malato, anche se questo non cambia di una virgola le mie considerazioni in proposito. Se poi penso che Abbado aveva deciso di devolvere il suo stipendio di senatore a vita, alla Scuola di Musica di Fiesole, organismo elitario e spocchiosetto, già privilegiato di suo in materia di finanziamenti pubblici, per la serie ' l'acqua va al mare ', allora dico proprio che non tutto il male vien per nuocere! Troppe conventicole intorno ad Abbado, basta!!! Ma nessuno ricorda più che Abbado lisciava il pelo a quel 'tristanzuolo' di Fidel Castro, andandolo una volta addirittura a 'festeggiare' per il suo compleanno, con tanto di orchestra Mozart al seguito? Abbado che ossequiava un simile mentecatto? Tutto nella norma! / In una rubrichetta dell'attuale numero del BBC Music Magazine, titolata "After hours - Musicians and their hobbies", il direttore d'orchestra statunitense John Axelrod, appassionato di cucina nostrana, si dichiara "americano di nascita, europeo settentrionale di religione, ma decisamente italiano nell'animo". Ah, sì? Ma prova a venirci a vivere da comune mortale disoccupato, cassintegrato, precario, pensionato con la minima, anzichè da straniero ricco e privilegiato, libero di girovagare a proprio piacimento nel globo e poi ne riparliamo! A me questi rammolliti da jet set, con il loro immaginario da stantia cartolina illustrata, mi danno proprio il voltastomaco, chiusi come sono nelle loro ridicole torri d'avorio, incapaci di vedere al di là delle loro vite effimeramente dorate, completamente avulsi dalla realtà, ottusamente e ciecamente stolidi nel loro conclamato egocentrismo, occupati unicamente a coltivare il proprio orticello, sommamente offensivi nella loro superficialità d'animo! Non contento di ciò, il nostro bello spirito, che vanta precedenti esperienze nel settore culinario (sic!), tiene pure un blog (anzichè scriverci un libro, come aveva originariamente pensato, sic!) sull'argomento, al fine di condividere questa passioncella con altri belli spiriti suoi pari, ma ne avevamo proprio un gran bisogno, come no! Con la crisi, crescono anche le smargiassate dei ricchi bastardi! Tutto dannatamente nella norma! Peccato che il 'Bel Paese', continui ad essere bello esclusivamente per costoro, quando per noialtri risulta un autentico inferno! Fermate il mondo, voglio scendere!!! / Qualche giorno fa, mentre ascoltavo Radiotre, ho appreso che una delle più recenti operazioni di recupero avviate dalla cineteca Lumière di Bologna, ha avuto per oggetto il film "La nave" di Gabriellino D'Annunzio, figlio del Vate (basato ovviamente su un soggetto teatrale paterno) e Mario Roncoroni, realizzato a Torino nel 1921, avente come protagonista femminile, la celeberrima danzatrice Ida Rubinstein, ovvero colei che sarà in seguito nota soprattutto per essere stata la prima interprete assoluta, nel 1928, della versione coreografica del famosissimo 'Bolero' di Maurice Ravel. Le musiche di questo film, vennero composte dal musicista parmense Ildebrando Pizzetti, suppongo realizzate sulla base delle musiche di scena già composte in precedenza per l'omonimo lavoro teatrale dannunziano, dal che è rilevabile come fosse certamente non nuovo a collaborazioni con D'Annunzio, il cui vero cognome era Rapagnetta (come per esempio, le altre musiche di scena, più note, con un organico di 36 esecutori, per il lavoro teatrale "La Pisanella", dalle quali venne tratta, in seguito, una suite per grande orchestra comprendente 5 brani), così come senz'altro fosse non nuovo neppure a collaborazioni cinematografiche (come la 'Sinfonia del fuoco' per baritono, coro misto e grande orchestra, realizzata per la seconda scena del primo episodio del film "Cabiria" di Piero Fosco, pseudonimo di Giovanni Pastrone, del 1914, autentica produzione colossale dell'epoca, con la sua durata totale di circa 4 ore, per la quale inizialmente avrebbe dovuto comporre l'intero commento musicale, ma che, a causa di un disaccordo col regista, affidò in seguito al suo allievo Manlio Mazza). Mi sto chiedendo se non ci sia la possibilità che tutto ciò sfoci in un 'cineconcerto' gratuito in Piazza Maggiore, nell'ambito della consueta rassegna d'inizio estate "Il cinema ritrovato" (maggiori dettagli su questa pellicola, sono reperibili su "Wikipedia" e relativi "link"). Visti i tempi difficili, non oso sperarci troppo. Comunque da quel che ho capito, qualche sequenza del film, al momento, dovrebbe essere visionabile su "YouTube". Di più non so! Nei testi in mio possesso, tutti citati nella bibliografia succinta da me a suo tempo 'postata' in questo blog, di questo film non se ne parla affatto, purtroppo! Ma nemmeno si dice che, per esempio, le musiche del film di Carlo Lizzani, "Cronache di poveri amanti", tratto se non erro dall'omonimo romanzo di Vasco Pratolini, furono composte dal musicista Mario Zafred. Io cerco di supplire come posso a queste carenze. Successivamente a "La nave", Pizzetti realizzerà le musiche per altri 3 film: "Scipione l'Africano" di Carmine Gallone (1937), "I promessi sposi" di Mario Camerini (1941) e "Il mulino del Po" di Alberto Lattuada (1949).
martedì 11 febbraio 2014
Il mio assurdo sciopero assurdista personalizzato.
A dicembre, con l'arrivo di un piccolo rimborso Irpef che attendevo da anni e riguardo al quale avevo perso ogni speranza, ho avuto una piccola ed estrema boccata d'ossigeno che mi ha consentito di pagare il conguaglio Imu, la pulizia annuale della caldaia, l'idraulico, la bolletta del gas e poco altro, ma adesso mi ritrovo di nuovo in fase cosiddetta 'ecologica', cioè al verde e viste le ultime angherie subite, non potendo più sperare in alcuna risorsa, nel tentativo patetico di ribellarmi a questo destino ingrato, ho intrapreso un mio personale sciopero della fame, difatti è da giorni che volutamente, non mangio e non bevo (onestamente, a parte i morsi della fame che, naturalmente, di tanto in tanto si fanno sentire, mi sento molto meglio di salute, il che contrasta col mio fine ultimo, porca miseria!). Mi sento in sciopero come cittadino italiano onesto e rispettoso, contro coloro che considero miei nemici, a cominciare dal Comune di Bologna, dal Centro di Salute Mentale di via dello Scalo, dalla Caritas, dalla Provincia, dalla Regione, dallo Stato Italiano (oltre che ovviamente dall'Agenzia delle Entrate e da Equitalia) e dal Vaticulo (non trattasi di un refuso, merita di essere definito tale in quanto, anacronisticamente, chiesa-stato che ingerisce pesantemente all'interno di un altro stato, usufruente di un'assurda esenzione fiscale da parte di quest'ultimo, con la flebile scusante di essere un 'ente benefico', soprattutto nei riguardi del clero medesimo, va da sè), folle no? Ma preferisco la mia pazzia alla cosiddetta normalità! Come primo passo non mangerò fino a che non mi vedrò trattato come mi compete (la qual cosa, ovviamente, è una pura utopia), al fine di accelerare la mia dipartita, poichè solo da morto posso avere quantomeno l'illusione di non essere funzionale a questo sistema perverso, come ho già affermato in precedenza. Ma sono in sciopero anche come bolognese, nauseato e schifato ad oltranza dall'inettitudine dei miei concittadini, questa cittaducola è più ammorbante, asfissiante, opprimente, di un carcere di massima sicurezza! E' veramente un luogo sordido e squallido, in misura incommensurabile, peccato che, proprio per i motivi già detti in precedenza, non intraveda alternativa, nel mio caso, a questo orrore, altrimenti avrei già tolto da un bel pezzo il disturbo, mica sono masochista! Lo stare in mezzo a voi, rappresenta per me, la peggiore delle condanne a morte, branco di filistei! Lo so, sono un ingenuo, un demente, ma non me ne importa, almeno voglio vedere se riesco a deciderla io la modalità della mia morte, in barba ai miei nemici. E possibilmente a fare in modo che il mio cadavere non sia rintracciabile, non si sa mai! Certo è che, se quei pagliacci buffoni del Centro di Salute Mentale, leggessero questo mio sfogo, magari mi premurerebbero di un bel Trattamento Sanitario Obbligatorio, o per caso, pretendo troppo? Forse il digiuno prolungato, comincia a giocarmi qualche brutto scherzo! Ma non ho altra scelta che proseguire su questa assurdità, tanto è come se mi avessero già ucciso più e più volte, andrò avanti in perfetta solitudine, nell'indifferenza generale. Nel frattempo, sogna Bologna, continua pure a dormire sonni beati, orrido incrocio di una Disneyland con un Circo Barnum, assurdo ottovolante sgangherato e impazzito! Tutto nella norma! Avessi almeno rimediato una denuncia o un arresto, per tutto quello che ho scritto ultimamente, ne sarei stato felice, invece un bel niente! Sono proprio così insignificante? Mi sa tanto di sì! Ma devo fare proprio tutto da solo? Che palle! Assurdissimo! Essere in sciopero contro l'aberrante contesto ambientale e sociale che mi circonda! Pura follia! Delirio assoluto! Nevvero, no?
Altri assurdismi...
Assurdo è anche il fatto che io continui a scrivere in questo blog di faccende musicali che non interessano alcuno, al massimo qualche trombone (tipo quelli di Radiotre) si fa bello attingendo a quel che scrivo, alla facciaccia mia. Gli unici 'outsider' degni di nota per lo spocchiosissimo ambiente culturale nostrano, sono esclusivamente del genere 'altolocati', sottospecie 'laureati', categoria 'raccomandati', come il musicologo Carlo Marinelli Rosciglioni, morto recentemente, che di professione faceva l'alto funzionario della Banca Nazionale del Lavoro, ma guarda un po', oppure quell'altro musicologo 'per diletto', un certo Venditti (nulla a che vedere col cantautore), appoggiato a quella sordida marmaglia di Comunione e Liberazione, che di professione fa il giudice. Ma anche Rodolfo Celletti, il noto esperto di vocalità, era in realtà un alto funzionario (sic!) di un grosso gruppo industriale, mentre Carlo Alberto Bruni-Tedeschi, compositore anch'egli 'per diletto', ma allievo di Petrassi e di Stravinski, era un industriale (sua moglie, la pianista Marisa Borini), padre anche di 2 figlie, Carla e Valeria, assai note nelle cronache mondane. Ma in un simile 'pregevolissimo' consesso, cosa si può mai aspettare il sottoscritto, insignificante disoccupato, non ci si scomoda nemmeno a insultarlo, non ne vale proprio la pena, d'accordo che dovrei fregarmene, che quadro pietoso, comunque! / Su quel fogliaccio di carta igienica scadente, ma foraggiato con soldi pubblici, che è "L'Unità", qualche tempo fa un senatore del Pd (Parassiti dementi), di cui purtroppo non rammento il nome, aveva l'ardire di affermare che, anche senza il finanziamento pubblico ai partiti, gli italiani risparmierebbero soltanto 1 euro e 50 centesimi. Ma a cranio? Perchè se è così, viene fuori una bella cifra! E poi in che arco temporale? Un mese, un'anno? A parte il fatto che, per il male che ci fanno costantemente e per il quale non li si odierà mai abbastanza, non meriterebbero nemmeno un centesimo di un centesimo, il barbagianni in questione proseguiva asserendo che quelli come lui e il suo partito, costituiscono un baluardo allo strapotere dei grossi gruppi finanziari. Ma và! E allora, come si spiega il fatto che questi ultimi facciano allegramente i porci comodi loro da tempo immemorabile? Almeno, a questo punto, risparmiamoci di pagare questi inutili e insulsi intermediari, assai poco fantasiosi anche in materia di panzane! / Sempre su "L'Unità", tempo addietro uno dei suoi scribacchini, faceva la scoperta dell'acqua calda, cioè che gli italiani sono tutti contro tutti. Ma se per primi, proprio i padroni del giornale in cui vomita le sue sconcezze, prosperano in base al notissimo principio del 'dividi et impera', ma andate a morire ammazzati! / Sconciamente assurdo è l'evento mediatico montato attorno al noto quadro 'La ragazza con l'orecchino' di Vermeer, con tanto di paccottiglia a tema trasudante anche nelle librerie, con l'opera d'arte non potete interagire in mezzo alla calca, con guide bercianti e telecamere tra le balle, se siete dei veri appassionati e non dei volgari esibizionisti, ma per carità! / Assurdo, nel mio caso, è l'essere penalizzati anche nell'inoltro delle bollette al mio indirizzo, è essere discriminati e maltrattati dalla Caritas essendo un Evangelista, è essere costretti, in casa propria, a piatire per delle briciole al cospetto di dannati forestieri ostili e arroganti, è sentirsi violentemente espropriati della propria dignità, della propria identità, del proprio territorio, senza poterci fare alcunchè, nell'indifferenza e menefreghismo generalizzato, di dover pagare le tasse al tuo peggior nemico, agevolandolo così nell'annientarti! / Le librerie nostrane trasudano di autentica spazzatura, ieri mi sono casualmente imbattuto in un'orrido tomo, da Ibs in via Rizzoli, inneggiante alla pratica dell'introversione, ad opera della tipica bestsellerista rampante a 'stelle e striscie' ipervitaminizzata, prontamente pubblicato da qualche demente editoriale anche dalle nostre parti, stupidamente offensivo nella sua tronfia affermatività. Secondo l'autrice di questo 'titolo spazzatura', una certa Susan Cain, gli introversi sono tutti dei grandi pensatori o addirittura geni assoluti potenziali, elogia l'uso dell'sms come modello di 'comunicazione asincrona' (ma che squallore!), mentre gli estroversi sono tutti dei vacui chiacchieroni inconcludenti, troppo occupati come sono a parlare anzichè pensare, come invece fanno gli introversi che fanno benissimo a passare dall'altra parte della strada per non doversi perdere in chiacchiere inutili col prossimo, solo per dirvi alcune perle! Certo è che, se avesse veramente ragione, allora voi bolognesi dovreste essere veramente degli ingegni portentosi, anzichè quei 'genitali' che vi rivelate, poichè quanto a introversione e musoneria non scherzate affatto, ciò detto da uno stupido 'estroverso' come il sottoscritto, che da giovane, al contrario, veniva redarguito per la sua eccessiva introversione, tanto da essere soprannominato dai compagni di scuola delle medie inferiori, "l'eremita". Qualcuno della mia generazione si ricorda ancora quella vecchia canzone del cantautore francese Antoine che così faceva: "Se sei brutto ti tirano le pietre, se sei bello ti tirano le pietre, ovunque vai, chiunque tu sia, piovono sempre pietre..." ? A volte dietro le sciocchezzuole apparenti, si celano delle verità assolute. A parte il fatto che proprio l'America ha conosciuto il più fulgido esempio di estroverso divulgatore musicale, quel genio assoluto di Leonard Bernstein, qui in Italia anche il compianto Giuseppe Sinopoli, la cui smisurata cultura trascendeva l'ambito meramente musicale, era persona affabile, disponibile e alla mano, come appresi da 2 comunissimi mortali che l'avevano avvicinato, ma era tutt'altro che un'inconcludente zuzzurellone. Ma di sicuro, per la dotta cretina statunitense che ha vergato simili colossali boiate, la musica è senz'altro roba da insulsi perditempo, cosa indegna di suscitare l'interesse dei potenzialmente geniali introversi, che non possono certo sprecare il loro preziosissimo tempo in simili quisquilie! Ma se si andasse a cacciare un grossissimo hot dog dove dico io e la piantasse di funestare il genere umano con i suoi sconclusionati deliri da ciarlatana, oscenamente arricchendocisi, per giunta! E poi ci si lamenta che anche di libri se ne vendono sempre di meno, ma chiudiamole per sempre queste grosse catene (del cesso) librarie, con le loro (il)logiche da letamaio e mi riferisco anche a quelle del gruppo "Mondadori"!!!! / Ve ne siete accorti che, di punto in bianco, con l'inamovibilità del 'decrepito' Giorgio Napolitano" che alla poltrona ci si è incollato con tutto il suo poderoso deretano, atteggiandosi con somma faccia tosta, al ruolo di grande salvatore della patria (???), siamo passati dall'essere una repubblica delle banane e terra dei cachi, a una geronto-monarchia (in)costituzionale? Altro che paraocchi ci abbiamo, branco di pecoroni che altro non siamo! / Intanto Bologna... sogna, ma arriverà mai il momento di una bella sveglia? Continuate pure a farmi vergognare di essere bolognese e a farmi schifare di essere italiano, maledico in eterno quei 2 cretini dei miei genitori che, per il loro egocentrismo ed egoismo, mi hanno scaraventato in questo brutto mondo, infischiandosene del mio futuro. Aveva ragione lo scrittore André Gide, quando affermava: "Famiglie, vi odio!", così come il filosofo Lamartaine quando, nell'800, ci definì "popolo di morti"! Accidenti all'unità d'Italia, nazione che non avrebbe mai dovuto formarsi! Bruttissimo paese, pornograficamente svenduto agli stranieri! / Riguardo al monnezzaro di "La Repubblica", Federico Rampini, questi si gloriava del fatto che all'Alma Water (closed) di Bologna, risultino attualmente iscritti più di 800 studenti cinesi. Ma se almeno se ne ritornasse a casa propria questo nefasto 'popolo di Pechino', una volta terminati i suoi dannatissimi studi, anzichè, come temo, piantare definitivamente le proprie radici qui, sotto al mio naso, da ostile esercito nemico d'occupazione, maledetti musi gialli del cavolo! Nulla da meravigliarsi, visto che l'Alma Water (closed) è governata da un branco di stupidissimi massoni imbarbariti, a cominciare dal "magnifico rettore (della catena del cesso)"! Ma quando mai terminerà questa assurda invasione di forestieri, stranieri, extracomunitari, meridionali laidi e immorali, arroganti, invadenti, strafottenti, prepotenti e irrispettosi? Domanda retorica! A Bologna, c'è sempre posto per tutti, tranne che per i bolognesi nativi come me, ovviamente, tutto nella norma! / Ha ragione chi afferma che razzisti non si nasce, come vorrebbero gli ipocriti 'buonisti', ma sono le circostanze a renderti tale, come nel mio caso. Una volta, ero una persona aperta e rispettosa, senza preclusioni, in cambio sono stato ostracizzato da cani e porci, ripetutamente e gratuitamente vilipeso, adesso mi sento come il personaggio interpretato da Michael Douglas, nel celebre film di Joel Schumacher, "Un giorno di ordinaria follia". Come fai a non essere un razzista antisemita, in un contesto così aberrante? Solo i falsi e gli ipocriti se ne possono adontare, tanto loro ci sguazzano in questo sistema perverso, trovandocisi con la pancia pienissima fino a scoppiarne! / Altre assurdità tipiche dei bolognesi maschi ben pensanti, buttare palate di soldi in scommesse al gioco e in massaggiatrici compiacenti (chè tanto che l'unica cosa che gli possono succhiare resta proprio quello, non avendo mai disposto di un autentico cervello), anche quando vanno a fare i sordidi vitelloni all'estero. In effetti, se siete persone serie, evitateli come la peste in guisa di compagni di viaggio! Ma anche le bolognesi, vacue spendaccione, quanto a grettezza d'animo, non scherzano mica!
Iscriviti a:
Post (Atom)