giovedì 28 febbraio 2013

Sante parole!

In un'intervista concessa tempo addietro a Radiotre, durante le prove per il "Romèo et Juliette", sinfonia drammatica di Héctor Berlioz, rappresentato in forma di balletto (!), sia pure con la presenza di soli, coro e orchestra, avvenuta qualche mese fa al Teatro alla Scala di Milano, il direttore americano James Conlon, ad un certo punto del colloquio, ha fatto una di quelle affermazioni che mi piacerebbe di sentire sempre più spesso, proprio concernenti il repertorio da proporre al pubblico dei melomani, argomento che, come si sarà capito fino alla  nausea, mi sta particolarmente a cuore. Conlon ha dichiarato all'intervistatore, che pur dirigendo con immenso piacere, è ovvio, le sinfonie di Mozart, in concerto e pur auspicando di poterlo continuare a fare sovente (e su questo non ci piove!), lui si sente più utile, nella sua missione di musicista, nei riguardi del pubblico, quando propone musiche di autori ingiustamente misconosciuti, tipo Alexander von Zemlinsky, ma che ritiene meritevoli di una maggiore conoscenza, da parte del grande pubblico. E in effetti il suo encomiabile apostolato per quest'ultimo, è testimoniato da una messe di incisioni effettuate proprio per la Emi (sic!); speriamo che, viste le sorti di questo gruppo discografico, non spariscano dal mercato, sarebbe veramente una grande perdita, visto il livello notevolissimo di queste musiche, con esecuzioni all'altezza della situazione! Certo, rimanendo nel catalogo Emi, plaudo di più a una iniziativa come questa di Conlon, piuttosto che alle incisioni di Antonio Pappano, prevalentemente dedite alla solita minestra e non sempre all'altezza della sua fama, come risultati interpretativi; che dire poi di certi arbitrii, tipo un "Don Carlos" verdiano che era un assurdo pateracchio fra la versione francese e quella italiana, e un "Guillaume Tell" di Rossini, che se da un lato dichiarava di seguire la nuova edizione critica realizzata da Elisabeth Bartlett, dall'altra sforbiciava disinvoltamente una buona mezz'ora di musica, la qual cosa mi sa di decisa presa per i fondelli, dire che il suo apporto discografico sia stato prevalentemente pleonastico, è un gentilissimo eufemismo! Giustamente Conlon, al contrario, aggiungeva nell'intervista succitata, che questa musica misconosciuta rappresenta un capitale culturale e come tale va fatta circolare, poichè tutto questo, aggiungo io, non può che rappresentare un'occasione di arricchimento collettivo! Sante, santissime parole, esimio Maestro James Conlon, peccato che la maggioranza dei suoi colleghi, continui a fare orecchie da mercante! Per questo enorme, immenso capitale culturale, dovrebbe valere la stessa legge che dovrebbe essere applicata ai capitali economici, ossia farli circolare il più ampiamente possibile, ma mentre nel caso dei capitali economici, il sistema bancario agisce da elemento frenante, con le nefaste conseguenze sull'intero sistema economico che sono sotto gli occhi di tutti, nel caso dei capitali culturali ci pensano quelle stesse istituzioni che dovrebbero avere come obiettivo precipuo la loro diffusione, a svolgere lo stesso ruolo frenante e castrante delle banche in ambito economico (nel caso della musica teatri e istituzioni concertistiche, sempre più ammuffiti musei delle cere per un pubblico mummificato), con l'ovvio e costante impoverimento del panorama culturale e musicale mondiale e in particolare nostrano! Coraggio!

Tutto il mondo è paese.

Ho citato più volte ultimamente il mensile "BBC Music Magazine" che esce in edicola da poco più di una ventina d'anni e che vanta il fatto di essere il mensile musicale colto più venduto nel mondo, ed è il maggior concorrente della più antica rivista discografica del mondo, ossia l'inglese "Gramophone" che credo risalga all'incirca al lontano 1927, anno più anno meno, ininterrottamente sulla breccia fin d'allora. Peccato che, secondo me, per ottenere il primato di per sè invidiabile, di essere la rivista musicale più venduta al mondo, sia scesa a troppi compromessi sul piano qualitativo, sia per ciò che concerne i contenuti editoriali del periodico, con eccesso di frivolezze, banalità e pettegolezzi, ma ancora di più per ciò che riguarda il contenuto musicale del cd ad essa allegato fin dal primo numero. Troppo spesso, come nel caso del numero attualmente in edicola, il disco allegato appartiene a quella categoria che definirei "cd della mutua", ossia contenenti la solita minestra, ovvero il repertorio più trito e ritrito, in questo caso 2 delle suites orchestrali di Bach, con tutto il rispetto per quest'ultimo! Nondimeno il numero di gennaio, dedicato principalmente e giustamente al centenario della nascita di Benjamin Britten, ha proposto nel disco allegato il suo arcinoto capolavoro che é il War Requiem, anzichè andare a pescare, approfittando dell'occasione, nei suoi lavori meno noti, tipo quelli cameristici, o vocali, solo per fare qualche esempio, o proporre magari dei lavori inediti, come già fatto in passato dalla stessa rivista, in tempi evidentemente migliori degli attuali. Anzi, a questo proposito, aggiuungerei che mi sento particolarmente deluso, poichè da una rivista britannica, mi aspetterei una maggiore attenzione al loro immenso patrimonio di compositori inglesi di talento misconosciuti, tipo Elisabeth Mackoncy, Humphrey Searle, George Lloyd, Elisabeth Lutyens, Robert Simpson, John Mc Cabe, Alexander Mackenzie, George Butterworth, Constant Lambert, Lord Berners, Granville Bantock, Gerald Finzi, Brian Easdale, Frank Bridge e tanti altri, non dovrei essere io, uno straniero, nella fattispecie un italiano, a suggerirglielo, si dovrebbero proprio vergognare e dovrebbero, al contrario, considerarlo il loro obiettivo principale! Ma evidentemente tutto il mondo è paese e il loro atteggiamento ricalca quello nostrano per quello che concerne la diffusione e la conoscenza del nostro repertorio, strumentale e non, che non si limiti alle solite musiche dei soliti noti. Se penso che, in anni passati nei dischi allegati a questa rivista, si trovava sovente della musica rara non solo del '900 storico, ma anche brani contemporanei se non addirittura delle prime assolute, in certi casi commissionate dalla rivista medesima, non posso non deplorare l'attuale andazzo populista nel senso più deteriore del termine. Per giunta limitare le sempre più rare incursioni nel repertorio britannico ai soliti nomi, tipo Britten, Elgar, Vaughan-Williams, Delius, per giunta in prevalenza nei loro lavori più arcinoti, per quanto li apprezzi enormemente, mi sembra proprio denotare una mentalità bassamente commerciale, nei responsabili di questo periodico. A parte che, essendo l'attuale direttore della nostra più importante e anziana rivista discografica, "Musica", un inglese rispondente al nome di Stephen Hastings (la nostra benedetta esterofilia!), come legge del contrappasso sarebbe giusto casomai, mettere alla direzione di "Gramophone" un italiano, in tal caso, essendo disoccupato, mi candido sfacciatamente! Tornando al periodico della BBC, trovo che quest'ultimo si stia riducendo al rango di rivista per signorinelle snob e che necessiterebbe di una bella iniezione di testosterone! Una volta, quando le scelte musicali inerenti il contenuto dei dischi allegati, erano più coraggiose e originali, la acquistavo regolarmente, adesso, quasi sempre, mi limito a darci una rapida scorsa in edicola; del resto, ritengo di non essere il solo a pensarla così, poichè noto che, in genere, quando vi è allegato un "cd della mutua", vende meno copie di quando vi è incluso un titolo più interessante, almeno così mi pare, girando per le edicole della città! Svegliati, perfida Albione!

mercoledì 27 febbraio 2013

O tempora, o mores!

Il critico musicale Marco Riboni, è (o era?) il recensore che sul mensile nostrano "Amadeus", si occupa (o si occupava?) di giudicare i nuovi dischi che via via escono inerenti la chitarra classica. Ciò che trovo (o che trovavo?) lodevole in lui, è soprattutto quella rara caratteristica (ahimè!) che lo rende (o lo rendeva?) una mosca bianca, nel panorama invero miserello anzichennò dei critici musicali nostrani, ovvero che pur non mancando ovviamente di lodare, qualora meritevole, le doti tecniche e interpretative del musicista di turno, questo però non gli impediva di stigmatizzarne con giusta dose di severità le eventuali e purtroppo prevalenti banalità nelle scelte repertoriali (sarà un caso che, dopo il n. 272 del luglio 2012 di "Amadeus", non siano più comparse recensioni di dischi di musica chitarristica? Vorrei tanto sbagliarmi, ma chissà com'è...). Questo suo "riprovevole" atteggiamento ha suscitato, ovviamente in maniera del tutto prevedibilissima, l'ira di qualche discografico nostrano, tipo l'esimio signor Mirco Gratton  (nomen omen?) responsabile (sic!) della Universal italiana, il quale piccato per il giudizio negativo che il nostro aveva dato inerenti la banalità delle scelte repertoriali di un disco Dg, interpretato dal giovane leone croato Milos Karadaglic (anzi semplicemente "Milos" per gli estimatori, così come il pianista cinese Yundi Li si fa chiamare semplicemente "Yundi", uaoh, mentre il violinista inglese Nigel Kennedy si fa chiamare soltanto "Kennedy", doppio uaoh, si vede che così facendo fa più fico e si pensa di vender meglio la mercanzia, bah!), inviò una lettera irata al suddetto mensile, nel quale ribadiva che dopotutto quel disco aveva avuto un buon successo di vendite, che aveva contribuito a diffondere la conoscenza della musica classica, eccetera eccetera. Insomma le solite banalissime giustificazioni da volgarissimo mercante. Anzi a volte, per indorarti la pillola, cercano di farti credere che il successo commerciale, ammesso poi che sia veramente tale, di simili titoli, spiani la strada alla proposta di dischi contenenti repertori più desueti. In tutto ciò a essere colpevoli non sono ovviamente solo i discografici (che personalmente considero alla stregua di venditori di letame, vista la competenza che dimostrano continuamente nel trattare i supporti audiovisivi, con la stessa grazia con cui venderebbero concimi organici!), ma anche questi plasticosissimi musicisti, che pur di spianarsi la strada per il successo, non esitano a svendersi nella maniera più ignominiosa! Quando per giunta si tratta di repertorio già strainciso da cani e porci in tutte le salse, come si può non pensare che tutti gli appassionati non ne posseggano già più esecuzioni, sovente più prestigiose delle nuove arrivate, e non siano certo eternamente disposti soprattutto in tempi di crisi, a spendere altri quattrini, per ascoltare sempre la solita minestra, trita e ritrita, che alla fine ti esce proprio dalle orecchie??? E' proprio vero che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e che abbia più probabilità di vendite un titolo che batta strade meno risapute, poichè come dimostrano fatti recenti, vedasi la fine che ha fatto il gruppo Emi che per esempio aveva affidato il ciclo pianistico delle 32 sonate beethoveniane a una fraschetta cinesina rispondente al nome di Hi Lim, queste strategie bassamente commerciali non salvano giustamente dalla catastrofe, contribuendo solo a degradare e involgarire il panorama musicale in generale. Per giunta il nostro Marco Riboni, aveva osato criticare uno dei presunti cavalli di razza, su cui la Universal sembra puntare molto! Si vergogni il reprobo!!! Per fortuna che fra le luminose eccezioni a questo mare magnum di banalità assortite e autentico trogloditismo culturale, c'è un recente disco della Chandos, contenente il Magnificat e il Salmo IX di Goffredo Petrassi, inciso dai complessi del Teatro Regio di Torino, diretti da Gianandrea Noseda, recensito giustamente in maniera positivissima proprio nell'ultimo numero del "BBC Music Magazine", ed è di prossima uscita un altro disco di opere di Petrassi contenente il Divertimento, i 4 Inni Sacri, il Coro di Morti e altro, questa volta con l'orchestra sinfonica di Roma diretta da Francesco La Vecchia, su etichetta Naxos e quindi a prezzo economico. Queste sono le cose da fare in tempi di crisi! Una sola cosa vorrei a questo punto: poichè siamo in tempo di vacche magre, auspicherei che Noseda, La Vecchia e le rispettive case discografiche si mettessero d'accordo per non creare inutili e dannose sovrapposizioni di progetti discografici come è già avvenuto in parte con Alfredo Casella, stante la marea di autori e musiche sinfoniche nostrane che ancora attendono di essere scoperte o riscoperte. Sarebbe molto più proficuo per loro e per noi! Mi raccomando! Tra gli autori che oserei suggerire al riguardo ci sono Bettinelli, Rocca, Tosatti, Aldo Finzi, Porrino, Fuga, Peragallo, Zafred, Ferrari, Franco Mulè, Renzo Rossellini, Veretti, Pietro Canonica (celebre come pittore e scultore, ma anche compositore niente affatto disprezzabile), Pick-Mangiagalli, Refice e di sicuro ne sto dimenticando tanti altri! Ad maiora!

martedì 26 febbraio 2013

De cretinitate.

Vicende come quella della Emi, alla quale ho accennato nel mio scritto precedente (per inciso, chissà che fiero colpo all'orgoglio britannico, visto che la casa madre è sita proprio a Londra!), mi inducono ad un'altro tipo di riflessioni, che peraltro ho già espresso più volte, concernenti l'andamento assurdo dell'intero mercato discografico, soprattutto per quel che concerne la musica classica o colta che dir si voglia: cioè, che anche il continuare a propinare, nelle nuove uscite discografiche, la solita minestra (ossia brani arcinoti già precedentemente incisi e straincisi, di autori ovviamente anch'essi che più arcinoti non si può), per giunta facendola registrare a cani e porci, ovvero soprattutto a sedicenti artistucoli appartenenti all'infame categoria dei "giovani e carini" che sembrano presi di peso direttamente dai cataloghi di moda, plasticosi, vitaminizzati, rileccati e rilaccati che più non si può, buoni al massimo per girare video pornografici (in effetti c'era una cantante lirica polacca belloccia nota più che per le sue doti canore, per il fatto che come secondo, o forse lavoro principale, faceva la pornoattrice, sarà un caso, in effetti mi chiedo che fine abbia fatto), alla fine non paga affatto e non salva dalla sciagura totale; questo discorso, vale per la grandissima parte dei marchi discografici presenti attualmente sul mercato. Inoltre non ne posso proprio più di questa valanga di macinanote schiacciasassi di marca orientale, che ci vengono vomitati fino alla nausea, da questi imbecilli di responsabili delle varie etichette discografiche. Verrebbe voglia di dichiarare la guerra alla Repubblica Popolare Cinese corresponsabile di quest'autentica sciagura che si abbatte inesorabilmente sull'intero mondo musicale con esiti a dir poco nefasti! Auspicherei da parte del loro governo, una politica più severa di controllo delle nascite, decisamente!!! Tra l'altro, perseverare nel proporre uscite discografiche così banali, in tempi di crisi, non è solo demenziale, è patologico! Mi ricordo di un recensore inglese molto spiritoso, che in un numero natalizio di alcuni anni fa del mensile "BBC Music Magazine", fece una gustosissima recensione di un gruppo di tipiche e banalissime uscite discografiche a tema natalizio, che, cascasse il mondo, le case discografiche, non mancano mai di propinarci inesorabilmente, con una pervicacia degna di miglior causa. Il critico musicale in questione, classificò ciascuno di questi dischi, in base al numero di sbadigli che gli avevano provocato durante il loro ascolto. Va da sè, in questo caso, che tanto più il numero di sbadigli è elevato, tanto più il giudizio complessivo risulta negativo. Addirittura uno di questi dischi venne messo dal recensore fuori classifica, poichè quest'ultimo ammetteva di essersi addormentato dopo pochi minuti che aveva iniziato ad ascoltarlo!!! Mi sarebbe tanto piaciuto di conoscerlo questo recensore, lo avrei voluto veramente abbracciare per la sua schiettezza oltrechè per il suo impagabile senso dell'umorismo! Ma evidentemente la direzione del periodico doveva essere ovviamente di diverso avviso, poichè dopo di allora le sue recensioni non comparvero mai più nel suddetto periodico, venendo sostituite, nel natale successivo, da una recensione più canonica,ahimè! Tutto il mondo è paese! (Continua)

Mala tempora currunt.

Non so quanti di voi conoscano le vicissitudini recenti del gruppo Emi, proprietario del celeberrimo marchio "La voce del padrone" tra gli altri, il gruppo discografico avente nel suo sterminato catalogo i Beatles e la Callas, solo per dare un'idea immediata a chiunque della sua enorme importanza nel panorama discografico mondiale! Nell'ultimo numero del mensile "BBC Music Magazine" viene riportata con grande evidenza la notizia del suo fallimento con conseguente passaggio al regime di amministrazione controllata. A rischio sono ovviamente decine se non centinaia di migliaia di posti di lavoro nel Regno Unito oltrechè nel resto del mondo. Tra l'altro c'è la possibilità che i negozi della catena "HMV" (His Master's Voice) ancora sopravvissuti in Inghilterra alle progressive chiusure degli anni passati, vengano rilevati da un paio di grosse catene di supermercati, che si sono già mostrate interessate alla loro acquisizione, con le ovvie conseguenze del caso. La causa di tutto ciò è ovviamente da addebitarsi alla cattiva gestione del gruppo negli anni passati, ma io penso sia correlata anche con la mancata acquisizione dell'intero comparto da parte della Universal, proprietaria attuale, tra gli altri, dei marchi Decca (al cui interno è confluito il catalogo della Philips Classics) e Deutsche Grammophon. In effetti, all'epoca, quando i giochi sembravano, soprattutto per quel che concerne la stessa Universal, sembravano già fatti, intervenne a bloccare l'intera faccenda, l'antitrust europeo, ipotizzando un abuso di posizione dominante, venendosi così a creare un'eccessiva concentrazione di marchi discografici nelle mani esclusivamente di quest'ultima. Ci fu così un bel tira e molla che andò avanti per parecchio tempo, finchè al termine, l'antitrust europeo pervenne a una decisione sciagurata e ipocrita allo stesso tempo. Ossia consentire alla Universal di acquisire il gruppo Emi, ma con la clausola di vendere l'intero catalogo classico Emi e Virgin, oltre alle 2 etichette di musica leggera Parlophone e Chrysalis, in un unico pacchetto, a terzi! Questa idiozia totale ebbe come ovvia conseguenza di congelare di nuovo la faccenda, continuando così il gruppo Emi a proseguire in un'atmosfera di assoluta incertezza, poichè anche un paio di potenziali acquirenti, come il gruppo HK/Marco Polo - Naxos e il gruppo francese Astreè/Valois, dopo un iniziale interesse, fecero cadere la faccenda nel nulla, ritengo per l'eccessivo onere finanziario insito nell'operazione. Arriviamo così ai nostri giorni, con la dichiarazione di fallimento e la messa in amministrazione controllata sotto l'egida di una società esterna, all'insegna più che mai dell'incertezza, riguardo la sorte futura del gruppo, con la possibile e definitiva sparizione dal commercio di un vastissimo e imponente catalogo discografico. Complimenti all'antitrust europeo! Visto che, se Sparta piange, Atene non ride, ossia che anche tutti gli altri gruppi discografici concorrenti, oltrechè tutte le etichette indipendenti, soffrono, chi più chi meno, in maniera sempre crescente, la crisi che da tempo attanaglia l'intero mercato della videodiscografia, come potevano pensare, quegli emeriti cervelloni europei strapagati, che ci fosse qualcuno in grado di sobbarcarsi una simile operazione? Anche perchè penso proprio che, se mai la cosa fosse avvenuta, non solo il problema di abuso di posizione dominante non si sarebbe affatto risolto, ma si sarebbe semplicemente spostato da un gruppo discografico all'altro! Che grandi geni, ma che geni tali, ci sono all'antitrust europeo!!!

martedì 19 febbraio 2013

DAB, questo sconosciuto 3 (La vendetta).

Riprendendo l'argomento del DAB a proposito della compressione dell'audio, ci sarebbe anche la possibilità di impiegare anche il cosiddetto bitrate variabile, al fine di ottimizzare la qualità del suono, nel senso che a seconda della natura del programma trasmesso, si può aumentarlo o diminuirlo, facendo in questa maniera più spazio al canale adiacente (per esempio ridurlo in caso di parlato, che tollera, per sua natura una compressione maggiore e viceversa aumentarlo nel caso si mandi in onda della musica, per il motivo opposto), ma, almeno che io sappia, non ho notizie di applicazioni pratiche di questo sistema, finora. In effetti, ascoltando le poche emittenti private ricevibili in questa banda, almeno qui in Bologna, il bitrate impiegato era talmente basso (tipo 64kbps), che l'audio monofonico che ne sortiva, era addirittura peggiore di quello di una trasmissione analogica in modulazione d'ampiezza! Il bello è che codesto DAB, sarebbe destinato, in futuro, a soppiantare definitivamente l'FM, tant'è che la BBC conta di eliminare definitivamente quest'ultima in tutta l'Inghilterra, entro la fine dell'anno 2015, ma qui in Italia, al momento, non mi sembra che le premesse affinchè ciò avvenga siano delle migliori. Tanto più che un altro punto dolente, qui da noi, è costituito dalla scarsità di apparecchi riceventi disponibili sul mercato, oltrechè dai prezzi di listino ancora troppo elevati, il che, se era relativamente giustificabile quando ho comprato il mio apparecchio, circa una dozzina di anni fa, adesso direi che la faccenda grida decisamente vendetta! E' mai possibile che per un normale ricevitore da tavolo domestico, che ovviamente comprende anche l'FM, io debba spendere come minimo un centinaio di euro e almeno il triplo per un sintonizzatore ad alta fedeltà? Questo, in aggiunta al sostanziale disinteresse della stessa Rai riguardo alla faccenda, significa boicottare il sistema in partenza! Venendo alla questione della reperibilità, non è che anche qui ci sia da stare molto allegri. Qui a Bologna, c'è la Libreria Mondadori di via D'Azeglio, dove si possono reperire alcuni modelli costosissimi della ditta australiana Pure, qualcos'altro si può trovare da Gianni Quadretti, in via degli Orefici (modelli della Tivoli Audio e mi pare anche della Sony) e anche da Bait e Borghi in via Volturno (Tivoli Audio e Teac), ma affermo ciò a beneficio d'inventario. In quest'ultimo negozio, tempo addietro, mi dissero che, se volevo, mi potevano ordinare un sintonizzatore Yamaha per 350 euro. In effetti, scorrendo l'ultimo annuario della rivista Suono, fra i sintonizzatori con DAB sono menzionati pochi apparecchi (Onkyo e Yamaha). Pazienza, per fortuna che tutti i canali di Radiorai, sono ricevibili sia sul satellite che sul web, oltre al fatto che in 5 città italiane, Radiofd5 è ricevibile anche su FM (Roma,Milano, Torino, Napoli e Ancona), semprechè questa notizia sia ancora valida, per cui, concludendo: viva la radio, nonostante tutto, e Radiorai in particolare!

Addenda a "Varie ed eventuali".

Riguardo a ciò che ho scritto in "Varie ed eventuali", mi sono accorto di essermi dimenticato di un paio di cose: innanzitutto che il disco di musiche di Ernest Bloch summenzionato credo che sia stato inciso nel 1969, all'auditorium Frederick R. Mann di Tel Aviv, sede abituale dell'orchestra filarmonica d'Israele, mentre per l'altro disco di musiche di Felix Mendelssohn-Bartholdy, ho omesso gli estremi di etichetta, ovvero: DG 00289 479 0083 GH. Tutto questo ai fini della completezza d'informazione.

lunedì 18 febbraio 2013

DAB, questo sconosciuto 2 "La vendetta".

(Segue) Trovo decisamente antipatico il fatto che mi si costringa a suddividere in 2 parti i miei scritti, una limitazione che prima non rilevavo. Stavo disquisendo in merito alla qualità sonora per il fatto che più il bitrate è basso, più il suono degrada udibilmente, per cui le uniche emittenti che si salvano come qualità sonora sono quelle precedentemente menzionate che non sono comunque il massimo a livello di fedeltà sonora, anche se quantomeno si resta comunque su buoni livelli. C'è da dire che in questo la nostra situazione, almeno in questo caso, è analoga a quanto avviene all'estero, per fare un esempio anche la britannica BBC, usa un bitrate massimo di 192kbps. Perchè viene adottato questo compromesso? Poichè nel digitale radiotelevisivo sia terrestre che satellitare, differentemente da quanto avviene nel dominio analogico in cui ad ogni singola frequenza corrisponde un unico canale o stazione, ad ogni singola frequenza possono corrispondere più canali radiotelevisivi (il cosiddetto bouquet), ne consegue che più emittenti vengono inserite in una stessa frequenza o canale, più i segnali delle medesime devono essere compressi per fargli occupare il minor spazio possibile e tutto ciò ovviamente a detrimento della qualità audiovisiva. A livelli ottimali in un singolo bouquet o gruppo di emittenti non ne dovrebbero alloggiare più di 4 e invece spesso gliene trovi anche 4 o 5 volte tanto! Potete ben immaginare come, a questo punto, la qualità vada a farsi decisamente benedire! Passando un attimo al più noto e diffuso DVB-T, quello normalmente implementato nei nostri attuali televisori, non so se vi siete accorti che in qualunque telecomando (anche in quelli dei decoder separati) esiste un tasto denominato TV/RADIO, che ovviamente serve per commutare la ricezione dei canali televisivi e quelli radiofonici, per cui se a suo tempo avete eseguito la sintonizzazione correttamente, dovreste automaticamente ritrovarvi tutte le emittenti di Radiorai, tra l'altro ascoltabili con una qualità sonora che mi sembra leggermente superiore a quella del DAB. Ritornando a quest'ultimo, ci sono ulteriori luci e ombre, qui in Italia, riguardo la reperibilità e i prezzi degli apparecchi atti alla ricezione. Intendo trattare questo argomento quanto prima. Alla prossima!

DAB, questo sconosciuto.

Oltre al digitale terrestre misto radiotelevisivo che tutti, spero, conosciamo, cioè il cosiddetto DVB-T, ne esiste un altro esclusivamente radiofonico, di cui troppo poco si parla anche nelle riviste specializzate, ovvero il DAB (Digital Audio Broadcasting) che si è evoluto nel tempo nella versione DAB+. Personalmente, poichè  l'apparecchio con cui lo ricevo (una radio domestica da tavolo della Sangean) è vecchio di 12 anni, posso riferirvi soltanto a riguardo della versione primigenia del DAB, e per giunta limitatamente alla cosiddetta banda III, alla quale successivamente si è aggiunta anche la banda L, e che per l'appunto dovrebbe essere progressivamente sostituito dal più evoluto DAB+. Dico dovrebbe, poichè ovviamente qui in Italia la situazione al riguardo è ancora incerta, mi è stato detto che la stessa Rai non investendoci più, non fa nulla per divulgarne la conoscenza, tra l'altro il canale da cui lo ricevo sembrava dovesse essere soppresso definitivamente. In ogni caso, qui in Bologna, il servizio esiste, almeno nel momento in cui ve ne riferisco, e bene o male (anche se verrebbe da dire il contrario), funziona. Il canale in questione è il 12A, banda III, sulla frequenza di 223.936 Mhz, e consente la ricezione di tutte le emittenti di Radiorai, compreso Radiotre e Raifd5 (ovvero l'ex quinto canale "Auditorium" della defunta filodiffusione); quest'ultimo trasmette solo musica classica per tutta la giornata. La qualità sonora di questi canali è buona, pur essendo tutt'altro che ottimale, per motivi tecnico-commerciali che poi spiegherò e quindi all'atto pratico decisamente inferiore all'FM, che ha solo l'enorme svantaggio di una maggior criticità di ricezione, almeno in teoria. Inoltre mi è stato detto che qui a Bologna, il segnale del DAB, viene desunto da quello satellitare, per cui se si guasta il satellite, automaticamente sparisce anche il DAB! Ad ogni buon conto, per chi non lo sapesse, informo che esiste un numero verde (800111555) facente capo a Raiway, utile anche per fare segnalazioni di natura tecnica inerente i canali radiotelevisivi in generale. Detto numero verde è attivo (teoricamente!) in permanenza. Tornando alla qualità sonora, dicevo che è buona ma non ottimale, poichè, per motivi tecnici, si preferisce commprimere oltre misura l'audio digitale. Nel DAB, a livello ottimale, l'audio dovrebbe essere veicolato con un flusso di bit (bitrate) a 384kbps (kilobyte per sec.); gli esperti suggerirebbero comunque di non scendere al di sotto di 256kbps. Senonchè nel caso del DAB Rai, abbiamo 192kbps per Radiouno, Radiodue e Radiotre, 160kbps per Radiofd4 e Radiofd5 e valori ancora più bassi per le restanti emittenti. La situazione peggiora con le emittenti private (cont.)!

Spazio tiranno.

(Segue) Volevo dare dei suggerimenti a chi fosse interessato, per il reperimento del disco di cui stavo parlando nello scritto immediatamente precedente a questo, ma essendomi accorto che lo spazio disponibile era esaurito, ho dovuto troncare velocemente. Ad ogni buon conto, per i potenziali interessati risiedenti a Bologna come il sottoscritto, vi informo che, a suo tempo, ho richiesto questo disco al negozio "Discorama" in via De Monari, vicinissimo al Teatro Manzoni, e che, per la cronaca, il prezzo era di 23,90 euro. Il disco era ufficialmente distribuito dalla Universal italiana, ma ovviamente non so se sia ancora disponibile. Buona fortuna!

Varie ed eventuali.

Come ho già scritto in precedenza, in questi giorni sto esaminando e ascoltando i primi 2 numeri di un'importante collana di dischi in vinile di musica classica, in uscita in edicola dagli inizi del mese corrente, ma proprio per questo approfitto dell'occasione per fare un paio di segnalazioni in merito. Mi piacerebbe tanto che uscisse una ristampa, anche su CD, di un titolo da tempo immemorabile fuori catalogo, secondo me ingiustamente negletto. Il disco in questione faceva parte proprio del catalogo Decca e comprendeva musiche del compositore svizzero del '900 Ernest Bloch, ovvero i 2 brani più celebri (relativamente, ahimè!) della sua produzione: Shelomo, rapsodia ebraica op.16, per violoncello e orchestra e The voice of wilderness (La voce del deserto), anch'esso per violoncello e orchestra. Il solista al violoncello è l'ungherese Janos Starker, strepitosamente accompagnato dall'orchestra filarmonica d'Israele diretta da un eccelso Zubin  Mehta. La musica è tutt'altro che ostica, caratterizzata da un lussureggiante stile di marca tardo impressionistica, trattasi veramente di capolavori assoluti che a tutt'oggi contano pochissime incisioni discografiche, ed è interpretata come meglio non si potrebbe dai summenzionati interpreti. Il disco uscì nel 1970 (n. di cat. or. SXL 6440), essendo oltretutto inciso con una qualità sonora degna, per presenza, ambienza, dinamica, immagine sonora, timbrica, equilibrio esemplare fra solista e orchestra, degnissima del marchio Decca. Insomma un grandissimo disco sotto tutti gli aspetti! Personalmente io ne posseggo l'ultima ristampa su vinile olandese, uscita nella collana a medio prezzo London Enterprise nel 1985 (n. di cat. 414 166-1 LE per il vinile, 414 166-4 LE per la musicassetta), dopodichè non me ne risultano altre ristampe su qualsivoglia supporto, anche se vorrei tanto sbagliarmi! Spero che non sia dovuto al fatto che trattasi di un compositore ebreo; in ogni caso la ritengo una gravissima lacuna! Un altro disco che vorrei segnalare per altri motivi, è un titolo della Deutsche Grammophon, uscito l'anno scorso in tiratura limitata nel solo formato in vinile. Trattasi della terza sinfonia detta "La scozzese" di Felix Mendellsohn-Bartholdy, eseguita dall'orchestra filarmonica di Vienna, diretta da Gustavo Dudamel, registrata dal vivo nella Grande Sala del Musikverein nel dicembre del 2011, credo con tecnologia interamente analogica e stampata su disco da 180 grammi. L'interpretazione è molto buona, pur non arrivando secondo me ai risultati dell'incisione di Claudio Abbado con l'orchestra sinfonica di Londra facente parte di un'integrale sinfonica  realizzata sempre per la DG nei primi anni '80 e tutt'ora reperibile su cd, di cui anzi questa interpretazione della "Scozzese" rappresenta forse il vertice assoluto, inoltre, a differenza di quest'ultimo, omette la riesposizione nel primo movimento come d'altronde è la prassi, soprattutto nel caso di esecuzioni dal vivo. L'orchestra è comunque all'altezza del suo blasone e la qualità sonora dell'incisione è ottima nella sua naturalezza, ad onta di qualche lieve opacità in alcuni passaggi, per finire lo stampaggio del disco è corretto, anche se nella mia copia il vinile non è silenziosissimo, in ogni caso rose e fiori se rapportato a una normale stampa in commercio (sic!). Quello che rende ancora più particolare questo disco è il fatto che si tratta di un "Charity LP", come indicato nel retrocopertina: infatti come chiaramente dichiarato sempre nel retrocopertina, i proventi derivati dalla vendita di questo disco sono interamente destinati all'acquisto di strumenti musicali destinati al Nùcleo San Vicente in Venezuela, facente parte del famoso "El Sistema", dal quale notoriamente proviene lo stesso Gustavo Dudamel. All'interno del disco è contenuto un fascicolo d'accompagnamento, con note di commento quadrilingue, ma non in italiano purtroppo! Buon ascolto! (Continua)

venerdì 15 febbraio 2013

Pillole.

Mi compiaccio del fatto che, nonostante abbia da tempo trascurato questo sito, a giudicare dalle statistiche, ci sia ancora qualcuno che lo degni di attenzione, il che mi induce a riprenderlo quanto prima, nonostante la mia situazione sia sempre più precaria, anche se di questi tempi ciò rientra ovviamente nella norma, però se almeno vi degnaste di lasciare uno straccio di commento su quanto scrivo, altrimenti continuerò ad avere sempre l'impressione di avere a che fare con dei fantasmi! Ad ogni buon conto in questi giorni ho ascoltato il primo titolo di una importante collana uscita in edicola, per cui conto di riferirvene nei giorni prossimi, inoltre, sia pure a fasi alterne, ho continuato a lavorare e a correggere una cronologia delle sinfonie di Bruckner, con annessa bibliografia e discografia sintetica, oltre ad eventuali note di commento, che spero non vi dispiaccia, anche se ancora la debbo perfezionare. Alla prossima!

venerdì 27 aprile 2012

Sempre più abbasso la solita minestra!

Dopo parecchio tempo che ho trascurato per vicissitudini varie questo blog, mi decido a riprenderlo sia perchè confortato dal numero crescente di visualizzazioni nonostante la mia assenza, sia perchè ulteriori uscite discografiche mi inducono a ritornare sull'argomento dell'ultimo mio scritto del 30 settembre 2011. Certo non nego che mi sentirei ancor più galvanizzato qualora mi arrivassero anche commenti da parte vostra, ma vorrà dire che per il momento mi accontenterò dell'attuale risultato, esortandovi comunque a vincere le vostre remore facendovi vivi con pareri e critiche, al fine di rendere questo diario virtuale più vario e avvincente. Ma tornando all'argomento del mio ultimo editoriale, ossia la eccessiva banalità e ripetitività di molte recenti uscite discografiche, debbo purtroppo ricredermi su Francesco La Vecchia e l'orchestra sinfonica di Roma, che avevo precedentemente elogiato per la complessiva originalità delle scelte discografiche. Con questi interpreti è uscito qualche tempo fa, per l'etichetta Brilliant Classic, un doppio cd intitolato "Ottorino Respighi - orchestral works vol.1", contenente ahimè l'inflazionatissimo trittico romano (Fontane, Pini, Feste), oltre alla suite "Gli uccelli", alla suite per soli archi e alla suite per archi e organo in sol maggiore. Soltanto gli ultimi 2 brani, pur non essendo più delle novità assolute, hanno una discografia più ridotta, mentre per gli altri 4 la discografia si può addirittura considerare sovrabbondante; tra l'altro questi brani erano già presenti anche nel catalogo della stessa Brilliant Classics, sia pure con altri interpreti. Se poi si considera che l'opera sinfonica di Respighi è già presente in maniera esaustiva nei cataloghi di case discografiche come Chandos, Cpo, Marco Polo, Naxos, Mdg, Telarc, Tactus, Capriccio, soltanto per menzionare le prime che mi vengono in mente, tutto ciò evidenzia ancora di più, secondo me, la sostanziale inutilità di questa nuova uscita, che non mi fa certo trepidare nell'attesa di un eventuale 2° volume di quest'annunciato ciclo, a meno di improbabili sorprese. O la "novità" sarebbe nell'aver fatto incidere il trittico di poemi sinfonici "romani" a un direttore e a un'orchestra della capitale? Anche in questo caso la novità sarebbe parziale poichè anni fa ne uscì un'incisione per la defunta casa discografica Conifer, con l'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, sia pur diretta dal milanese Daniele Gatti, per tacere delle remote incisioni con la stessa orchestra diretta da Victor De Sabata. Insomma non vedo alcun valido motivo che giustifichi l'ennesimo doppione discografico e considero questo titolo un mezzo passo falso da parte dell'orchestra sinfonica di Roma e del suo direttore Francesco La Vecchia!

venerdì 30 settembre 2011

Abbasso la solita minestra!

Nel senso che sia lode a quei musicisti che non inflazionano il mercato discografico della musica classica, con le ennesime incisioni di brani arcinoti e inflazionatissimi sia in sede discografica che concertistica, quelli che spregiativamente definisco "solitominestristi" (molto tristi, ahimè!), troppo adusi a colossali masturbazioni narcisistiche pur di soddisfare il proprio smisurato ego, propinandoci ennesime interpretazioni di musiche arcinote e perciò stesso usurate anche dal punto di vista interpretativo, di cui dubito seriamente se ne avvertisse il bisogno  (l'ultimo esempio che mi viene in mente è quello del direttore d'orchestra milanese Riccardo Chailly che ci appioppa l'ennesima integrale sinfonica discografica beethoveniana, con la presunta novità del rispetto dei metronomi originari indicati dal compositore in partitura, il che quand'anche fosse vero non mi pare comunque ragione sufficiente per riproporre in disco delle musiche così inflazionate, anzi diciamo proprio che ha tutta l'aria di un banalissimo stratagemma e il discorso potrebbe tranquillamente venire esteso a diversi altri brani famosi, di cui continuano a fioccare nuove incisioni). Continuo ingenuamente a meravigliarmi anche dell'ottusità dei discografici che continuano ad avallare simili progetti oltretutto in tempi di crisi! Mi chiedo in effetti quanto possano avere successo in termini di vendita questi dischi, ma probabilmente c'è qualcosa che mi sfugge in tutto ciò, se non altro per il fatto che anche la stragrande maggioranza dei semplici appassionati sono dei "solitominestristi", ovvero adusi a sentire fino alla nausea solo e soltanto i grandi capolavori e nient'altro, per cui devo essere io che forse sono anomalo in tal senso. Tanto cascasse il mondo, potete stare certi che, mediamente ogni 2 lustri, le orchestre filarmoniche di Vienna e di Berlino, ci ammaniranno ciascuna la propria integrale discografica beethoveniana col direttore stabile di turno, per saecula saeculorum, accidenti a loro! Infatti già prima di Chailly, un altro milanese ci aveva appioppato ben 4 integrali sinfoniche beethoveniane, di cui una in video e la prima delle quali proprio con la filarmonica di Vienna, mentre le altre 3 successive sono tutte, guarda un pò, con la filarmonica di Berlino; sto parlando, per chi non l'avesse intuito di Claudio Abbado, che tra gli altri si è parecchio inflazionato reincidendo più volte diverse sinfonie mahleriane, tanto per cambiare! Insomma, personalmente non ne posso più di simili esempi, per cui all'opposto spendo lodi sperticate per quei musicisti che hanno il coraggio di percorrere strade concertisticamente e discograficamente meno battute. In questi giorni sto pensando in modo particolare all'orchestra sinfonica di Roma e al suo direttore stabile Francesco La Vecchia, che per la casa discografica Naxos, stanno incidendo diversi titoli dedicati alla musica orchestrale italiana tra '800 e '900, comprendente autori come Giuseppe Martucci, Alfredo Casella, Gian Francesco Malipiero, Ferruccio Busoni e Franco Ferrara, a cui se ne dovrebbero aggiungere altri in futuro, le cui musiche sono in gran parte ingiustamente poco o nulla conosciute dal pubblico e senz'altro meritevoli di una maggiore diffusione, musiche che, almeno in parte, vengono eseguite in pubblico, nell'ambito del cartellone concertistico di questa orchestra (andatevi a guardare il sito della Naxos per saperne di più!), poichè Francesco La Vecchia, come ha dichiarato in un'intervista, si è posto come precipua missione, quella di riportare alla luce e di divulgare questo repertorio misconosciuto e negletto, memore forse di quello che secondo me dovrebbe essere un dovere etico di ciascun musicista e di cui troppo spesso i grandi nomi si dimenticano, troppo occupati ad autoincensarsi. Come confermato dalle recensioni delle riviste specializzate, il livello artistico di queste emissioni è più che onorevole, io stesso sto acquistando tutti i titoli man mano che escono e lo posso personalmente confermare. Tra l'altro mi risulta che Francesco La Vecchia sia stato nominato anche direttore artistico dalla Naxos, per curare tutte le emissioni dedicate alla musica strumentale nostrana dal 19° secolo fino ai nostri giorni, in cui sono coinvolti altri interpreti. Pur constatando che non tutti i brani contenuti in questi dischi non sono delle novità assolute in ambito discografico (soprattutto quelli di Busoni, Martucci e in gran parte quelli di Casella, mentre novità assolute sono quelli di Malipiero e Ferrara), non posso che plaudire calorosamente a una simile iniziativa editoriale che ha il coraggio di porsi controcorrente e a cui spero vivamente che arrida il successo che merita. Certo che, se per esempio, nel caso di Casella, ci si decidesse ad incidere la sua opera in un prologo e 3 atti, "La donna serpente", o per lo meno le 2 serie di frammenti sinfonici che ne ha successivamente tratto, sarebbe la riscoperta di un autentico capolavoro, solo per menzionarne una. Ma la speranza è l'ultima a morire, per cui se continueranno a esserci musicisti come costoro, sempre più propensi a riscoprire questo repertorio, non dubito che questo ed altri capolavori dimenticati siano presto riportati alla luce. Anzi se penso che 30 anni fa era un'impresa reperire dischi inerenti le musiche di questi autori, non si può negare che rispetto ad allora si sia  fatto un gran bel progresso! Per cui auguri e congratulazioni a Francesco La Vecchia e all'orchestra sinfonica di Roma e ad maiora!!!

mercoledì 28 settembre 2011

Ritorni di fiamma.

Circa 3 settimane fa mi sono sentito improvvisamente ringiovanire: dopo una trentina di anni almeno, ho rivisto il vinile in edicola! Quasi non credevo ai miei occhi! Anche se, a pensarci bene, i presupposti non mancavano, visto il risveglio di interesse nei confronti di questo supporto e di tutto quanto gli faccia da contorno, in barba a coloro che, imprudentemente, ne decretarono la morte prematura. Mi riferisco, per chi non lo sapesse, a quella collana di ristampe speciali di titoli importanti di musica jazz della De Agostini, attualmente giunta al secondo numero e composta da un totale di 40 uscite; non mi meraviglierei se la faccenda venisse estesa in futuro ad altri generi musicali. Essendo, come prassi usuale in questi casi, il primo numero in vendita ad un prezzo molto invogliante, pur non essendo il jazz il mio genere musicale di elezione, ho acquistato la mia copia di "A kind of blues" di Miles Davis. Il giudizio complessivo su questo primo numero è senz'altro positivo nel suo insieme, la qualità di stampa del disco così come la qualità della registrazione sono senz'altro più che buone, il fascicoletto allegato mi sembra sufficientemente ben fatto, però da pignolo qual sono non posso non rilevare qualche aspetto migliorabile. Riguardo alle caratteristiche dello stampaggio del disco ci si limita a dichiarare genericamente l'utilizzo di vinile vergine da 180 grammi, senza  però specificare in quale stabilimento di produzione vengano fabbricati questi supporti, sull'etichetta del disco ho rilevato soltanto una generica indicazione "Made in EU" che starebbe a significare una produzione europea, per contro sull'involucro esterno della pubblicazione, ho rilevato la dicitura "Made in China", per cui va a capire come stanno le cose! Ancora più grave, nulla in pratica viene detto riguardo ai criteri seguiti per le rimasterizzazioni, alle apparecchiature impiegate, ai tecnici responsabili, ai luoghi dove sono avvenute, limitandosi a dichiarare troppo genericamente che, ove possibile, si è fatto ricorso ai nastri originali! E cosa si vorrebbe intendere con l'espressione "ove possibile"? Sappiate che diverse delle ristampe in vinile reperibili negli esercizi commerciali, sono in realtà tratte dagli stessi master digitali usati per realizzare i compact disc! Sperando che questo non sia il caso, certe reticenze suonano quanto meno sospette! Nel fascicolo di accompagnamento pur venendo date diverse notizie riguardo le sessioni di registrazione, come data, luogo, produttore, tecnico del suono, nulla viene detto riguardo le apparecchiature e i microfoni impiegati. Insomma, a costo di risultare pedante, ribadisco il concetto che quando si decide di immettere in un settore già saturo, una pubblicazione di questo genere, o la si cura veramente come si deve, altrimenti se ne svilisce in partenza il valore editoriale e culturale. Effettivamente uno dei lati negativi di questo ritorno di fiamma nei confronti del cosiddetto vinile, è averlo reso un oggetto di moda, di culto, aprendo la strada a pressapochismi, ciarlatanerie, cialtronaggini e speculazioni varie, che hanno come effetto collaterale quello di mitizzare eccessivamente questo supporto, glissando troppo facilmente sui suoi limiti e difetti intrinseci, pur non volendone negare le indubbie qualità, poichè essendoci praticamente cresciuto con questo supporto, c'è anche da considerare un certo valore affettivo e nostalgico (non per niente attualmente posseggo 5 giradischi e diverse testine e accessori per la cura e la manutenzione di supporti e apparecchi), ma questo non mi impedisce di essere estremamente critico nei suoi confronti, così come lo sono nei confronti dei supporti digitali, beninteso. Tra i lati positivi di questo riaccendersi d'interesse, vi è l'aumentata disponibilità di giradischi, testine e accessori, tra l'altro pensati persino per le lacche a 78 giri, che rendono le cose più facili (quattrini permettendo!) a chi come il sottoscritto, intende continuare a godere della propria, cospicua collezione, oltre che di periodiche acquisizioni anche nell'ambito dell'usato. Certo che, se penso ai tempi della mia giovinezza, quando i dischi reperibili in edicola avevano generalmente una qualità che variava dal mediocre al pessimo disastroso, pur costando poco (qualcuno si ricorda ancora di quei dischi del diametro di 25 centimetri?), la differenza qualitativa con l'attuale collana immessa dalla De Agostini è enorme, ma anche il prezzo di vendita cresce in proporzione, ovviamente. Tirando le somme, molte luci con qualche ombra. Comunque il discorso sulla diatriba fra digitale e analogico sicuramente non si conclude qui e anzi invito gli eventuali lettori a inviarmi le loro riflessioni e opinioni al proposito. Alla prossima occasione!

martedì 27 settembre 2011

Spigolature.

Ho tralasciato in questi ultimi mesi questo blog a causa di varie vicissitudini personali che vi risparmio per non tediarvi, ma con l'intenzione di riprenderlo quanto prima, per cui dopo il doveroso ringraziamento a Paola per il suo gentile commento al mio ultimo scritto, anticipo agli eventuali lettori che comunque non sono stato del tutto con le mani in mano e che ho intenzione di inserire in questo sito una serie di articoli sempre inerenti l'argomento principe che è ovviamente la musica, uno dei quali ho già quasi terminato di scrivere su carta e al quale intendo apportare le ultime correzioni prima di renderlo visibile in rete, poichè ci ho già lavorato attorno parecchio tempo e spero che risulti di un certo interesse musicologico, poi intendo anche parlare del concerto che come tutti gli anni commemora la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto, del quale ho anche seguito le prove il giorno prima, oltrechè di riparlare per bene dell'opera "Senso" di Tutino, che Radiotre si è finalmente degnata di trasmettere nella sua integrità una domenica sera del mese di agosto, questo a voler confermare la mia intenzione di dedicarmi seriamente a questo benedetto blog, inciampi tecnologici delle reti wi-fi permettendo! C'è da dire che in questi ultimi tempi mi sono messo in testa di perseguire un'idea balzana che da tempo albergava nella mia mente bislacca, idea che al momento mi ha solo fatto spendere un bel pò di quattrini, contribuendo a distogliermi ulteriormente da questo blog, ma resto pur sempre dell'idea che in periodi di crisi come quello attuale, occorra anche cercare d'ingegnarsi a fare qualcosa che ti possa dare anche solo la vaga speranza di trovare uno sbocco personale, cercando di puntare sulle proprie prerogative, tentando di realizzare qualcosa di originale o quanto meno di non troppo inflazionato, proprio per sperare di avere qualche vaga probabilità in più di successo. Insomma chi non risica non rosica, per cui ho deciso di tentare l'azzardo, nel senso che, avendo un'ampia collezione di supporti audiovisivi, ho deciso di dedicarmi al restauro e al trasferimento su supporti digitali, di supporti audiovisivi analogici, sia per mie esigenze personali, sia possibilmente per conto terzi. Ho quindi acquistato oltre al netbook che sto utilizzando in questo momento per scrivervi, altri 2 notebook, dei software della Magix e della Vibe, 2 giradischi professionali e accessori vari, inoltre sono in attesa di ricevere delle testine fonografiche particolari per dischi a 78 giri e per dischi monofonici microsolco, essendo da tempo appassionato riguardo alle problematiche del restauro, per cui voglio vedere se riesco, almeno in questo caso a unire l'utile al dilettevole, essendo cronicamente disoccupato come tanti. O se non altro potrò dire a me stesso di averci provato, anche se è una magra consolazione. Intendo anche ritornare sull'argomento musica e rivoluzione, parlandovi di un balletto russo che è emblematico del realismo socialista in musica, perciò portate pazienza che non tarderò a cercare d'intrattenervi in questo ambito. Temo comunque che il recentissimo aumento dell'iva al 21 per cento, abbia le sue conseguenze nefaste al fine di continuare ad alimentare questa passione, ma per il momento si tira avanti. Una cosa che non mi è piaciuta questo mese è stato il comportamento dei responsabili (o irresponsabili?) della trasmissione Radiotresuite il giorno seguente l'ultimo sciopero generale, ovvero il 7 settembre, che hanno fatto saltare l'intero palinsesto serale di Radiotre, che avrebbe dovuto comprendere 2 cartelloni, uno dei quali era costituito da un concerto in diretta proveniente dalla stagione dei Proms di Londra comprendente tra i brani nella prima parte del programma il concerto per violino e orchestra di Harrison Birtwhistle, del quale non mi risultano edizioni discografiche. In precedenza, in casi analoghi, i concerti venivano trasmessi comunque, sia pure senza i commenti in studio dei conduttori nostrani (il che non era affatto un male, anzi tutt'altro!). Stavolta la carognata è stata totale, poichè al posto dei 2 concerti programmati, ci si ritrovava con scampoli di brani musicali vari, brutalmente selezionati a casaccio da un computer, il che è altamente diseducativo dal punto di vista culturale, con una voce femminile preregistrata che periodicamente irrompeva annunciando che, a causa dello sciopero, i programmi avrebbero subito qualche variazione. All'anima della qualche variazione! Hanno fatto saltare tutta la fascia oraria dalle 19.50 alle 24! Cosa credono di avere ottenuto questi idioti con la loro stupida azione di protesta autolesionistica, se non le sacrosante bestemmie dei radioascoltatori? Peraltro questa è una mentalità diffusissima in una nazione di beceri individualisti come la nostra, ognuno per i cavoli propri e gli altri si fottano! Va da sè che auspicare il licenziamento in tronco di tutti quelli di Radiotresuite sarebbe il minimo esigibile qualora fossimo in un paese serio, ma siccome ci troviamo nel paese di Pulcinella, ai reprobi, protetti di sicuro dai loro mafiosissimi sindacati, non verrà torto di sicuro nemmeno un capello, che diamine! E allora andiamo avanti, fino alla prossima (?). A risentirci presto!

giovedì 7 luglio 2011

Avviso ai naviganti.

La scorsa settimana sono andato come altre volte ad acquistare un cd al Ricordi Media Stores di via Ugo Bassi a Bologna e una volta arrivato alla cassa, la commessa, con fare mellifluo, mi ha chiesto se volevo un sacchettino per il cd. Avendole dato come al solito risposta affermativa, ho avuto la sorpresa di ritrovarmi 5 centesimi in più sullo scontrino. Eh già, attenzione a chiedere la sportina o sacchettino d'ora in avanti anche alla catena Feltrinelli-Ricordi Media Stores, poichè d'ora in avanti, analogamente agli iper e supermercati, vi viene appioppato anche questo piccolo pedaggio! Ma che bei pidocchiosi! Sulla sportina in questione vi è testualmente scritto: "la Feltrinelli/ La carta vincente per l'ambiente. I nuovi shopper la Feltrinelli rispettano lo standard FSC (ovvero FARABUTTI SCIACALLI CRETINI che non sono altro?)" Ma pensino a rispettare i clienti innanzitutto, grandissimi buffoni!!! Innanzitutto so che esiste una legge che vieta a qualunque esercizio commerciale di farti pagare la sportina, inoltre noi stessi, andando in giro con le medesime ben in vista, finiamo volenti o nolenti, per fargli pure pubblicità gratuita, a questo punto dovrebbero essere costoro a pagare noi, altro che il contrario! Non    è ovviamente per i 5 centesimi in sè, ma quello che dà fastidio è il sotterfugio in sè, non contenti di avere dei prezzi di vendita assai poco convenienti, volendo usare un gentilissimo eufemismo. Tra l'altro come tutti i furbi, non sono nemmeno lungimiranti, ovvero incapaci di vedere le conseguenze delle loro azioni oltre il breve e medio termine, il che significa che se stavolta ingenuamente mi sono fatto fregare 5 centesimi, d'ora in avanti non solo non me li fregheranno più, ma non andando più in giro con la loro sportina in bella vista, non gli farò nemmeno più pubblicità gratuita e lo stesso varrà per tutta la clientela. Altro che geni, questi idioti sono dei gran genitali! In periodi di crisi nera, non dico che a quelli come me, che nonostante abbiano una situazione economica atroce, continuano appena possono ad acquistare supporti audiovisivi e cartacei per cercare comunque di continuare ad alimentare la propria passione, debbano stendere il tappeto rosso ogni qualvolta si entra in negozio, ma che almeno tengano conto che, se non hanno ancora chiuso bottega, forse lo si debba anche ai fessi come il sottoscritto che, nonostante tutto, continuano a fare acquisti (sono proprio un bell'ingenuo, usando un altro gentilissimo e pietosissimo eufemismo, ad affermare ciò!). Per giunta una volta sono stato gratificato da uno dei commessi del Ricordi Media Stores di via Ugo Bassi, dall'epiteto di perditempo che infastidisce i clienti, con l'intimazione di farmi gli affari miei (usando un ulteriore gentilissimo eufemismo), poichè ebbi la sciagurata ingenuità di cercare d'informare un signore venuto in loco alla ricerca di un determinato disco, al quale il commesso non era in grado di fornire risposta soddisfacente, tanto per cambiare! Inoltre il Ricordi Media Stores, da quando è finito nelle grinfie della nefasta Feltrinelli, è stato trasformato a poco a poco in un assurdo bazar dove si vende sempre più oggettistica avulsa da un contesto musicale, tipo agendine o cioccolatini, stravolgendone sempre più la natura intrinseca (per giunta mi sono accorto che, dal reparto dischi, sembrerebbe sparita anche la sezione dedicata alle colonne sonore, sperando tuttavia che si tratti di un mio abbaglio). Inoltre ci sarebbe da rammentare la nefasta chiusura del bel negozio Ricordi che era sito in via Goito, avvenuta all'incirca quasi una decina d'anni fa, dove vi era un ampio assortimento di strumenti musicali, accessori, partiture e spartiti, questi ultimi attualmente confinati in una nicchia nel seminterrato del negozio di via Ugo Bassi. Se si pensa inoltre come è stata progressivamente rovinato quello che una volta era uno dei negozi più belli di tutta Bologna, ossia la libreria-edicola 'la Feltrinelli' di via dei Mille, dove una volta, quando ancora si chiamava "Rizzoli Store", si trovavano persino dei rarissimi cd provenienti dal Giappone di musica classica e di colonne sonore (spesso sinfoniche) per cartoni animati, introvabili altrove e a prezzi sovente abbordabili, mentre adesso tutto questo non c'è più, sostituito da paccottiglia varia (anni fa, parlando al telefono con un distributore di stampa estera, quest'ultimo mi riferì che, da quando quel negozio era caduto nelle mani della Feltrinelli, aveva un bilancio in passivo di circa 30.000 euro, mentre prima, con la precedente gestione era sempre in attivo!). Insomma, questo gruppo Feltrinelli si conferma sempre più come un organizzazione di venditori di letame, altrochè cultura! Quando di recente feci notare a un commesso del negozio di via Ugo Bassi l'incongruenza di vendere cioccolatini, agendine e oggettistica varia in un negozio musicale, quest'ultimo sorridendo allargò le braccia sconsolato, del resto che ci poteva fare anche lui? Ai responsabili (!) del gruppo Feltrinelli vorrei inviare le mie più sentite condoglianze per l'opera di disfacimento progressivo da essi egregiamente e pervicacemente condotta in tutti i negozi della loro catena (penso anche all'immiserimento progressivo della libreria La Feltrinelli Internazionale di via Zamboni), bravissimi continuate così, la patria ve ne sarà immensamente grata, tanto d'ora in avanti, almeno per quello che mi riguarda, le vostre sportine a 5 centesimi ve le potrete cacciare direttamente in quel posto, miserrimi bottegai a cui auguro tutto il male possibile e immaginabile e anche di più!!!!!!

mercoledì 6 luglio 2011

Condizionamenti espressivi.

(Segue) A proposito delle musiche create da Gabriel Thibaudeau per il film muto "Il fantasma dell'Opera" con Lon Chaney, oggetto del cineconcerto di venerdì 1 luglio in piazza Maggiore a Bologna, il compositore, stante la natura del film, era soggetto inevitabilmente a 2 elementi condizionanti. Il primo era dovuto proprio al fatto che, essendo l'opera lirica rappresentata al teatro dove si svolge gran parte della vicenda narrata dal film, il "Faust" di Gounod, era inevitabile includerne delle ampie citazioni all'interno delle stesse musiche realizzate per accompagnarne la proiezione sullo schermo. Il secondo elemento era dato dal fatto che, più volte, il personaggio protagonista, si mette a suonare l'organo a canne quando è in scena, per cui per l'autore delle musiche era impossibile non soggiacere a uno dei luoghi comuni più tipici delle musiche create per accompagnare questo genere di film, ovvero includere anche un organo fra gli strumenti dell'orchestra (comprendente al suo interno anche un pianoforte verticale). Certo quanto possa essere verosimile che un organo a canne sia situato nei sotterranei di un teatro lirico, è una di quelle incongruenze logiche e ingenuità che rendono molti film di quest'epoca decisamente datati e poco più che delle curiosità da cinefili impallinati. L'originalità della partitura non poteva che essere viziata in partenza da questi 2 elementi, purtuttavia l'esito complessivo mi è sembrato più che dignitoso, pur senza arrivare ai vertici, con una musica comunque in grado di dare un valido sostegno alle immagini che via via scorrevano sullo schermo, nobilitando comunque un film non disprezzabile ma decisamente datato anche quanto a recitazione, con il protagonista che più che incutere terrore fa scompisciare dalle risate, peccato solo per qualche pausa di troppo in corrispondenza di alcune didascalie che frammentava la continuità del flusso musicale. Conformemente a quanto dichiarato dall'autore, vi erano evidenti (e un pò troppo ovvii) riferimenti stilistici a Bach in alcuni passaggi organistici, assai più incerti ho trovato i riferimenti stilistici a Chopin quando entrava in campo il pianoforte verticale, i cui passaggi avevano un carattere salottiero alquanto generico, mentre al contrario in certi passaggi orchestrali la partitura mi faceva pensare più a Shostakovich che a Stravinski. C'è al suo attivo da denotare comunque un uso parco, discreto, ma efficace ed atmosferico, degli effetti elettronici dovuti al sintetizzatore che ben si amalgamano con le sonorità orchestrali. Ho trovato il film soprattutto interessante per il particolare uso del colore in diverse sequenze ma anche nelle note di commento del pieghevole, di Alan Frank, si ammette che: "Benchè oggi gran parte della recitazione appaia sovraccarica e l'interpretazione di Mary Philbin sia scarsamente efficace, i momenti di tensione del film conservano ancora tutta la loro forza originaria. Lo smascheramento; la scena d'amore tra l'eroe e l'eroina sul tetto del teatro mentre il fantasma assiste alla scena dall'alto, il rosso mantello che ondeggia come le ali di un angelo dell'inferno; Chaney a un ballo in maschera, travestito da Morte, reso ancora più efficace dal precoce uso del colore, il rosso del mantello che spicca su uno sfondo a dominante verde (forse un riferimento a "La maschera della Morte Rossa" di Edgar Allan Poe, che ispirò anche un brano musicale al compositore francese André Caplet?); lo schianto del gigantesco lampadario nell'auditorium e l'inseguimento culminante nelle fogne e nelle strade di Parigi: tutti questi aspetti contribuiscono a compensare, con la genialità della mimica e del trucco di Chaney, le mancanze di una storia che sconfinava a tratti nel melodramma di 'Perils of Pauline' (1914)." Sostanzialmente, da cinofilo qual sono, più che cinefilo, concordo, pur con le riserve già espresse in precedenza, a costo di inorridire eventualmente gli appassionati cinefili più impallinati, con questo giudizio riguardo al film oggetto di questo ultimo cineconcerto (in effetti negli anni precedenti i cineconcerti in piazza erano mediamente 3 anzichè 2 come adesso, sarà forse tutto ciò conseguenza della crisi?). Della complessivamente buona prestazione del soprano e dell'orchestra ho già riferito, aggiungo soltanto che, a tratti la voce della prima era quasi sommersa dalle sonorità strumentali, ma forse ciò almeno in parte era dovuto a un non sempre perfetto dosaggio di equilibri del sistema di amplificazione usato per rinforzare il suono all'aperto, amplificazione che comunque mi sembra che abbia funzionato un pò meglio rispetto al cineconcerto precedente. Per giunta il sottoscritto era riuscito a piazzarsi in una posizione più favorevole rispetto alla volta precedente. Innanzitutto, lo sponsor della serata, si era riservato già in partenza una fila di poltrone in meno rispetto all'altra volta, inoltre, dopo le ore 22, quando sono state tolte le transennature alla zona riservata per consentire al pubblico ancora in piedi, di occupare i posti rimasti vuoti, il sottoscritto è riuscito ad avanzare di altre 5 file, con ovvio beneficio soprattutto ai fini dell'ascolto della parte musicale. Per il resto sottolineo la solita indisciplina del pubblico in simili occasioni, con idioti che chiacchierano al cellulare o si mettono a giocherellare con l'accendino o alzano in alto i loro gingilli tecnologici per rubare qualche immagine sullo schermo o si alzano andandosene o fanno cadere rumorosamente sulla pavimentazione le bottiglie di vetro vuote o si mettono a blaterare ad alta voce per conto loro o ti affumicano con le loro mefitiche sigarette, ecc. ecc., tutto questo ovviamente nel corso di ambedue i cineconcerti, per cui il quadro è completo, siamo assolutamente nella norma, boia d'un mond leder, c'at vegn'un cancher!!!

martedì 5 luglio 2011

Fantasmagorie musicali.

Innanzitutto un mea culpa: ho preso un piccolo abbaglio nel precedente articolo a proposito dell'autore delle musiche del secondo cineconcerto del ciclo "Il cinema ritrovato", svoltosi dal 25 giugno al 2 luglio qui, in Piazza Maggiore a Bologna, poichè trattasi non di Gabriel Thibaudet ma di Gabriel Thibaudeau (il che significa che non c'entra alcunchè col pianista Jean Yves Thibaudet). Per la sezione "Ritrovati e Restaurati", venerdì 1 luglio, alle ore 22 circa, si è avuta la proiezione del film "Il fantasma dell'Opera" (Phantom of the Opera, USA/1925) di Rupert Julian ed Edward Sedgwick con Lon Chaney nel ruolo del protagonista, nella versione con didascalie in lingua originale con sottotitoli italiani, in un restauro che ne restituiva l'uso particolare del colore, promosso da Lobster Films. L'accompagnamento musicale dal vivo era costituito da musiche composte e dirette, per l'appunto da Gabriel Thibaudeau, sempre con l'orchestra del Teatro Comunale e la partecipazione del soprano Gerda Findeisen. Anche stavolta, a beneficio soprattutto dei non presenti, ritengo utile di riportare integralmente le scarne note redatte dall'autore medesimo a proposito delle musiche, inserite nel pieghevole distribuito in loco al pubblico: "Questa partitura per 'Il fantasma dell'opera', commissionata nel 1990 dalla Cinémathèque Québécoise, fu presentata a Bologna pochi mesi dopo la prima a Montréal. Da allora è stata eseguita da molte orchestre - dal Canada agli Stati Uniti, dall'Europa al Giappone - ricevendo sempre l'accoglienza entusiastica del pubblico. La musica si basa su un tema di 4 note: do-re-si-do. Possiamo sentirlo in tutta la partitura, che si ispira a Gounod - un soprano canta arie dal 'Faust' di Gounod, aggiungendovi una sfumatura drammatica - ed evoca Stravinski, Chopin e perfino Bach. Si osservi che l'aria finale è il tema principale di tutta la partitura, composta (testo e musica) dal sottoscritto. Dopo aver girato il mondo per più di 20 anni, la musica è finalmente tornata a casa, dove ha ricevuto il suo primo riconoscimento internazionale: Bologna!" Questo è tutto ciò che ce ne riferisce l'autore, mi sfugge soltanto il fatto come una musica che avrebbe girato il mondo abbia ricevuto il suo primo riconoscimento internazionale, soltanto una volta riapprodata a Bologna, a distanza di 21 anni dalla prima esecuzione assoluta. Se è vero che questa musica, stando al suo autore, aveva già girato il mondo in precedenza, non è già questo segno evidente di riconoscimento internazionale? Mi sa tanto di piaggeria! Piccolo mistero: nella locandina del film (durata circa 93'), riportata nel pieghevole di accompagnamento alla proiezione, come autore delle musiche originali è riportato un certo Gustav Hinrichs, di cui mi piacerebbe saperne qualcosa. Forse anche in questo caso, analogamente al "Nosferatu" di Murnau, la partitura originale è andata perduta? E se così non fosse, perchè è stata commissionata a Gabriel Thibaudeau una nuova partitura? Nulla ci viene detto al riguardo nelle note di accompagnamento, il che non è molto serio! Mi viene in mente il caso del film "Napoleòn" di Abel Gance, le cui musiche originali vennero composte dal musicista svizzero Arthur Honegger, dalle quali trasse anche una suite da concerto e che quindi non sono certo andate perdute, ma, per motivi che mi sfuggono, mi pare verso la fine degli anni '70, venne commissionata una nuova partitura a Carmine Coppola (padre del famoso regista Francis Ford Coppola, e primo violino dell'orchestra filarmonica di New York ai tempi di Arturo Toscanini, ovvero nel periodo compreso fra il 1927 e il 1937), tra l'altro coautore delle musiche del "Padrino - Parte 2°" insieme a Nino Rota e di quasi tutte quelle del "Padrino - Parte 3°", (tranne che nella scena che si svolge in un teatro lirico, dove vengono impiegati frammenti tratti dall'opera "Cavalleria Rusticana" di Pietro Mascagni), film che recano proprio la regia del celeberrimo figlio. Di queste 'nuove musiche' per il "Napoleòn" di Gance, ricordo che all'epoca uscirono su disco della Cbs, che purtroppo non posseggo, per cui altro non posso dire. Tornando alle musiche per il film "Il fantasma dell'Opera", c'è da osservare che l'organico orchestrale era un pò più ampio e variegato rispetto al precedente cineconcerto di sabato 25 luglio. A parte la presenza di un soprano, scelta obbligata in quanto l'opera che viene rappresentata all'interno del film, è come detto in precedenza, il "Faust" di Charles Gounod, Grànd-Opéra in 3 atti, di cui compare anche la locandina in un'inquadratura del film, opera essa stessa dal soggetto demoniaco, di cui vengono utilizzate, ma con un'orchestrazione un pò diversa rispetto all'originale di Gounod, alcune arie relative al personaggio di Marguerite, così come dei frammenti provenienti dal balletto facente parte dell'opera in questione, venivano utilizzati come sfondo musicale per le grandi scene di ballo all'interno del film, l'orchestra comprendeva anche un discreto stuolo di percussioni (4 timpani, campane tubolari, campanelli, piatti, piatti sospesi, tamburo, grancassa, tam-tam, triangolo), organo elettronico (ossia il cosiddetto elettrofono), sintetizzatore e le consuete sezioni di archi, legni e ottoni. Mi sovviene che, essendo il vero nome del personaggio del fantasma, Erik, quest'ultimo è anche il nome di uno dei personaggi dell'opera "Der Fliegende Hollander" (L'olandese volante) di Richard Wagner, guarda caso un altro lavoro basato su un soggetto demoniaco. Anticipo subito che l'impressione complessiva che mi ha fatto questa musica è senz'altro più positiva rispetto al precedente cineconcerto, così come migliore mi è parsa la prestazione complessiva dell'orchestra e valida nel complesso la prova del soprano, ma limiti temporali mi inducono a rimandare ulteriori commenti al prossimo articolo (continua).

giovedì 30 giugno 2011

Vampirizzazioni musicali.

(Segue) Come ho già riferito nell'articolo precedente, per realizzare un commento musicale al film "Nosferatu" di Murnau, proiettato in Piazza Maggiore a Bologna sabato scorso, il direttore d'orchestra Timothy Brock ha realizzato una musica basata su frammenti dall'opera "Der Vampyr" di Marschner, ottenendo secondo me, alla fine, un centone musicale che aderiva alle immagini del film in maniera abbastanza prevedibile e scontata, tra l'altro cadendo in un altro abituale clichè delle musiche dei film dell'orrore, ovvero impiegando l'organo all'interno del contesto orchestrale (e per giunta, essendo un cineconcerto all'aperto, impiegando quell'orrido surrogato elettronico digitale dell'organo, ovverosia un cosiddetto elettrofono sul quale mi sono già pronunciato tempo addietro riguardo la sua intrinseca artificiosità timbrica). Analogamente alla prima berlinese del 1921, la proiezione è stata preceduta dall'esecuzione integrale dell'ouverture dell'opera e a ripensarci, mi viene proprio da ritenere che questa musica renda meglio senza le immagini cinematografiche. Peraltro non è la prima volta che questa musica, forse il capolavoro assoluto del suo autore e uno dei suoi più grandi successi, viene manomessa. Proprio uno dei suoi più ferventi ammiratori, Wagner, la diresse in teatro ritoccandone l'orchestrazione. Nel 1924, il compositore Hans Pfitzner, ne realizzò una versione ancora più alterata e ritoccata nell'orchestrazione, con spostamenti e manomissioni varie di intere sezioni musicali, anche se, per fortuna, attualmente si tende sempre più spesso a tornare alla versione originale del compositore. Non so se qualcuno ricorderà che, pochissimi anni fa, l'opera è stata data proprio al Teatro Comunale di Bologna, diretta da Renato Palumbo, in una versione ibrida che in parte riprendeva la stesura originale, in parte adottava la pesante rielaborazione di Pfitzner. L'opera in 2 atti, per la durata complessiva di circa 2 ore e 40 minuti, ha la struttura tipica di un singspiel germanico, ossia comprende al suo interno delle sezioni recitate (parlate) dagli stessi cantanti. Il suo autore, Marschner, viene proprio considerato dagli esperti musicologi, l'anello di congiunzione fra gli esponenti del cosiddetto primo romanticismo tedesco, Carl Maria von Weber in testa, e lo stesso Richard Wagner, che in effetti, stilisticamente gli deve parecchio, come si evince facilmente anche da un semplice ascolto, sia per certe atmosfere che già fanno pensare a "Der Fliegende Hollander" di quest'ultimo, sia per l'impiego particolare delle risorse orchestrali. Purtroppo nessuna delle 2 edizioni discografiche attualmente disponibili rende piena giustizia a questa bellissima opera, essendo oltretutto ambedue prive delle parti dialogate, per cui ci si deve accontentare. Anche in questo caso mi verrebbe spontaneo ripetere la solita litania riguardo all'insulsaggine del mercato discografico sempre prodigo di inutili riproposizioni di titoli arcinoti e inflazionatissimi, a discapito di lavori come questo meritori di una maggiore diffusione, ma tant'è! Ritornando al film di Murnau, a costo di irritare i cinefili, devo dire che non mi ha entusiasmato, a parte qualche inquadratura suggestiva qua e là, trovandolo parecchio datato e con diverse scivolate nel comico involontario, sia nelle espressioni degli attori, sia in certe scene e anche in alcune didascalie a commento delle medesime (mentre assistevo alla proiezione mi veniva di sogghignare fra me e me, riguardo al fatto che il protagonista, Nosferatu, fosse impegnato in una compravendita immobiliare e che gli altri 2 personaggi maschili principali, diventati vampiri essi stessi nel corso della vicenda, fossero l'uno il capo dell'agenzia immobiliare e l'altro il suo sottoposto spedito dal primo in Transilvania a trattare con l'acquirente tutta la faccenda; se si pensa che Nosferatu ha deciso di acquistare proprio la casa abbandonata di fronte alla residenza di quest'ultimo, pensando a certe mie disavventure immobiliari dalle quali non sono ancora venuto fuori, sarà forse un caso che in un film in cui si tratta di vampiri, ci siano di mezzo proprio degli agenti immobiliari? Evidentemente questa categoria professionale deve essere sempre stata costituita da sanguisughe, fin dai tempi più remoti!). Come film, mi ha impressionato più favorevolmente quello di Méliès, che ha una fantasia visionaria e degli effetti speciali decisamente notevoli, considerando l'epoca di realizzazione, quasi ai primordi dell'era cinematografica. Del commento musicale non entusiasmante, a mio avviso, ho già riferito in precedenza, per cui non mi dilungo ulteriormente. Sottolineo soltanto la consueta prestazione non più che discreta dell'orchestra del Teatro Comunale di Bologna, con una sezione ottoni come al solito un pò deboluccia e una direzione d'orchestra che non mi è parsa andare oltre una generica correttezza. Per il resto mi predispongo, salvo imprevisti, ad assistere domani sera, venerdì 1 luglio, ad assistere al 2° e ultimo cineconcerto in piazza della stagione, con la proiezione del film "Il fantasma del palcoscenico" (1927) con Lon Chaney e un accompagnamento musicale dal vivo sempre con l'orchestra del Comunale che dovrebbe eseguire una partitura espressamente composta da un certo Gabriel Thibaudet (forse imparentato col celebre pianista francese Jean Yves Thibaudet?), diretta dall'autore, di cui spero di potere riferire le mie impressioni nei giorni a venire.

mercoledì 29 giugno 2011

Cineconcerto in Piazza Maggiore.

Il cineconcerto svoltosi sabato 25 giugno in Piazza Maggiore a Bologna, comprendeva la proiezione di 2 film muti, precisamente "Le Voyage dans la lune" (Viaggio nella luna, Francia 1902) di George Melies (durata circa 13 minuti) e "Nosferatu il vampiro" (Eine Symphonie Des Grauens, Germania 1921) di Friedrich Wilhelm Murnau, con l'accompagnamento musicale eseguito dal vivo dall'orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta da Timothy Brock. A parte le disavventure a cui ho accennato nell'articolo precedente, mi viene da osservare che, il sistema di amplificazione sonora usato per rinforzare il suono dell'orchestra non mi sembra ottimale, stante una timbrica impoverita, secca e aggressiva con dei pianissimo evanescenti e scarsamente definiti, almeno giudicando dalla posizione un pò troppo arretrata in cui mi trovavo. Ma a parte ciò quello che mi ha un pò deluso era il criterio adottato per le musiche scelte come accompagnamento sonoro alla proiezione di questi 2 film. Per quanto concerne il primo film in programma, ovvero quello di Méliès, Timothy Brock, anzichè comporre una partitura ex novo come in altre occasioni, si è limitato a rielaborare frammenti dell'omonima operetta di Jacques Offenbach, su libretto di Albert Vanloo, E. Leterrier e Arnold Mortier, un'opéra-féerie in 4 atti e 23 scene, rappresentata in prima assoluta a Parigi il 26 ottobre 1875 al Théatre de la Gaité e successivamente riallestita allo Chatelet a partire dal 31 marzo 1877, costituente una delle fonti d'ispirazione del film di Méliès. Solo che alla fine il risultato mi è parso corretto ma didascalico, oltrechè uno stratagemma utile per mungere diritti d'autore senza spremersi troppo le meningi. Insomma ho avuto una sensazione complessiva di un qualcosa di risaputo e prevedibile. C'è da aggiungere che, al termine della serata, il film è stato proiettato una seconda volta con della musica preregistrata da un complesso strumentale francese a me totalmente sconosciuto, gli AIR, con esiti, se possibile, ancora meno convincenti; questa musica moderna, di genere non classificabile, ma che mi dava l'impressione di essere vagamente new age, strideva ancor di più con le immagini del film, banalizzandone il fluire. Non mi ha persuaso affatto nemmeno l'accompagnamento musicale al film di Murnau (durata circa 93 minuti a 18 fotogrammi al secondo). Secondo quanto riportato nel pieghevole d'accompagnamento alla proiezione, distribuito al pubblico molto prima dell'inizio dello spettacolo, le musiche scritte e dirette da Timothy Brock, sono un adattamento e riorchestrazione, anche in questo caso, di un'opera preesistente, "Der Vampyr" (1826) di Heinrich August Marschner (1795-1861), rappresentata in prima assoluta il 29 marzo 1828 al Sachsische Hoftheater di Lipsia, di cui Murnau scelse l'ouverture come brano d'apertura antecedente la proiezione del film, per la prima assoluta di "Nosferatu" avvenuta il 4 settembre 1922 a Berlino. Ritengo utile, per chi non fosse stato presente in Piazza Maggiore sabato 25 giugno, riportare integralmente le note riguardanti la partitura musicale dello stesso Timothy Brock, sempre contenute nel pieghevole: "Come spesso accade per le musiche composte durante quella stagione del cinema muto, la partitura originale composta da Hans Erdmann per accompagnare 'Nosferatu', è purtroppo andata perduta. Ironicamente, le sopravvive un'opera di cento anni più antica, che lo stesso F.W.Murnau aveva scelto come preludio alla sua "Sinfonia degli Orrori". Dovendo supplire alla grave perdita della partitura originale composta da Erdmann nel 1922 (?), e dovendo creare una nuova colonna sonora per 'Nosferatu', ho pensato di cogliere il suggerimento lasciatoci da Murnau e di adattare l'intera partitura per orchestra dell'opera di Marschner, tralasciando volutamente il libretto di 'Der Vampyr', distante dall'impianto narrativo di 'Nosferatu' o del 'Dracula' di Bram Stoker. Ho dunque trascritto integralmente l'opera per utilizzarla come materiale sinfonico 'grezzo', selezionando e trasformando le scene più efficaci per questo tipo di adattamento, incorporando la parte vocale e ripartendo da zero come per la composizione di una nuova partitura per film. Ho trovato particolarmente utile il modello seguito da Schoenberg nel suo adattamento dell'opera n.6 di Haendel o del concerto per clavicembalo di Matthias Monn, ovvero la creazione di una nuova partitura che mantenga però inalterata la sonorità e le atmosfere dell'opera originale. Nonostante le differenze rispetto all'opera concepita da Marschner, ho dunque tentato di mantenere lo stesso impatto cupo e sinistro che l'autore si era ripromesso di ottenere, ispirato dalla sua grande passione per i vampiri. Persino Richard Wagner, dopo aver assistito alla prima di 'Der Vampyr' nel 1828, scrisse che a suo avviso si trattava di una delle più grandi opere 'demoniache' di tutti i tempi. L'orchestrazione originale è stata mantenuta fedelmente, con l'aggiunta di un organo e un clarinetto basso. L'organico si compone di 2 ottavini, 2 flauti, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, percussioni, organo e archi." Ho preferito riportare integralmente le note dello stesso Timothy Brock, affinchè fossero chiari anche a coloro che non erano presenti a quella serata, quali fossero i criteri di base della sua elaborazione di un commento musicale al film, ciò non toglie che il risultato finale di questa sorta di centone musicale, non mi abbia convinto particolarmente. Ma a causa di limiti di spazio e di tempo disponibile, rimando ulteriori commenti al prossimo articolo.

martedì 28 giugno 2011

Il cinema "riservato" (agli sponsor). Cine(s)concerto in piazza.

Sabato 25 giugno, in Piazza Maggiore, a Bologna, iniziava il consueto ciclo estivo de "Il cinema Ritrovato" XXV edizione, che si protrarrà fino al 2 luglio. Come serata iniziale si è avuto per la serie "Ritrovati e Restaurati", un cosiddetto cineconcerto, ossia la proiezione di 2 film muti, accompagnati da musiche eseguite dal vivo dall'orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta da Timothy Brock. La sorpresa negativa l'ho avuta passando in piazza intorno alle 17.30, quando ho notato che il settore transennato con i posti riservati in parte agli abbonati alla cineteca e in buona parte agli sponsor della manifestazione, era stato notevolmente ampliato rispetto al consueto, con conseguente drastica riduzione dei posti gratuiti disponibili al pubblico, per cui mi sono sentito indotto, per garantirmi un posto decente che mi consentisse di avere una visuale completa anche dell'orchestra e del direttore, a restare in loco fin da quell'ora, pur essendo l'inizio dello spettacolo fissato per le 22, al fine di non correre il rischio, andandomene per ritornarvi successivamente, di ritrovarmi in piedi in posizione defilata. Comunque sia, mi ritrovavo indietro di almeno 8 file rispetto agli anni passati. Uno dei ragazzi addetti alla transennatura, in effetti mi ha riferito che, uno degli sponsor aveva preteso almeno un centinaio di posti riservati in più rispetto al consueto e che, probabilmente, la cosa si sarebbe ripetuta anche per il prossimo cineconcerto del 1 luglio, che anche lui, personalmente, non riteneva che questa fosse la maniera giusta di mettere a disposizione del pubblico questa rassegna, di averlo fatto presente ai responsabili, ma ovviamente di essere rimasto inascoltato. Tutto nella norma, siamo in Italia e perchè mai Bologna dovrebbe fare eccezione? Infatti, poichè simili manifestazioni, per sopravvivere venendo meno i contributi pubblici, abbisognano sempre più di sponsor, ecco che la tracotanza di questi ultimi aumenta e quindi anche le loro pretese di avere posti riservati, che il più delle volte vengono effettivamente occupati solo in parte, come anche in questo caso. Visto che la faccenda si accentua di anno in anno, se si andrà avanti di questo passo la piazza verrà integralmente occupata dagli sponsor e il resto del pubblico verrà cacciato dietro la cabina di proiezione. D'accordo che lo sponsor paga, ma dopotutto ne dovrebbe ricavare un beneficio in maniera indiretta a livello d'immagine, che occupando a oltranza posti riservati a discapito del resto del pubblico, rischia di essere compromessa. Ma probabilmente sono un ingenuo, probabilmente gli sponsor se ne infischiano di tutto ciò, finanziando queste rassegne solo per ottenere degli sgravi fiscali. Con che coraggio però i responsabili di questa manifestazione, a cominciare dalla Cineteca di Bologna, invitano noi cittadini comuni mortali, attraverso campagne di sensibilizzazione, a sostenerli anche finanziariamente? Che il diavolo se li porti! Tra l'altro quella sera, quando dopo le 22, si sono decisi a togliere le transenne per consentire alle numerose persone rimaste in piedi, di occupare i parecchi posti riservati ancora vuoti, il sottoscritto, nel tentativo di guadagnare almeno una fila, si è visto bloccato e insultato pesantemente da uno dei responsabili della manifestazione, per alcuni istanti, nel mentre una gran massa di persone confluiva nel settore riservato! Insomma, siamo alle solite, purtroppo è la norma che qui da noi, simili manifestazioni siano nelle mani di ciarlatani, incompetenti, cialtroni e che noialtri si venga trattati da sudditi in ogni frangente, per cui predisponiamoci pure a inghiottire altri rospi, d'altronde ce lo meritiamo, visto che siamo un branco di vigliacchi incapaci di ribellarci in qualsivoglia maniera! Se penso che sono stato così cretino da compilare a suo tempo il modulo per fare il volontario per le manifestazioni indette dalla Cineteca! Visto il loro modus operandi, meno male che non mi hanno preso! Purtroppo in questa orrida mafiocrazia che è l'Italia, non ci si può meravigliare se ovunque trionfa l'incompetenza e l'arroganza, per vivere bene in questo paese che è diventato il paradiso dei cretini e dei farabutti, occorre avere l'encefalogramma piatto! Tornando alla sera del 25 giugno, per giunta, intorno alle 20, delle ragazze addette alla manifestazione, ci hanno fatto alzare dalle sedie, poichè dovevano appiccicare su ciascuno schienale delle patacche autoadesive recanti la pubblicità di uno degli sponsor, ovvero un grosso gruppo assicurativo. Insomma questi sponsor rompono maledettamente i testicoli! Andassero al diavolo (e con essi anche le manifestazioni che sponsorizzano, che divengono loro ostaggi)!!! (Le considerazioni musicali riguardo al cineconcerto le rimando al prossimo articolo)

sabato 18 giugno 2011

Nemo propheta in patria.

Sul numero di giugno del mensile BBC Music Magazine (Vol.19, n.9), a pag. 18, c'è una rubrica intitolata: "MUSIC TO MY EARS" (ovvero musica per le mie orecchie), avente come sottotitolo "What the classical world is listening to this month" (cosa ascoltano i musicisti in questo mese), in cui viene chiesto ai medesimi quali siano i loro gusti musicali. Quello che mi ha colpito favorevolmente è che uno degli intervistati, il direttore d'orchestra e compositore anglosassone Ronald Corp, a un certo punto dichiara, a proposito dei suoi ascolti più recenti: "I have an obsession with opera, and have a collection of almost every one that has ever been recorded. Smareglia's 'Nozze Istriane' is just wonderful. Written in 1905, it's very like Puccini but reminds me much more of Mascagni in a way. There's no reason at all why we don't know this piece and aren't all performing it, but for some reason it has got lost over time." (Ho un'ossessione per l'opera, e posseggo una discoteca comprendente quasi tutto quanto sia mai stato inciso. L'opera 'Nozze Istriane' di (Antonio) Smareglia è proprio una meraviglia. Composta nel 1905, è molto influenzata da Puccini come stile, ma mi fa pensare assai di più a Mascagni, per un certo verso. Non c'è affatto alcuna ragione affinchè non si possa conoscere questa musica e non si possa eseguirla integralmente, ma per chissà quali ragioni  essa è caduta nel dimenticatoio, col trascorrere del tempo.) Parole sante che fanno un pò di giustizia a una figura di musicista nostrana ingiustamente dimenticata, ammirata anche da Arturo Toscanini e che dovrebbero fare impallidire di vergogna tutti gli addetti ai lavori nostrani, a cominciare dai responsabili artistici delle stagioni teatrali fino agli stessi musicisti. Se si pensa inoltre che, su qualunque supporto audiovisivo, nulla è attualmente reperibile di questo autore (le uniche edizioni in cd di 'Nozze Istriane' diretta da Manno Wolf-Ferrari e de 'La Falena' diretta da Gianandrea Gavazzeni, pubblicate ambedue a suo tempo da Bongiovanni, temo che siano fuori catalogo), preferendo il mercato video-discografico ammanirci inutili nuove incisioni o riedizioni di ennesime 'Traviate', 'Bohème', 'Barbieri di Siviglia', 'Madame Butterfly' e via di questo passo, solo per limitarci all'opera italiana, con tutto il rispetto possibile per questi autentici capolavori, ma che proprio per il fatto che sono troppo inflazionati, mi escono veramente dalle orecchie, insomma ci sarebbe veramente di che indignarsi. Mi ricordo solo che, tantissimi anni fa, fra gli ospiti di una puntata del 'Maurizio Costanzo Show', ci fu una persona, di cui non ricordo il nome, che cercò di perorare la causa del musicista triestino. A parte questo, non è la prima volta che musicisti e appassionati stranieri ci danno delle autentiche lezioni in tale ambito, che ovviamente continuano a rimanere completamente ignorate dalle nostre parti. Sempre rimanendo in Inghilterra e sempre a proposito di compositori italiani, non si può ignorare che il defunto direttore d'orchestra Edward Downes, ha inciso a suo tempo 4 cd per la Chandos di musiche di Ottorino Respighi, poco conosciute anche se valide, come la Sinfonia Drammatica, il Concerto Gregoriano, il Poema Autunnale, la Ballata delle Gnomidi, il Concerto in Modo Misolidio e altro ancora, essendo stato oltretutto noto in patria come alfiere delle opere di Giuseppe Verdi, finendone col dirigerne ben 25 sulle 28 da lui composte (credo ben più di qualunque direttore verdiano delle nostre parti). Inoltre, sempre in Inghilterra, è da parecchio tempo attiva la 'Donizetti Society', che molto ha fatto per ampliare la conoscenza delle opere del compositore bergamasco, collegata con la nota casa discografica Opera Rara, che altrettanto sta facendo nella riesumazione di titoli desueti del nostro melodramma e non solo, in barba alla nostra assurda esterofilia. Quanti autori nostrani, oltre ad Antonio Smareglia, aspettano inutilmente di essere riscoperti o essere eseguiti assai più spesso di quanto non siano come Riccardo Pick-Mangiagalli, Renzo Rossellini (fratello del più celebre regista Roberto, di cui realizzò, tra l'altro, le musiche per il film 'Roma città aperta'), Franco Alfano, Franco Mulè (fratello dell'attore Francesco Mulè), Gian Carlo Menotti, Lodovico Rocca, Alberto Franchetti, Ermanno Wolf-Ferrari, Giorgio Federico Ghedini, Mario Peragallo, solo per fare alcuni nomi a casaccio. Ma è tutto inutile, temo. A fare questi discorsi ci si sente proprio delle mosche bianche. Vox clamantis nel deserto!

Uno, nessuno, centomila.

Ho notato spesso che molte discrepanze riguardo alle opinioni su un qualsivoglia spettacolo teatrale o manifestazione artistica, non sono dovute unicamente ai nostri gusti soggettivi, ma anche e soprattutto alla diversa modalità di fruizione del medesimo da parte dello spettatore o ascoltatore. Nel caso per l'appunto di una rappresentazione di un'opera lirica o di un concerto di musica colta, l'impressione soggettiva muta considerevolmente, a seconda che si assista allo spettacolo o nel medesimo luogo in cui si sta svolgendo (e all'interno di esso, a seconda della posizione che ci si trova a occupare, ovverosia se si è seduti in platea o nei palchi, oppure ci si trovi in piedi, se si è nelle prime o nelle ultime file, o addirittura in fondo alla sala, ecc.), o lo si guardi in televisione, o lo si vada a vedere nelle sale cinematografiche che si collegano in diretta coi teatri, o che lo si visioni dallo schermo gigante posto in piazza, o collegandosi su un sito internet e osservandolo attraverso le riprese effettuate da una webcam, oppure fruendone successivamente attraverso un qualsivoglia supporto audiovisivo, o ascoltandolo semplicemente alla radio. Insomma a tante modalità di fruizione di uno spettacolo, corrispondono altrettanti approcci diversificati da parte delle persone che ne fruiscono, che assieme ai gusti soggettivi connaturati in ciascuno di noi, hanno la loro importanza nel determinare l'opinione complessiva che ognuno di noi può avere su una determinata rappresentazione musicale. La diversa modalità di fruizione, può anzi portare a una tale divaricazione di opinioni personali su un dato spettacolo, che è come se ogni individuo avesse assistito a uno spettacolo completamente diverso rispetto alle altre persone che vi hanno presenziato. Per esempio, la radio, per sua stessa natura, porta ovviamente a concentrarsi in esclusiva sull'aspetto uditivo, il che enfatizza eventuali pecche esecutive, che possono passare del tutto inosservate a chi assiste alla medesima rappresentazione in teatro, dove soprattutto nel caso di un'opera lirica, l'elemento visivo distoglie parzialmente l'attenzione dello spettatore da quello uditivo e dove anzi conta assai di più l'interazione complessiva fra quello che si ascolta e ciò che si vede. Così come eventuali limiti di capacità attoriali ossia recitative da parte dei cantanti lirici, ed eventuali mende nei costumi, nelle scenografie e nella regia, possono essere avvertite in maniera diversa, a seconda della posizione che ci si trova a occupare nel luogo in cui si svolge lo spettacolo. Nel caso poi di una ripresa in video di detto spettacolo, entra in ballo anche la bravura e la competenza del regista preposto a tutto ciò (talvolta è la stessa persona che si occupa anche della regia teatrale, ma nella stragrande maggioranza dei casi trattasi di 2 soggetti distinti e spesso in contrapposizione), la  sagacia nella scelta del numero e della disposizione delle telecamere, la qualità intrinseca della ripresa stessa, tanto che, se una pessima regia video può arrivare a svilire una componente visuale all'origine valida, per contro una regia particolarmente efficace può arrivare a rendere quanto meno accettabile se non addirittura far sembrare bello uno spettacolo caratterizzato all'origine, anche da pecche vistose sul piano visivo (insomma, a volte può operare quasi un miracolo, come testimoniato da diverse regie del maestro assoluto in questo campo, ovvero Brian Large, un nome, una garanzia!). Discorso simile per quanto concerne la ripresa dell'audio, dove ovviamente conta in primis, la bravura del tecnico del suono, il numero e la disposizione dei microfoni nella sala, la bontà intrinseca della catena di registrazione e via di questo passo. In più c'è da aggiungere che l'impressione muta considerevolmente se si assiste a una ripresa in diretta o in differita, poichè nel primo caso i suoni e le immagini, pur con le inevitabili imperfezioni, hanno una freschezza e un'immediatezza che si perdono nel caso di una trasmissione in differita, dove per quanto possibile, il tutto viene ripulito e riaggiustato e quindi eventuali imperfezioni vengono eliminate o grandemente ridotte (soprattutto attraverso il montaggio dei momenti migliori delle singole rappresentazioni di uno stesso spettacolo - stante il fatto che ogni lavoro in cartellone viene rappresentato più volte nell'arco di una stagione teatrale, nella maggior parte dei casi), ma ovviamente a discapito di quella sensazione di freschezza e immediatezza propria di una ripresa in diretta, anzi, in certi casi, finendo col produrre un effetto complessivo di eccessiva asetticità. Per giunta l'impressione complessiva su una rappresentazione lirica o un concerto strumentale può ulteriormente mutare qualora il tutto finisca su un qualsivoglia supporto audiovisivo ai fini di una sua diffusione commerciale, poichè il segnale audiovisivo può subire ulteriori rielaborazioni, ripuliture e aggiustamenti di varia natura che ne possono alterare anche notevolmente l'essenza. Ho personalmente constatato che, se ascolto uno stesso concerto sinfonico su un cd o un dvd, l'impressione complessiva muta parecchio (lo affermo pur sapendo di correre il rischio di risultare lapalissiano), per cui la domanda mi sorge spontanea: qual'è il vero spettacolo teatrale? Quello a cui si assiste in teatro o quello che si guarda in televisione o si ascolta alla radio, per esempio? Tutti o nessuno? L'unica risposta che arrivo a dare è UNO, NESSUNO, CENTOMILA. Ma proviamo a guardare alla faccenda anche da un'altra prospettiva, ossia quella dei musicisti, ovvero degli esecutori, in particolare riferendomi al direttore d'orchestra (o maestro concertatore e direttore d'orchestra, nel caso delle opere liriche). Egli deve cercare di fare in modo che gli equilibri fra le varie famiglie strumentali di un complesso strumentale  e fra queste ultime e le voci che riesce a ottenere dal podio e che si odono nel palcoscenico e nella fossa orchestrale, siano i medesimi che possa percepire il pubblico in platea e nei palchi, ossia in ogni angolo nella sala, tenendo anche conto che l'acustica complessiva della medesima, muta considerevolmente a seconda che sia piena, semivuota o del tutto vuota e deve avere ben presente tutto ciò anche durante le prove che precedono lo spettacolo che, a parte il caso della prova generale sovente aperta al pubblico, normalmente si svolgono col teatro vuoto. Insomma deve avere una sensibilità, un acume ed un intuito eccezionali, poichè non credo che queste cose si possano imparare in alcuna scuola, ma occorra maturarle sul campo. Forse non sapete che la tanto decantata acustica del teatro di Bayreuth ha una singolare caratteristica che rende più difficoltoso il lavoro del direttore d'orchestra, ossia un certo ritardo del suono dei cantanti rispetto a quello dell'orchestra, che obbliga il direttore a dare la battuta a questi ultimi con un certo anticipo, per far sì che il tutto risulti il più possibile in sincronia. Stante il fatto che la Bayreuth Festspielhaus venne voluta e progettata appositamente dallo stesso Richard Wagner come ambiente ottimale per la rappresentazione delle sue opere comprese fra "Der fliegende Hollander" e "Parsifal" (caso credo unico nella storia della musica di un compositore che riesce a coronare il sogno di vedere realizzato un luogo deputato unicamente alla rappresentazione delle proprie opere), mi sono sempre chiesto se, questa singolare caratteristica acustica sia stata voluta dal musicista medesimo (e in tal caso mi piacerebbe conoscerne il motivo) oppure se sia del tutto accidentale. Fu proprio lo stesso Wagner a introdurre nel teatro lirico la cosiddetta fossa orchestrale o buca (da lui enfaticamente definita golfo mistico), mentre prima l'orchestra era posizionata sullo stesso livello del palcoscenico, risultando perciò più disturbante per la visione complessiva. A riprova di quanti elementi concorrano a rendere influenzabile l'acustica di un teatro, mi ricordo che, per la celeberrima incisione della "Tosca" di Giacomo Puccini, con Maria Callas, Giuseppe Di Stefano e Tito Gobbi nei ruoli principali, coi complessi della Scala diretti da Victor De Sabata, realizzata per la Emi nel 1953, in studio (ovvero col teatro vuoto), il produttore discografico Walter Legge, volle che, durante le sessioni di registrazione, tutti gli ordini di palchi, venissero chiusi con delle assi in legno, al fine di ottenere una maggiore presenza e brillantezza del suono in sala, ai fini ovviamente di una migliore ripresa audio in fase di registrazione. Una delle storture attuali del teatro lirico, secondo me, è l'eccessiva preponderanza che ha assunto la figura del regista teatrale, mentre invece non ci si dovrebbe mai dimenticare che il motore principale, il propulsore di tutta la faccenda, resta e non può essere che la musica, a cui tutte le altre componenti si dovrebbero subordinare e garante di tutto ciò, dovrebbe essere, per l'appunto, il cosiddetto maestro concertatore e direttore d'orchestra. Sfortunatamente troppo spesso avviene il contrario, con una serie di nefaste conseguenze. Non dimentichiamoci che fra i più quotati registi di opere liriche, troviamo anche un certo Luchino Visconti, tra l'altro diplomato anche in violoncello, guarda caso! Mi ricordo anni fa, trovandomi nel negozio di dischi 'Nannucci' di Bologna, di avere sentito un idiota vantarsi con un commesso di essere stato a Londra a 'sentirsi le "Nozze di Figaro" di Vick'. Mi sono trattenuto a stento dall'apostrofarlo, avendo una voglia matta di dirgli che lui in realtà era andato a 'vedere "Le nozze di Figaro" di un certo Wolfgang Amadeus Mozart, con la direzione d'orchestra di un certo Sir Charles Mackerras e infine con la regia teatrale di un certo Graham Vick!'. Ma l'esperienza m'insegna che, con simili trogloditi, purtroppo non c'è più nulla da fare, alla fine se avessi parlato avrei ottenuto d'inimicarmi anche il commesso, ossequioso verso un cliente così danaroso, per cui è stato giocoforza tacere. Ho citato questo fatterello per dimostrare una delle tante conseguenze nefaste prodotte attualmente sul pubblico degli appassionati, dallo strapotere registico nel teatro d'opera. A tal proposito mi riservo di fare ulteriori riflessioni sull'argomento, sul quale mi piacerebbe di raccogliere le più svariate opinioni, alla prossima occasione, sperando almeno di avere fornito ai miei 23 lettori, qualche spunto di riflessione e discussione.