Disquizioni intorno alla musica colta, con particolare riferimento alla realtà contemporanea.
giovedì 16 giugno 2011
Onanismi audiofili e altre amenità.
Ho già affermato in precedenza come certe smanie audiofile abbiano una forte componente onanistica, come per esempio nel caso delle testine fonografiche (fate caso alle ultime 2 sillabe di questa parola, sarà forse una coincidenza?) nude, tant'è che sovente la pubblicità contenuta nelle pagine delle riviste specializzate, sembra proprio ammiccare su questo tasto. Infatti, sfogliando il n.323 del mensile "Audio Review" di giugno, alla pagina 9 si trova una pubblicità di un modello di cassa acustica, precisamente la Soul Fly della Zu Audio, distribuita dalla Audio Point, recante la frase "l'anima della musica". Nella foto, ovviamente in primo piano, si vede nitidissima la cassa acustica, mentre sullo sfondo, leggermente sfocata, vi è una figura di donna in posizione eretta, nuda fino alla cintola, con le mani tenute in modo da coprirsi il seno: starebbe costei, forse, a significare l'anima della musica, come dice lo slogan pubblicitario? Quanta pedestre banalità vedo in tutto ciò, pur non volendo fare del moralismo spicciolo. O si punta proprio a vellicare le tendenze onanistiche degli audiofili onanisti, per rendere più desiderabile il prodotto? Si vuole sottintendere che 'possedere' quelle casse acustiche è come 'possedere sessualmente' una donna? A questo punto non oso nemmeno immaginare a quale uso assai poco ortodosso potrebbero essere destinati i condotti d'accordo delle casse acustiche bass-reflex, da parte di questi impallinati audiofili in fregola. D'accordo che il sesso in pubblicità sembra faccia vendere sempre e comunque di più, ma a costo di sembrare ingenuo, che relazione ci può essere fra una donna seminuda, una cassa acustica e l'anima della musica? E' ovvio che si tratta del solito espediente per aumentare il volume delle vendite, ma è proprio necessario ricorrere a tutto ciò anche nell'ambito dell'alta fedeltà, denotando oltretutto punta originalità e fantasia? Si vede che il distributore, ossia l'Audio Point, non deve nutrire eccessiva fiducia nella bontà del prodotto, se avalla una simile pubblicità che, comunque, non è certo la prima, nè ahimè l'ultima di quel genere. Il sottoscritto si ricorda ancora di quando, fra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, la successivamente defunta rivista "Stereoplay" provocò una marea di polemiche fra i lettori, per avere ospitato nelle sue pagine, un buon numero di pubblicità più o meno scollacciate, andando avanti per diversi mesi (tralaltro anche quelle del mensile erotico "Playmen" della Tattilo Editrice, che con l'alta fedeltà ci stavano come i cavoli a merenda, o forse mi sbaglio, visto che nell'arco della mia esistenza, non ho mai raggiunto l'orgasmo ascoltando un impianto stereo quale che fosse, ma devo essere decisamente anomalo), tant'è che alla fine quelle inserzioni pubblicitarie sparirono poi del tutto. Certo che la pubblicità più raccapricciante che vidi all'epoca, sempre sulle pagine di "Stereoplay", pur non essendo a sfondo sessuale fu quella di un amplificatore integrato della Luxman, di cui purtroppo non ricordo quale fosse il distributore italiano in quel periodo, nella quale per dimostrare la bontà del prodotto, si affermava che Luxman era il marchio preferito dal dittatore del Centro Africa Bokassa, (quel simpaticone responsabile di efferatezze assortite, tipo crimini di guerra e contro l'umanità, sospettato persino di atti di cannibalismo e dedito in privato anche a pratiche sessuali estreme - un esempio concreto di audiofilo infoiato, perdinci! - come dimostrò una certa oggettistica sadomaso rinvenuta, successivamente alla sua destituzione, nella sua sontuosa camera da letto, responsabile della caduta in disgrazia dell'allora presidente francese Giscard D'Estaing, colpevole di avere accettato da questo adorabile giuggiolone, un piccolo regalino, che provocò il famoso scandalo dei 'diamanti di Bokassa') come se fosse un cliente illustre di cui vantarsi. Nello slogan si affermava inoltre che il mattacchione pretendesse di avere impianti stereo esclusivamente della Luxman, in ciascuna stanza del suo lussuosissimo palazzo. Nella frase finale si enfatizzava il fatto che, se persino un personaggio così terribile (!) apprezzava unicamente i prodotti della Luxman, ciò costituiva una testimonianza inconfutabile dell'eccellenza dei medesimi. Per fortuna anche questa demenziale pagina pubblicitaria, sparì per sempre poco tempo dopo, dalle inserzioni della rivista, ciò non toglie che all'epoca mi abbia fatto un tale effetto nauseabondo, che ancora oggi, a distanza di almeno un trentennio, ogni volta che mi imbatto in un apparecchio della Luxman, ho una reazione istintiva di rigetto. Questo peraltro è l'unico caso del genere che rammento; di sicuro la Luxman non sarà l'unico marchio che conta estimatori imbarazzanti, solo che gli altri hanno la decenza oltrechè la furbizia, di non spiattellarli pubblicamente. Dubito che questa pubblicità infausta abbia avuto effetti positivi sul marchio, anche se credo che i diretti responsabili di questa bravata fossero quelli dell'agenzia pubblicitaria ai quali si doveva essere rivolto il distributore italiano dell'epoca, che però evidentemente aveva avallato il tutto, altrimenti questa corbelleria non avrebbe mai trovato posto tra le pagine di un mensile specializzato, del quale oggigiorno sopravvive soltanto l'edizione tedesca. Di sicuro c'è ancora troppa ciarlataneria che dilaga nell'ambito dell'alta fedeltà e anche gli audiofili hanno le loro colpe. In futuro mi prometto di trattare più diffusamente riguardo alle pecche delle comunità audiofile e musicofile, 2 entità che dovrebbero fondersi l'una nell'altra, a rigor di logica, visto che la passione per l'alta fedeltà dovrebbe essere la logica e naturale conseguenza della passione per la musica e viceversa, mentre invece nella realtà sembrano procedere su traiettorie nettamente distanziate, generando di conseguenza parecchie storture, che richiedono a mio parere ulteriori riflessioni.
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